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Ci sono due ottiche profondamente differenti tra loro per analizzare e giudicare il pari interno dell’Inter con il Torino. Spinti dagli oltre 72mila di San Siro (un record, impressionante) i padroni di casa non sono riusciti a strappare i tre punti all’organizzata e famelica banda di Sinisa Mihajlovic, facendosi superare dalla Juventus al secondo posto ma non perdendo di vista il Napoli, fermato a Verona e sempre a +2.
Due ottiche, dicevamo: si può parlare certamente di due punti persi, sopratutto alla luce della prestazione messa in mostra dalla squadra di Spalletti. Occasioni create a vagonate ma non sfruttate sopratutto da un Icardi in versione “polveri bagnate”, stranamente impreciso, fastidiosamente molle. Un peccato, poi, non regalare la gioia della vittoria ad un pubblico così numeroso e così innamorato, il quale è passato dal dover essere uno stimolo ad un “fattore di emozione” nei confronti dei giocatori; così, almeno, a detta di Spalletti.

L’altra visione offre invece una prospettiva certamente più incoraggiante. Innanzitutto non era facile schiacciare una squadra come quella granata, tatticamente organizzata e con qualità, specie dal centrocampo in su. L’Inter ha costruito gioco ed occasioni costantemente nei 90 minuti, in particolare negli ultimi 20 minuti quando la porta di Sirigu era davvero sotto assedio. Importante, quindi, che sia emersa la voglia di vincere ed interessanti trame offensive pur in una giornata grigia come questa. Va poi fatto notare come i nerazzurri, in altri tempi, avrebbero perso gare del genere. La forza di rimontare e questa capacità innata di non saper perdere (unica, insieme al Napoli, ancora imbattuta dopo 12 gare) è figlia dell’ottimo lavoro psicologico svolto da Spalletti in questi mesi.
Dopo il vantaggio di Iago Falque, conclusione stupenda alla fine di una grande iniziativa personale, ed il pari del subentrato Eder, servito magistralmente da Icardi di sponda, lo sliding door è per forza di cose la traversa -l’ennesima- colpita da Vecino sul finale di partita. Una botta pazzesca dai 25 metri che ha assunto i panni di confine tra l’Inter e la vetta della classifica: i rimpianti sono evidentemente tanti, ma la dimostrazione che la squadra può stare lassù è stata data. Una domanda a Spalletti: sicuro che il giovane Karamoh non sarebbe potuto rivelarsi utile nel finale?
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E’ mancato Perisic, troppo spento e troppo lontano dalla porta; è mancato Icardi, stranamente, nel contesto della finalizzazione; non bene nemmeno Gagliardini e D’ambrosio, apparsi imprecisi e poco coinvolti. Convincente invece la difesa, specie con Skriniar che ha di fatto annullato Andrea Belotti per tutti i 90 minuti.
Ora la pausa, poi di nuovo a San Siro per un impegno assai simile a quello odierno; l’Atalanta sarà un bel banco di prova, nel turno in cui Roma ospiterà il derby cittadino, il Napoli affronterà il Milan e la Juventus sarà attesa dalla Sampdoria. Obiettivo: contro-sorpasso.

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