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Servizio di Raffaele Cioffi ©riproduzione riservata
Praticamente perfetta. Inzaghi ed i suoi ragazzi danno vita alla partita perfetta, mettendo una seria ipoteca per giocare l’atto finale. La Lazio trionfa nella semifinale di andata e costringe la Roma a produrre un impresa nel derby di ritorno, tra poco più di un mese: si ripartirà dal 2-0 in favore della squadra di Inzaghi. Milinkovic-Savic e Immobile mettono il sigillo sulla serata magica laziale e rompono un digiuno che durava dal 26 maggio 2013. Per Spalletti è una notte da dimenticare in fretta: mai pericolosa la sua squadra, copia sbiadita di quella travolgente delle ultime settimane. Delude il “Ninja” Nainggolan, stretto nella morsa dei centrocampisti avversari, spenti Dzeko e Salah. Inutile l’ingresso in campo di Totti nel finale. Dopo quasi quattro anni, il derby torna in notturna. Inzaghi sceglie la difesa a tre. Nel centrocampo con cinque uomini spazio a Lukaku e Basta sulle fasce, mentre Milinkovic, Biglia e Parolo formano una diga al centro; in attacco, Felipe Anderson non deve far mancare i rifornimenti a Immobile. Tre giocatori in difesa anche per Spalletti, ma uno in meno a centrocampo rispetto alla Lazio: Bruno Peres e Emerson esterni, Strootman e Paredes in mezzo. In attacco, Salah e Nainggolan partono alle spalle di Dzeko. Meglio la Roma nei primi minuti. Dopo 90 secondi Emerson scappa via a Basta, arriva sul fondo e mette al centro per Dzeko, che gira di sinistro; Bastos ci mette il corpo e la palla finisce sopra la traversa. Da censurare gli ululati razzisti di una parte dei tifosi laziali a ogni tocco di palla di Rudiger, un comportamento ripetuto che costringe l’arbitro Irrati (lo stesso che nella scorsa stagione fermò Lazio-Napoli per i cori contro Koulibaly) ad annunciare attraverso lo speaker dell’Olimpico il rischio di interruzione.L’uomo in più a centrocampo consente alla Lazio di raddoppiare o addirittura triplicare costantemente Nainggolan. Per il “Ninja” della Roma l’aria in mezzo al campo è rarefatta, trovare spazi è un’impresa. La Lazio presidia ogni metro quadrato di campo e quando riesce a rovesciare l’azione va a bersaglio. Come al 21′ quando Lukaku dalla sinistra crossa al centro dell’area per Milinkovic-Savic: colpo di testa e respinta di Alisson. Ancora Lazio quattro minuti dopo: tacco di Anderson e destro di Immobile dal limite dell’area deviato dal portiere della Roma. La Lazio cresce e al 29′ arriva il vantaggio. Milinkovic trova lo spazio giusto per Felipe Anderson, che arriva sul fondo e rimette al centro; il centrocampista laziale, arrivato a rimorchio, anticipa Strootman e batte Alisson. È un colpo che la Roma incassa a fatica: fino al riposo, c’è spazio per un paio di tentativi fuori misura di Dzeko e poco altro.Al rientro in campo il copione non cambia: la Roma è lenta e prevedibile, la Lazio aspetta e riparte. Al 59′ ancora un brivido: destro potente di Parolo da limite dell’area e palla fuori di pochi centimetri. La risposta della squadra di Spalletti è con Salah, poco dopo: lanciato da Nainggolan, l’attaccante entra in area, calcia di sinistro e trova il palo. L’allenatore romanista cambia: al 63′ Perotti prende il posto di Paredes. La contromossa di Inzaghi è Keita per Felipe Anderson. Due minuti dopo, Immobile va in gol, ma a gioco fermo dopo la segnalazione di fuorigioco. Entra anche El Shaarawy, ma la Roma non c’è, di testa e di gambe. Saltano i nervi a Rudiger, che spinge Immobile nel tentativo di recuperare un pallone uscito dal campo e si prende il giallo. La Lazio sente che deve insistere e al 78′ trova il secondo gol. Capolavoro di Keita sulla sinistra, che si beve Manolas e mette Immobile a un metro dalla linea di porta per un facilissimo. Per la Roma è già notte fonda. L’unico tentativo di reazione è una conclusione di Emerson dalla distanza, respinta con qualche affanno da Strakosha. Nel finale c’è spazio anche per Totti, ma è quasi una mossa della disperazione. Finisce con la festa laziale sotto la Curva Nord. Spalletti ha un mese per preparare il piano rimonta.

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