16 Maggio 2026
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Milan: tutti a lezione da Sarri

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lauriServizio di Valerio Lauri @RIPRODUZIONE RISERVATA


La lezione. L’ennesima, la più dura e a domicilio. A San Siro, il Napoli fa a fette il Milan, Sarri annienta Mihajlovic, Higuaìn spiega a Bacca cosa significhi essere un top player e i tifosi si danno alla fuga. Una debacle totale del Milan, sotto tutti i punti di vista: società, organico, allenatore e tifoseria. Sono ormai anni che, chiunque denunci lo sfaldamento dell’ex club più titolato del mondo (passato remoto, ormai), viene tacciato di catastrofismo. E invece la realtà è sotto gli occhi di tutti e dimostra un declino molto più profondo di una sconfitta in campionato.

TUTTA COLPA DEL GOL DI MUNTARI – Ha radici profonde la crisi del Milan. E’ partito tutto dallo scudetto perso a favore della Juve di Conte. Tutti i problemi, che cominciavano ad affiorare, venivano sommersi dalle scuse. Prima il gol di Muntari, poi l’addio dei senatori, poi “ci vuole pazienza”, poi “siamo ultracompetitivi”. La crisi si è affacciata anche, ovviamente, sulla società: Berlusconi, troppo preso dai guai giudiziari e dai mille problemi politici, si è allontanato dal Milan. Pensando di dare una scossa, ha buttato la figlia Barbara nella mischia, cercando di dare a tutti l’idea che fosse presente lui in prima persona. Come un marito fedifrago che lascia la biancheria sporca alla moglie. L’effetto della Berluschina in società è stato quello di rendere più instabile Galliani: l’ad di via Aldo Rossi ha rivendicato i suoi poteri, minacciando una plurimilionaria liquidazione. Liquidazione che Berlusconi non poteva permettersi, perchè la situazione delle casse non era propriamente florida. E allora pieni poteri a Galliani, sotto la supervisione di Barbara, che equivale a dire “fate come vi pare, basta che non create problemi”. Ed ecco spiegati i vari “Pato va-Pato resta”, “Seedorf resta-Seedorf va”. Ah, a proposito, l’olandese è stato l’unico tecnico che ha avuto gli attributi di chiedere alla società acquisti mirati, quelli che servivano davvero ai rossoneri. Il risultato è stato l’amato Clarence mandato via a calci, in favore del pupillo Inzaghi. Pupillo fino a un certo punto, perchè ha fatto la stessa fine, raccogliendo anche risultati di molto inferiori, sotto tutti i punti di vista. Colpa dell’inesperienza, colpa dei giocatori, certo. Mica colpa di una politica societaria fallimentare, che vende i talenti (quei pochi rimasti) per ripianare i debiti e tiene in squadra i bidoni, che rende i rossoneri una specie di Genoa 2, in virtù dell’amicizia con Preziosi. Preziosi come gli investimenti sul mercato di quest’anno, pagati a caro prezzo e che, per ora (magari venire smentiti), non si sono rivelati per nulla all’altezza: con Romagnoli e Bertolacci è stato finanziato il sogno scudetto della Roma, per dire.

SLIDING DOORS – I tecnici di Milan-Napoli di ieri sarebbero potuti essere anche gli stessi, ma a parti invertite. Non è infatti un mistero che il Napoli avesse cercato Sinisa, prima di affidarsi all’attuale allenatore. Stesso discorso per il Milan, con Galliani che aveva espresso la preferenza per Sarri, salvo poi dover sottostare alle simpatie del presidente, che voleva Mihajlovic. Che poi, i due si conoscevano già bene: il serbo, nell’aprile scorso, si era recato in visita sul campo dell’Empoli, per studiare gli schemi e carpire magari qualche segreto del tecnico toscano d’adozione. Missione non riuscita, stando a ieri.

