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Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata
A questo punto, sarebbe lecito aspettarsi una intro fenomenale. Uno di quei “cappelli” da articolo da giornale ad effetto, che attirano l’attenzione e la curiosità del lettore. Forse, però, è meglio iniziare a parlare di Udinese-Milan con una banalità scottante, ma sincera. “This is not football” direbbe Antonio Conte, uno che di bianconero qualcosa ce l’ha. Esattamente come l’Udinese, le belve friulane mangiatrici di rossoneri, in tutti i sensi contemplati dallo scibile umano. Nei risultati, vista la congiunzione astrale favorevole che vantano ogni domenica alle 15 che incrociano quest’anno il Milan (per fortuna dei rossoneri l’ultima), che porta i friulani a mettere in cascina bottino pieno nel loro anonimo campionato. In infermeria, visto lo stop di Bonaventura e l’infortunio di De Sciglio.
A De Paul che decide all’improvviso di sfoderare la sua peggior entrataccia killer, dovrebbe corrispondere il Banti impressionabile che, in Genoa-Milan, non esitò un attimo prima di rifilare un rosso sacrosanto a Paletta. E invece no. Evidentemente costume, in tutti i sensi, vuole che i bianconeri siano esenti da una certa tolleranza zero, pur predicata come un mantra ad ogni inizio stagione arbitrale. Un timido giallino limone a De Paul e tutto va in archivio. Tranne la rabbia dei tifosi rossoneri, che poco dopo vedono l’argentino protagonista del gol vittoria friulano. Quanto meno nella marcia rossonera c’è una certa coerenza: sconfitte con Napoli e Udinese all’andata e sconfitte pure al ritorno. Per motivi diversi, le squadre più adatte a fare male ai rossoneri.
Chiaro, le responsabilità sono anche del giovane Montella. Con De Sciglio dolorante e il cambio Bacca-Lapadula alle porte, si sarebbe potuto operare in sicurezza e dare alla fascia sinistra un interprete che la coprisse. E invece no. Fascia scoperta, De Paul indisturbato, gol. La sfortuna c’entra poco, l’esperienza c’entra molto. Col senno di poi, siamo tutti allenatori fenomenali in una patria di commissari tecnici, però qualcuno viene pagato, mentre altri restano al bar a lanciarsi sfottò. Ed è chiaramente compito di chi siede sulla panchina prestigiosa del Milan, calcolare i pro e i contro delle proprie decisioni. Decisioni come quella di mandare ancora una volta Bacca al centro dell’attacco, salvo poi doverlo rimuovere dallo scacchiere per la solita prestazione incolore. Il colombiano permane ancorato alla sua condizione di bomber inespresso, con l’orologio tarato al contrario rispetto al resto della squadra e condannato a togliere spazio alla voglia di Lapadula.
Responsabilità, ma anche errori. Locatelli, nell’ultimo periodo, ne ha commessi tanti in fase di impostazione, ma è il rischio che corre chiunque venga piazzato davanti alla difesa a ricamare trame di gioco. Colossale la tranvata che lo investe in occasione del pari friulano: un assist al contropiede dei DelNerini, veloci e rapidi a trovare Thereau in area. Oppure si può scegliere di essere Pasalic, di essere l’ex capitano della Croazia under 21, di giocarla facile quasi sempre e di sbagliare quando non lo si fa. A parte il gol col Crotone e il rigore di Doha, l’ennesimo Van Ginkel procurato da Galliani nella linea del tappare i buchi, invece di costruire sul progetto. Qualche piccola defezione negli ultimi tempi l’ha messa in mostra pure Donnarumma, ma nel suo caso è solo la disabitudine al non vedergli compiere miracoli.
Capitolo esterni: Suso ni, Deulofeu boh, Bonaventura ko. Sintesi minimale all’osso, ma emblematica del periodo poco esaltante. Lo spagnolo ex Liverpool galleggia tra l’assist illuminante e l’eclissi inaspettata. Quando si accende, mette in mostra lampi di classe. Quando si spegne, a malapena t’accorgi che è ancora in campo. In calo ma presente. L’altro spagnolo, quello ex Everton, ha tutte le attenuanti di essere ‘quello nuovo’, purchè non ci si culli, prendendosi la libertà di dare confusione al periodo più confusionario della stagione del Milan. E poi c’è Jack, unico vero baluardo (con Paletta, spesso) di questo Milan giovane e inesperto, unica boa felice in un mare imprevedibile di colpi di scena. Abbandona la squadra per infortunio e la piattezza regna sovrana. Forse sovraccaricato degli oneri della doppia fase: un attimo in attacco a fare quello che non fa più Bacca, un altro a rincorrere i centrocampisti in copertura. Forse sarebbe il caso di riportarlo in mediana, chè la qualità serve eccome, magari rimpiazzandolo con Deulofeu che andrebbe a formare un tridente di lingua ispanica con Suso e Bacca (o Lapadula).
Congetture pure e semplici o meno, una cosa è certa. Se il Milan non brilla, il resto non scintilla. Esclusa la Juve per ovvi motivi, la Roma crolla sul più bello, il Napoli salva per qualche altra partita Diego Lopez dalle grinfie dell’esonero, ma queste tre sono già fuori portata. Meglio fare la corsa sulla Lazio di Inzaghi, sull’Atalanta fornitrice di talenti (alle avversarie) e sulla Fiorentina bella e rimontata dal cuore rossonero con aritime di Taarabt. Purchè si ricominci a correre. L’Europa non attende nessuno.

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