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Un Higuain non fa primavera. Figurarsi estate. Il calcio d’agosto è per le chimere e i lunatici da bar dello sport. Alla faccia di giornali rosa che si ostinano ad affibbiare al Milan posizioni migliori del Napoli in fantomatiche griglie di partenza, il campo dice altro. Innanzitutto dice che, affinché l’allievo (Gattuso) superi il maestro (Ancelotti) ne deve passare parecchia di acqua sotto i ponti. Ringhio si era accorto che il doppio vantaggio, al San Paolo, era solo un rivolo d’acqua fresca al quale abbeverarsi. La sete, tuttavia, non era quella giusta. I polmoni di Bakayoko avrebbero dovuto dare ossigeno agli ottimi 50 minuti iniziali, ma l’ex Chelsea si è rivelato in ritardo. Di condizione, di posizione, di intesa coi compagni. È stata la defezione più evidente, ma sarebbe facile rintracciare anche in Musacchio il corpo estraneo che snatura i rossoneri.
Napoli è la sua kriptonite. Anche l’anno scorso, in coppia con Bonucci, aveva perso la bussola dei punti cardinali partenopei. Ieri, forse ancora alle prese coi carichi di lavoro gattusiani, è scomparso per l’intera ultima mezz’ora. Il piatto della bilancia, comunque, non pende del tutto verso la negatività. Perché i segnali di un’anima e di un gioco ci sono, il carattere lo si troverà, magari, strada facendo. Che la rosa sia migliorata rispetto all’anno scorso è evidente. Che non sia assolutamente al livello di Juventus e Napoli, pure. Non si può ancora competere con chi può permettersi Cristiano Ronaldo in panchina, o con chi ha implementato l’opera di Sarri, con la mano tecnico-tattica restauratrice di Ancelotti. Tuttavia, considerando la media punti conquistata da Gattuso nel girone di ritorno del campionato scorso, le tinte di una debacle a Napoli, seppure in rimonta, appaiono meno fosche. Insomma, se il Milan ancora non c’è, magari si farà.

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