16 Maggio 2026
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Napoletani contro juventini, chi song io e chi si tu

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Il conto alla rovescia sta per terminare. L’attesa febbrile per la partita dell’anno è finalmente agli sgoccioli. Domani è la serata di Juventus-Napoli, super sfida scudetto allo Juventus Stadium. Gli azzurri sono primi, i bianconeri inseguono con soli due punti di distacco. Il Napoli si è guadagnato la vetta della classifica con un gioco spettacolare e efficace, impreziosito dalle giocate dell’attaccante più forte della serie A, Gonzalo Higuaìn. La Juventus, dopo un inizio turbolento, ha scalato posizioni su posizioni, trascinata dalle prodezze di Pogba e soprattutto Dybala. Si affronteranno le squadre più forti, e sarà il campo a decretare il vincitore. Punto. Eppure, a Napoli, sulle bocche di molti tifosi (non tutti), continuano a rimbalzare ritornelli e slogan privi di senso. Prendiamo i più famosi, partendo dalla genericità dei concetti. “Dobbiamo lottare contro tutto e tutti”. Be’, in effetti nel campionato italiano giocano tante squadre, e per vincere lo Scudetto bisogna arrivare prima degli altri e al primo posto. “Il palazzo ci teme, la mafia del calcio non ci vuole lì”. Ora, senza offesa, perché squadre ben più ricche economicamente e potenti politicamente dovrebbero temere un piccolo club, gestito a livello artigianale e padronale, che ha vinto ben poco nell’arco della sua storia? Senza fare ricorsi storici risalenti a Cavour e all’unità d’Italia, rimaniamo al presente. E rivolgiamo un’altra semplice domanda agli amici tifosi: perché il Napoli è primo, se c’è un sistema criminale che dovrebbe continuare a impedirgli di stare dove si trova adesso, e cioè al primo posto solitario? Poi c’è la questione territoriale, altro chiodo fisso del napoletano medio. Lui rappresenta una città, il tifoso della Juventus no. Prendiamo un libro di storia contemporanea, o affidiamoci al web. La Juve è stata fondata nel 1897 come Sport Club Juventus da un gruppo di studenti liceali di Torino. Negli anni venti del ‘900, è stata acquistata dalla famiglia Agnelli, titolare del marchio Fiat. Quindi, per logica, rappresenta parte di Torino e di un pezzo della società civile, ossia la borghesia e le classi più agiate, contro il “popolare” Torino. Perché non avrebbe identificazione territoriale? Perché “i tifosi della Juve si trovano dappertutto, anche in Sicilia e in Calabria”. E allora? Tutta invidia. Per concludere, il fiore all’occhiello del tifoso partenopeo: la bontà dei suoi cori. Lui non inneggia a vulcani o catastrofi naturali, lui si esibisce solo in simpatici “sfottò”. Prendiamo una squadra a caso. La Juventus. “Rubentus”. “Rubentini”. “Merde”. “Mafiosi”. “Vergogna d’Italia”. Non ci sono riferimenti a fiumi o elementi naturali, in effetti. Chissà, magari sono complimenti.
bosio luca

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