16 Maggio 2026
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Milan, la fine del mondo

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Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata


La fine del mondo è vicina. E lo capisci quando vedi Zapata capitano, che la sconfitta a San Siro contro la Sampdoria può accompagnare solo. E’ una sconfitta che fa male, perchè ancora una volta non del tutto meritata sul campo, quanto per essersi fatti beffe del gioco del calcio lanciando due colombiani, che col calcio hanno poco a che fare, nella formazione titolare. Uno al centro della difesa con la fascia che fu di Baresi e Maldini al braccio, l’altro al centro dell’attacco con il ruolo che fu di Shevchenko, Ibrahimovic e Van Basten, giusto per dirne un paio. Detto dei colombiani, bisognerebbe anche parlare di Kucka terzino. Se a Torino con la Juve in Coppa Italia si provò a fare di necessità virtù, la scelta di impiegare lo slovacco sulla fascia destra dal primo minuto non è stata felicissima, per usare un eufemismo. Di fatto, la difesa è stata spesso a tre (e uno dei tre era Zapata). Non esattamente una delle migliori scelte da quando il rottamatore Montella è al Milan.

DEI DELITTI E DELLE PENE – Un delitto non aver battuto questa Samp. Un sacrilegio averci addirittura perso. Passi il solito primo tempo, fatto di equilibri e paure, pur con qualche occasione creata, ma con lo spazio suicida concesso a Muriel che avrebbe potuto battere Donnarumma già nella prima frazione. La ripresa, il vero punto forte dei rossoneri, è stata emblematica di uno stato di forma non ottimale, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico. Nel primo quarto d’ora della seconda frazione, i blucerchiati hanno quasi rinunciato a giocare, concedendo a Deulofeu prima e a Pasalic poi la possibilità di firmare un vantaggio sostanzialmente meritato. La precisione e la convinzione con cui si sfruttano occasioni così importanti è determinante nel campionato italiano. Perchè può capitare che Paletta, professionista irreprensibile fino a qualche giornata fa, si faccia prendere dalla Zapatite e si conceda un’ingenuità colossale sgambettando Quagliarella. Ironia del destino, il napoletano era pronto ad essere sostituito da Schick da qualche minuto e Giampaolo, in un solo episodio, ha mostrato a tutto San Siro l’arma in più per la vittoria dei suoi. Non letteralmente, per fortuna, sarebbe stato un atto osceno in luogo pubblico. Il tutto è scaturito, manco a dirlo, da un errore incredibile del solito colombiano, scarto del Villarreal. Quando il submarino amarillo stava smobilitando i suoi talenti migliori (e stavolta non si parla di Zapata), purtroppo Montella non sedeva sulla panchina del Milan, ma su quella della Fiorentina, chè magari a quest’ora ci ritrovavamo Gonzalo Rodriguez e Borja Valero in rossonero, invece di Zapata e Sosa.

Risultati immagini per milan sampdoria 0-1DEI PROBLEMI E DEI PATEMI – Ecco, l’argentino, nominato solo l’anno scorso miglior giocatore della Turkish League (mica cotica), ha fatto la cosa migliore della partita quando, in soli 5 minuti, si è guadagnato l’espulsione in due atti, in modo da risparmiare ai tifosi rossoneri la sua presenza nel prossimo turno. Irritante per la lentezza nelle giocate, nullo nella copertura e pessimo nelle conclusioni da fuori (memorabile la palla spedita al terzo anello). Meno reattivo del ‘principito’ solo Pasalic, che prepara la giocata in tre tocchi e il tiro in quattro. Non pare portare grossi vantaggi nemmeno il dualismo Bacca-Lapadula. Il colombiano è avulso dalla manovra, galleggia tra i difensori spaesato e sembra un parassita dell’area rigore, più che l’animale ammirato in altre occasioni. Probabilmente ha lasciato sugli spalti del Sanchez-Pizjuàn la sicumera, perchè da allora, ogni volta che gli arriva qualche pallone, appare svagato al limite dell’inverosimile, oppure sbaglia appoggi che nemmeno in terza categoria. Giusto concedere spazio, dunque a Lapadula, che si spende e si spande con voglia e grinta. Il contatto con l’erba, però, gli manca e si vede. Non si spiega altrimenti come possa fallire un’occasione colossale, solo davanti a Viviano. L’estremo difensore è tornato titolare, dopo lo spazio concesso a Puggioni, e lo ha fatto in grande stile, tornando pure portiere dalle grandi doti, scegliendo il Milan come trampolino di ri-lancio.

UN UOMO SOLO AL COMANDO – Per Montella, il quadro è tutt’altro che roseo. Di Galliani si sente parlare poco, a meno che non si tratti di mercato. La società non esiste, nè quella italiana uscente (a questo punto lo si spera), nè quella cinese entrante, ammesso che ne esista davvero una. L’aeroplanino ci mette la faccia, ma è il solo. Nelle ultime tre gare sono arrivate altrettante sconfitte, di cui due casalinghe. Cinque gol subiti, solo due segnati. Le vittorie di misura del girone d’andata sono un lontano ricordo, adesso a conquistarle sono gli avversari. L’assenza di Bonaventura è un macigno che schiaccia il centrocampo, non basta la buona volontà di Bertolacci che prova continui cambi di gioco. Serve il miglior Locatelli, servono i muscoli di Kucka in mediana, serve verve e concretezza di due tra Suso, Ocampos e Deulofeu sulle fasce. Per uscire dalla crisi nera in cui i rossoneri si sono infilati serve l’arma della prima parte di stagione: il coraggio. Il coraggio di portare più uomini nella metà campo avversaria, il coraggio di restare alti e il coraggio di rischiare. Che a stare fermi ed attendere che la tempesta passi, sono bravi tutti.

Twitter: @Val_CohenLauri

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Nato nella Nola di Giordano Bruno e cresciuto a pane e calcio. Amante della parola scritta, evasione dalle indigestioni di matematica e informatica universitarie. Appassionato di musica a 360 gradi e lettura, nostalgico ma teso alle novità.

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