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Napoli, crisi infinita e grosso rischio

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Il Napoli deve ritornare ad essere una squadra pensante, da un po’ di tempo non lo era più”, queste le parole di Rino Gattuso al termine di Lazio-Napoli. Una partita che, soprattutto nel secondo tempo, aveva visto gli azzurri padroni del gioco, mancava soltanto il guizzo vincente, che non era arrivato per l’ennesimo legno e per un intervento provvidenziale di Strakosha. Simone Inzaghi aveva optato per scelte conservative subodorando i rischi di una gara in cui la sua Lazio era rintanata nella propria metà campo. Poi Ospina ha pensato bene di voler dribblare Immobile (la speranza è che qualche agente presente allo stadio gli abbia almeno somministrato l’alcol test perché solo con uno stato di ebbrezza si può dare una spiegazione a quella follia), con il bomber di Torre Annunziata che gli ha sottratto il pallone depositandolo in rete con la complicità di Di Lorenzo, che in due partite da centrale difensivo ha fatto più danni della grandine. A fine partita, mister Gattuso si è assunto la responsabilità del gesto del suo portiere dicendo che era una sua richiesta quella di far partire sempre l’impostazione dal basso. Una onestà intellettuale da apprezzare, tipica di chi vuole sempre difendere i suoi giocatori senza esporli alla gogna mediatica, che in questo caso meriterebbero tutta perché non si può disonorare così una maglia.

Se ci si fa da soli quattro gol in due partite contro Inter e Lazio, allora è lecito anche nutrire dei sospetti sulla professionalità e sulla correttezza di chi scende in campo, dovrebbero ricordarsi di avere rispetto per la maglia che indossano oltre che per chi gli paga lo stipendio. I contratti si rispettano fino all’ultimo giorno, veramente qualcuno pensa di giustificare chi scende in campo controvoglia addebitando come giustificazione un mancato rinnovo? Sul piano del gioco, finalmente, si è cominciato ad intravedere qualcosa visto che, fino ad un mese fa, c’era il nulla assoluto in campo. Ora c’è una idea di gioco, che non sempre viene interpretata bene, ma almeno si vede un po’ di ordine e disciplina, qualche azione manovrata con criterio, finalmente si ritorna a pensare anche se con molta imprecisione e poca lucidità. Forse ci vorrà un altro po’ di tempo, almeno c’è la speranza di ritornare a vedere qualche trama di gioco, un po’ di intensità e agonismo, fino alla vecchia gestione tecnica mancava tutto, si scendeva in campo e non si sapeva manco perché, solo per ottemperare ad un obbligo previsto dal contratto.

Sicuramente l’esperienza di Gattuso sulla panchina del Napoli è iniziata in modo traumatico: quattro partite e tre sconfitte, difficile fare peggio. Addirittura la squadra è finita nella parte destra della classifica, parlare di zona retrocessione è puro realismo, altro che pessimismo, bisogna assolutamente scongiurare il rischio di una Waterloo. La squadra è bloccata, paralizzata, in panne, in tilt, mister Gattuso l’ha giustamente definita malata, solo che la cura deve il prima possibile produrre i suoi effetti, altrimenti la malattia avanza, il corpo si indebolisce ulteriormente e si avvicina il de profundis. Fino a qualche tempo fa, si diceva che il campionato fosse ancora lungo e che si potevano raggiungere degli obiettivi, ora si pensa che prima finisca e meglio è. Ogni partita è uno strazio, i tifosi non ne possono più di vedere la loro maglia infangata in modo così disonorevole, se ad inizio anno avessero detto che ci si sarebbe trovati in questa situazione nessuno ci avrebbe creduto. Va sempre ricordato che Ancelotti, il tecnico con il quale il Napoli ha iniziato la stagione, parlava di scudetto, ora bisogna esorcizzare il rischio di sprofondare tra i cadetti.

Certo non si poteva pretendere che arrivasse Gattuso e facesse i miracoli, manco avesse una bacchetta magica, se anche lui prende le distanze dal lavoro di chi l’ha preceduto, che sarebbe il suo maestro, significa che ha trovato il disastro più assoluto. Ma forse è sbagliato anche sostenere questo, perché più che un disastro, è probabile che Gattuso si sia ritrovato di fronte al nulla, che è ancora peggio, molto peggio. La partita contro la Fiorentina è a tutti gli effetti uno scontro diretto per la salvezza, la posta in palio vale doppio. Non si può dire che il Napoli abbia il vantaggio del fattore casalingo, perché il San Paolo è ormai un deserto, i tifosi azzurri non sono così autolesionisti da infliggersi da soli la punizione di assistere a spettacoli indecorosi. Da tre partite consecutive a Fuorigrotta il Napoli soccombe, bisogna “espugnare” il proprio fortino e ricordarsi che i gol vanno fatti nella porta avversaria, ammesso che ci sia la volontà di volerli realizzare. Prima della gara con la Fiorentina, c’è quella di Coppa Italia contro il Perugia, squadra di serie B, chi dà per scontato che si vinca non si è reso conto o non vuole rendersi conto di quanto sia grave la situazione.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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