Views: 2
Sembrano lontani i tempi in cui Lotito, festeggiava un week end di vittorie con tanto di premiazione, ed annesso giro di campo con la coppa. Fosse un libro potremmo intitolarlo, “Storia di un disastro annunciato”. Da Roma fino a Salerno. La stagione che a breve finirà, Claudio Lotito di certo non la incornicerà. E, paradossalmente, delle due figlie – la Lazio e la Salernitana – proprio quella “minore” (perché presa in un secondo momento) lascia una flebile speranza di salvare, seppur in parte, una annata maledetta. Che non è divenuta tale per caso. Perché nulla accade per caso. Che si vinca o che si perda. Giorni fa si parlava di programmazione, quella che differenzia la Salernitana dal Novara, ma soprattutto quella che t’aiuta a superare indenne anche i tornanti più pericolosi e a gettare le basi per rendere quanto più proficuo e sereno il futuro. Una debacle lunga 240 chilometri, da Roma fino a Salerno. Se poi a darti il colpo di grazia sono quattro gol incassati dalla Roma, in uno dei derby più anomali degli ultimi anni (per presenze sugli spalti), il rammarico e la rabbia non si moltiplicano, ma diventano incommensurabili. Tutto ha inizio in estate, dopo l’eliminazione della Lazio dai preliminari della Champions League (il terzo posto ottenuto lo scorso anno diede ai biancocelesti l’opportunità di accedere alla massima competizione europea) per mano dei tedeschi del Bayer Leverkusen. Non proprio il Real Madrid, ma ci può stare. Perché a quello spareggio la Lazio c’arrivò senza neanche un nuovo acquisto e già bastò questo per riscaldare gli animi dei tifosi. Colpita ed affondata. E primo obiettivo gettato alle ortiche. Quindi Kishna, Milinkovic Savic, Hoedt e Matri, in prestito dal Milan. Il mercato estivo della Lazio sta tutto qui, in questi quattro nomi. L’unico titolare, però, è lo statuario trequartista serbo soffiato alla concorrenza della Fiorentina. Un po’ poco. Il resto fa da corollario ad una squadra che mostra lacune evidenti, messe maggiormente in risalto dall’uscita di scena del difensore De Vrij, ultimo baluardo della difesa e capace in più d’una occasione di togliere le castagne dal fuoco nella scorsa stagione. Caduto lui, caduta la Lazio. Ma non si può sempre andare a prendersela con i “fattori imponderabili”. Soprattutto se sei la Lazio. A Salerno, intanto, la piazza sperava di ripercorrere le orme delle neopromosse Carpi e Frosinone o, quantomeno, di lottare per un posto al sole nella graduatoria del campionato cadetto. Mai attesa fu più vana. Anche qui per colpa d’un mercato insufficiente, a tratti supponente, che non ha regalato alla Salernitana ciò di cui aveva realmente bisogno: non snaturare un gruppo che solo pochi mesi prima aveva stracciato il campionato di Lega Pro e aggiungere ai superstiti quei 7-8 calciatori di categoria capaci di far fare un notevole salto di qualità alla squadra. Ed il Novara è l’esempio lampante che questa politica sul mercato poteva e doveva essere attuata, come d’altronde avevano già fatto le già citate Carpi e Frosinone. Sempre per lo stesso motivo: nulla accade per caso. Un malcontento generale, da Formello sino all’Arechi.

Lascia un commento