
Views: 2
Servizio di Stefano Sica @riproduzione riservata
“La storia è scritta col sangue”. Fu con questa headline che Neil Marshall raccontò nel film Centurion le gesta di un’antica Legione Romana in guerra coi Pitti. Un aforisma che potrebbe ricalcare filosofia e virtù di Fabio De Sanzo, il nuovo condottiero chiamato per aiutare la Paganese a rialzarsi. Ora come allora, quando da calciatore aveva contribuito a scrivere pagine di storia azzurrostellata affascinanti e gloriose. La sua investitura, 24 ore dopo il crac casalingo con la Fidelis Andria e l’esonero di Massimiliano Favo, non fu casuale. Ma ponderata e sdoganata dopo un vertice a cui aveva partecipato l’intero entourage societario e lo stesso trainer di Castrovillari. Non a caso, il patron Raffaele Trapani aveva scelto lui ad inizio stagione come perno dello staff tecnico, prima agli ordini di Salvatore Matrecano, poi di Favo. Ed anche per questa ragione, la società non aveva dato seguito ad alcune ipotesi che pure in un primo momento potevano essere prese in considerazione: una su tutte, Mimmo Panico, trainer della sorprendente Berretti che ha partecipato alla Viareggio Cup. Granitica la volontà di De Sanzo di assumersi questa responsabilità nel corso del faccia a faccia con la dirigenza. Del resto, anche in campo, lui era così: leader autorevole e mai autoritario, e guida indispensabile per i compagni. L’invito alla squadra ad accantonare le paure e a lasciare in campo sangue e sudore, rispecchia peraltro la sua mentalità ed una concezione di calcio legata a valori antichi e in parte un po’ dispersi nel panorama odierno intriso di furbizie ed opportunismi. La Paganese che domenica scorsa ha strapazzato il Rende sta iniziando a digerire la sua opera di percussione psicologica. L’uomo giusto al posto giusto, il capitano coraggioso che esce allo scoperto quando le tormente suggerirebbero la ritirata. “Dicono che non ho esperienza, ma non può esserci qualcuno più esperto di me in grado di guidare la Paganese adesso”: un messaggio per tutti nel giorno della sua presentazione. Una scommessa d’amore che per ora sta dando i suoi frutti con i quattro punti raccolti tra la trasferta di Brindisi (Virtus Francavilla) e la vittoria coi calabresi. Poi, oltre a quelli motivazionali, ci sono i risvolti tecnico-tattici, certamente decisivi.

DAL 3-5-2 AL 3-4-3 – Intanto una piccola sistemazione tattica che ha consentito a Scarpa (assente oggi a Monopoli per una botta che lo ha messo ko) di posizionarsi sulla linea degli attaccanti e di essere più incisivo in fase offensiva, con lo sfruttamento di due mediani più dinamici (Nacci e Tascone) e la rinuncia ad un vero regista di ruolo. Questa la svolta di De Sanzo che, ci si immagina, sarà riproposta perlomeno in casa. Poi tutto è rimasto più o meno invariato, con la conferma di Ngamba come esterno a destra. Decisione saggia se è vero, come è vero, che l’ex Nizza è stato tra i migliori in campo col Rende. Al netto dell’ottima prestazione del solito Cuppone (comprensiva di gol del vantaggio, una prodezza per palati fini), e delle piacevoli conferme di Piana e Meroni, una menzione particolare va fatta a Filippo Carini, autentico baluardo difensivo da troppo tempo messo nel dimenticatoio. Eccellente la prova dell’ex Forlì per ferocia e attenzione. Una (ri)scoperta che non potrà che aumentare il tasso di solidità di una retroguardia quest’anno troppo ballerina. Al Veneziani, questo pomeriggio (16.30), De Sanzo potrà scegliere tra due opzioni: gettare nella mischia Cesaretti al posto di Scarpa (e sembra l’ipotesi più accreditata), o giocarsi la carta di un centrocampista in più (Bensaja? Ngamba con la scelta di Pavan a destra?). Si vedrà. Il tecnico non ha escluso nulla.
SCARPA, FORTISSIMAMENTE SCARPA – Col tempo diventa sempre più difficile descriverne doti tecniche e professionali. Cuore indomito, trascinatore e leader a cui i compagni riconoscono ascendenza e credibilità (se ne è accorto anche Talamo, sgridato dal capitano al momento dell’espulsione). A Pagani ha trovato una seconda giovinezza per un legame quasi metafisico con la città e con questi colori. Chi lo avrebbe mai detto a giugno. Forse perché ignaro che i matrimoni “forzati” (soprattutto quando è il focolare di un campionato dilettantistico ad essere troppo angusto) quasi sempre non producono amore e senso di appartenenza. Quale? Quello fra l’asso di Torre Annunziata e il Sorrento. Non è un caso che entrambi siano felici solo ora che sono lontani: Scarpa con la “sua” Paganese, il Sorrento con una banda di giovanotti arrivati al vertice del girone B di Eccellenza dopo un biennio di fallimenti. Anche il calcio, in definitiva, segue leggi umane.

VIAREGGIO CUP – E’ finita ieri, col ko contro il Torino (0-2), l’avventura della Berretti di Mimmo Panico nella manifestazione. Solo un punto raccolto tra Perugia (2-2), Cina (0-1) e Toro. Risultati, però, che non hanno fatto giustizia delle prestazioni sfornate. Specie con i cinesi, non è bastato un assalto perenne all’arma bianca. Beffa doppia, poi, perché arrivata con un calcio franco quasi sul gong. Fa piacere per la rinascita di Negro, ma in futuro si sentirà parlare di tanti altri ragazzi di questo gruppo magnifico. Uno su tutti, l’esterno offensivo del ’99 Raffaele Buonocore, prodotto della Vincenzo Riccio ed in gol proprio col Perugia su rigore per il momentaneo 2-1.
FABINHO ADDIO – A breve potrebbe materializzarsi la rescissione consensuale con l’esterno brasiliano. Il giocatore, praticamente inoperoso nel corso di questa stagione, si era operato nuovamente a dicembre alla tibia. Le parti già da tempo discutono di una separazione amichevole. Forse ci siamo.

Lascia un commento