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Era una partita da vincere assolutamente e si è rivelata più facile del previsto. Il Parma, in queste condizioni, è davvero parva materia (sia consentito il gioco di parole). Il Napoli non ha avuto difficoltà nell’archiviare il risultato già nella prima frazione con le reti di Zapata e Mertens, dagli undici metri. Anche sul doppio vantaggio, gli azzurri ci hanno abituato a non stare tranquilli, ma agli uomini di Donadoni mancava tutto per poter anche abbozzare una reazione. Infatti, sul 2-0 già potevano scorrere i titoli di coda sulla partita, non c’era più storia, tant’è che il Napoli si è limitato a fare accademia non riuscendo, però, ad arrotondare il risultato. Quasi non fa testo la gara contro i ducali, ai quali serve necessariamente una scossa pena l’ineluttabilità di un mesto ritorno tra i cadetti. Qualche nota positiva c’è stata, brilla soprattutto quella di Duvan Zapata. Il colombiano sta vivendo un momento di grazia e prolificità, configurandosi quasi come un Re Mida azzurro, trasformando in oro tutto ciò che tocca. Nelle ultime cinque partite, è andato a segno quattro volte, e se a Milano fosse entrato un po’ prima, avrebbe potuto mettere la sua firma anche lì. Il colored ex Estudiantes non ha mai attirato troppe simpatie pur essendo apprezzato da tutti per la sua immensa generosità e per lo spirito di sacrifico con cui suda la maglia, ma la sua media gol, in rapporto alle presenze e ai minuti totalizzati, è impressionante. È uno che vede la porta e segna in qualsiasi modo: di testa (specialità della casa), di fisico, con una zampata in mischia, con un tiro a giro da fuori. Sarà anche arruffone palla al piede e lento nei movimenti, soprattutto quando si tratta di girarsi, ma sa proteggere bene palla e, nel lungo, ha uno scatto imperioso anche con il pallone tra i piedi. Viene la tentazione di schierarlo anche nella finale di lunedì a Doha contro la Juventus, chissà che non possa essere lui uno dei protagonisti di una gara che ha in palio la Supercoppa Italiana. C’è bisogno, però, che ritornino al gol anche Callejon e Higuain che, negli ultimi tempi, stanno un po’ dividendo la tifoseria, non quella del San Paolo che li acclama sempre vedendo in loro due giocatori superiori alla media. C’è chi è convinto che, una volta ritornati al gol, ritorneranno decisivi come prima e chi li vede abulici e demotivati. Contro il Parma, a costo di risultare egoisti, entrambi hanno provato a bucare la rete ma non c’è stato verso, chissà che non possano sbloccarsi in una partita decisiva come quella contro i bianconeri di Allegri. Hamsik è sempre più un caso, di quel giocatore incisivo e capace di tagliare a fette le retroguardie avversarie con inserimenti mortiferi, è rimasto uno che si limita a fare il compitino ed è impreciso anche negli appoggi più elementari. Comunque, per avere qualche speranza di tenere testa alla capolista del campionato, il Napoli deve ritrovare quella brillantezza che aveva prima della sosta. Dovesse scendere in campo quella squadra, allora tutto potrebbe succedere sul rettangolo di gioco, in caso contrario il risultato sarebbe già scritto. Questo è ciò che irrita di più di questo Napoli, la sua mutevolezza, non si sa mai come lo si troverà. Per una squadra che voglia essere una semplice mina vagante, allora va benissimo essere così, ma per una partita con l’obiettivo di lottare per lo scudetto, è quasi mortificante questo ruolino di marcia. Vincere solo quattro partite su otto in casa, peraltro contro avversari modesti, è un dato che deve essere analizzato, specialmente se ereditato dal campionato passato. La vittoria con il Parma è stata importante per riacquistare fiducia e morale, ma è stato un test poco attendibile, per imporsi contro il fanalino di coda non serviva neanche la grande prestazione che, invece, servirà lunedì se, come ha detto Maggio a fine gara, si intende “onorare la maglia”.


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