16 Maggio 2026
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Napoli, clamoroso passo indietro. Un pari che sa di sconfitta

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maurizio longhi Servizio di Maurizio Longhi

Nel ritiro pre-campionato, Benitez disse che una squadra che vuole vincere lo scudetto, non può permettersi di subire più di 20, massimo 25 gol nell’arco dell’intero campionato. Il Napoli, in sette partite, ne ha incassati già nove, una buona media per superare la cifra indicata dal tecnico spagnolo già dopo la quindicesima giornata. Ma, soprattutto dopo la prestazione di Milano, è andato a cadere anche quell’1% di inguaribili ottimisti per cui lo scudetto non era ancora sfumato. Come può una squadra andare così nel panico dopo essere passata in vantaggio? Ciò che è successo a San Siro, si è manifestato la prima volta al San Mames di Bilbao. A spianare la strada ai baschi è stata la rete di Hamsik, lì è subentrata un’ulteriore paura (non bastava quella che già c’era, ed era pure eccessiva). Contro l’Inter è successa una cosa simile alla partita con il Palermo: di quella gara fu incredibile dilapidare un doppio vantaggio, mentre con l’Inter non si è stati capaci di vincere nonostante il vantaggio maturato al 90′. Il gol iniziale di Callejon aveva illuso prima che, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Guarin si ritrovasse con un pallone tra i piedi solo da spedire in fondo al sacco. Allo scoccare dei 90′, una bellissima imbeccata di David Lopez ha messo ancora Callejon in condizione di battere Handanovic e di gelare San Siro. Una vera squadra avrebbe addormentato il gioco, cercato di rischiare il meno possibile e di tenere gli avversari lontani dalla propria area. Invece, per il Napoli non si usa così, infatti Dodò tutto indisturbato, ha messo un cross in mezzo su cui Hernanes è saltato più in alto di tutti. E pensare che mancavano tre giri di lancette. Questa si chiama paura, il Napoli ha paura! Altrimenti non si spiega, e bisogna aggiungere che, nell’ultima azione, si è rischiato il patatrac con il colpo di testa di Mbaye spentosi a lato di un soffio. Ormai gli azzurri arrancano e capitolano ogni qualvolta vengono attaccati, la permeabilità è sempre più evidente. Ad essere sconfortanti non sono solo i dati di squadra, anche quelli dei singoli: Higuain è ancora a digiuno in campionato, se non ci fosse Callejon (sei gol in sette gare) questa squadra sarebbe invischiata nelle paludi della classifica. È vero che, quando si acquistano giocatori di cinque, sei o sette milioni, è troppo chiaro che non si ha intenzione di vincere, ma qui è ancora Benitez che ci sta mettendo molto di suo. Si ostina con un modulo che non si adatta alle caratteristiche di chi ha in organico, la squadra non ha un gioco né una identità e, inoltre, non ha la mentalità vincente. Tante altre squadre non hanno una mentalità vincente ma, in contrario, scendono in campo con personalità e voglia di mettersi in mostra. Anche se il vero problema dei partenopei è proprio la personalità, altrimenti la squadra non sarebbe stata eliminazione dalla Champions da un’avversaria decisamente mediocre o addirittura desolante se andiamo a vedere il suo rendimento sia in campionato che in coppa. Il Napoli, dunque, uno dei più brutti degli ultimi anni, come può ispirare fiducia dopo questi primi mesi? Una squadra che anche quando passa in vantaggio nel recupero si fa beffare, con una facilità disarmante, appena viene attaccata. Il problema si era evidenziato già l’anno scorso, ora due sono le cose: o non si è lavorato su questo aspetto o lo si è fatto malissimo. In questi casi qualcuno ne deve rispondere (possibilmente senza troppe banalità), intanto a farsi il fegato amaro è il tifoso…

Maurizio Longhi

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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