LEZIONE SUL CAMPO – Dopo la batosta dell’ora di pranzo col Genoa, che aveva interrotto una miniserie di due vittorie consecutive, il Milan è chiamato al terzo esame di maturità, dopo l’esordio con la Fiorentina e il derby, entrambi “toppati”. L’avversario probabilmente è il peggiore che gli poteva capitare: il Napoli di questi tempi è una vera schiacciasassi. I rossoneri riescono a partire senza timori, tant’è che l’avvio lascia ben sperare. Qualche buona combinazione tra Bacca e Luiz Adriano, un tiro alto di Montolivo, l’intraprendenza di Bonaventura. Poi il solito blackout: Zapata, messo in soggezione dal pressing infernale del Napoli, cicca un disimpegno con la squadra in fase di ripartenza, la difesa è messa malissimo e Allan, servito da Insigne, punisce i rossoneri. Milan sotto e costretto ad una partita difficilissima, in cui provare a trovare il pareggio senza esporsi troppo alle ripartenze partenopee. Montolivo in cabina di regia appare sicuro, ma poco accompagnato da Bertolacci e Kucka. Luiz Adriano si abbassa spesso alla ricerca del pallone, chè vederlo dalle parti di Albiol è un’impresa. Bacca prova a metterla sul fisico con Koulibaly e non è una scelta saggia. Nel contempo, Higuain mette in campo tutte le sue doti e spiega agli avanti rossoneri il mestiere del centravanti, si fa sponda per i compagni, fa salire la squadra e nasconde il numero di targa a Rodrigo Ely. Se nel primo tempo il reparto rossonero lavora bene, almeno dal punto di vista dei tempi, mettendo spesso in fuorigioco gli avversari, nella ripresa il soufflè di Sinisa si affloscia di schianto. Pochi minuti dall’inizio della ripresa e un triangolo Insigne-Higuain-Insigne illumina San Siro, portando il folletto napoletano a trafiggere Diego Lopez imparabilmente. Tutto troppo facile, Zapata lento ad uscire e Ely lentissimo a chiudere la diagonale. A questo punto, ci si aspetta un Milan d’assalto e invece…E invece la reazione dei rossoneri è tutta nel cambio di Mihajlovic, Cerci per Bertolacci con conseguente passaggio al 4-3-3, e in un colpo di testa di Ely da calcio d’angolo, su cui Reina regala uno scatto ai fotografi. Il terzo gol arriva di lì a poco: una punizione di Insigne trova la rete, con Diego Lopez non esente da colpe. Una mazzata tremenda sui rossoneri, su Mihajlovic (pietrificato dopo il gol) e su Galliani, che decide di abbandonare lo stadio anzitempo, come un qualunque Schettino de’ noantri. Dieci minuti dopo, l’avrebbero seguito anche i tifosi, stizziti dalla quarta rete: Ghoulam scappa via all’imbambolato De Sciglio e mette in mezzo un cross basso dalla sinistra, Rodrigo Ely con grande goffaggine, nel tentativo di anticipare Higuain, deposita il pallone in fondo alla rete. Un’onta troppo grande anche per la Curva Sud, che nel silenzio surreale di San Siro, abbandona mestamente gli spalti.

LEZIONE A FINE GARA – Forse la lezione più grande, per i rossoneri, arriva a fine gara, quando Gonzalo Higuain si dimostra campione anche di sportività ed va ad abbracciare uno per uno i giocatori avversari. Quelli definiti “indegni” a colloquio a Milanello (stando ad alcuni organi di stampa) da Galliani e Mihajlovic, manco l’avessero fatta loro la campagna acquisti. La squadra partenopea sta raccogliendo in campionato i frutti di una politica coerente, in cui nel mercato estivo sono stati tenuti innanzitutto i big, per costruire assieme al nuovo tecnico, con pochi investimenti mirati, un team compatto. Esattamente il contrario di quanto abbia fatto il Milan: il diavolo scende all’inferno, e non è solo il titolo ridondante dei giornali, ma la riflessione amara di chi, in modo onesto, deve prendere atto della crisi totale che avvolge gli ambienti di via Aldo Rossi. E che nessuno provi a tirarsi fuori dalle responsabilità, perchè, come si insegna nelle scuole calcio da piccoli, si vince insieme e si perde insieme.

TWITTER: @Val_CohenLauri

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Nato nella Nola di Giordano Bruno e cresciuto a pane e calcio. Amante della parola scritta, evasione dalle indigestioni di matematica e informatica universitarie. Appassionato di musica a 360 gradi e lettura, nostalgico ma teso alle novità.

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