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Il calcio, non è una scienza esatta. Quindi succede che i pronostici vengano sovvertiti, lasciando tutti a bocca aperta , con la cenerentola della situazione, che conquista le simpatie degli appassionati, ed alla fine succede anche che si gode il suo momento di gloria. Nel 1985/86, la Coppa dei Campioni riprende dopo la tragedia dell’Heysel, che vide il successo fra le polemiche della Juventus. Fu un edizione particolare, perché la prima senza le squadre inglesi, che per i fatti accaduti all’Heysel, per punizione non ebbero la licenza per disputare le manifestazioni per club a livello europeo. L’edizione 1985/86, rimarrà nella storia per due motivi. Il primo perché la coppa dalle grandi orecchie prende la via dell’est, e precisamente per la Romania, con la Steaua Bucarest. Il secondo, fu che il pubblico che vide in tv la finale, innalzò a ruolo di eroe uno sconosciuto portiere di nome Helmut Dukadam. Il baffuto “portar”, portò alla vittoria la “cenerentola” che giunse in finale fra lo stupore generale, parando ben 4 rigori. Dopo il laboratorio Dinamo Kiev (all’epoca di stampo sovietico) del Colonnello Lobanovsky, che conquistò l’allora Coppa delle Coppe, nell’86, soffiò il vento dell’Est sulla massima competizione continentale.
La Steaua Bucarest arrivò alla vittoria, non solo per le prodezze del suo portiere, sarebbe riduttivo per gli altri in campo. Ma altro elemento che fu importante, non calcava il prato verde, ma sedeva in panchina. Il condottiero rispondeva al nome di Emeric Jenei, , che ha assunse la guida della squadra, quando questa versava in una grave crisi. La Steaua era la squadra del Ministero della Difesa, la più grande polisportiva rumena. In patria, nel dopoguerra, aveva vinto 10 titoli e 14 coppe senza mai retrocedere, mentre in Europa era rimasta su livelli dignitosi ma sempre ai margini del Gotha calcistico continentale, prima di cadere in una fase di declino tecnico.
Nulla dunque avrebbe fatto pensare all’esplosione di quest’anno, anche se i risultati delle squadre dell’Est in quegli anni erano stati abbastanza sorprendenti. La Steaua gioca in Coppa dei Campioni un impianto di gioco solido, un collettivo ben amalgamato, alcune individualità di spicco come un giovanissimo Belodedici, Balint, il futuro Ct della Nazionale Piturca ed il dentista Boloni, con il raffinato stratega Jenei in panchina. I rumeni raggiunsero la vittoria grazie al loro gioco attendista e ostruzionistico, che mirava arompere le trame avversarie per ripartire con veloci contrattacchi.
Il Vejle e la Honved nei primi due turni furono avversari che non misero per nulla paura a Belodedici e compagni, che avanzarono senza problemi fino ai quarti. Qui l’accoppiamento è di quelli che fanno gridare al miracolo. L’urna fu benevola con i rossoblu di Romania, gli donò i finlandesi del Kuusysi Lathi, l’avversario più debole (e di gran lunga) fra quelli rimasti in gara. Forse per questo motivo, la Steaua prese l’impegno sotto gamba e rischiò l’inverosimile: nell’andata a Bucarest i campioni rumeni non riuscirono a sfondare il “muro” eretto dagli scandinavi e furono fermati sullo 0-0. Qualificazione in bilico, da giocarsi sul campo finlandese. Tra i grandi laghi la Steaua è molto fortunata e si salva grazie a una rete di Piturca dopo che il Kuusysi si è rese molto pericoloso.
Le semifinali allinearono Barcellona, Anderlecht, Steaua e Göteborg: le ultime due totalmente ignorate dai pronostici. Ai rumeni non andò bene come nei quarti. L’urna gli regalò non il Barcellona, ma i belgi dell’Anderlecht, che all’epoca era un cliente scomodo, favoritissimo per la finale. In Belgio l’andata venne decisa da una rete del giovane Vincenzo Scifo, una delle stelle emergenti, del panorama europeo, mentre in Svezia il Barcellona fu annichilto per 3-0. Dopo le gare di andata, tutti ormai erano sicuri di una finale inedita Gòteborg-Anderlecht. Ma il calcio regala sempre emozioni e sorprese. Nel ritorno i rumeni giocarono una gara diversa dal loro solito. Jenei diede un impostazione offensiva, ma allo stesso tempo molto razionale. Con questo modulo inedito, ribaltarono facilmente la sconfitta dell’andata, guadagnandosi il viaggio a Siviglia per l’atto conclusivo. Nell’altro confronto, il Barcellona riesce nella straordinaria rimonta contro il Göteborg. La rimonta, non porta i nomi dei big azulgrana. Il protagonista della remuntada, fu il rincalzo Pichi Alonso. Una sua tripletta, porta tutti ai calci di rigori. Dagli 11 metri, ci pensa l’esperienza e la freddezza dei suoi compagni.
L’atto finale, che si disputa in terra spagnola, in quel di Siviglia, vede gli “azulgrana” nettamente favoriti per spessore tecnico, carisma, tradizione e fattore campo. Il loro cammino è stato irto di difficoltà, nei turni precedenti hanno speso molto contro Juve e Göteborg. Ma vincendo, il Barça avrebbe aggiunto alla propria bacheca l’unica coppa europea ancora mancante. Al Pizjuan di Siviglia, fra lo stupore generale, andò in scena una finale dai poveri contenuti tecnici. Si sapeva che la Steaua avrebbe opposto al Barcellona un gioco intelligente e opportunistico. Ma di contro i rossoblu, nonostante l’elevato tasso tecnico, esperienza, non fanno breccia nella difesa rumena. Tra i rumeni va segnalata la grande prova della difesa comandata magistralmente dal leader Belodedici, mentre Schuster, il faro del Barça, fu in crisievidente, vittima delle sue bizze e della sua presunzione. Contro un Barcellona abulico, incapace di inventare con un minimo di imprevedibilità ed efficacia, la Steaua raggiunge il proprio obiettivo: portare la partita ai calci di rigore. A quel punto era una vera lotteria. Dove il Barca, aveva tutto da perdere, e gli uomini di Jenei tanto da guadagnare, perché anche in caso di sconfitta, per loro era lo stesso una vittoria. Arrivare in finale, e perderla ai rigori contro quella corazzata, nessuno poteva dire nulla. Nemmeno il severo Conducator Ceausescu, padre padrone della Romania dell’epoca. Nella “lotteria” dei penalty, si erse a protagonista il portiere Helmut Ducadam. Con una freddezza e calma unica, sventò i quattro tentativi dei tiratori catalani. Per la Steaua fu il coronamento di un sogno, il lieto fine di una favola incredibile, per la formazione di Terry Venables fu solo l’ultimo atto di una stagione fallimentare.
Portiere quasi sconosciuto a livello intemazionale, Helmut Ducadam conobbe la gloria nella serata più importante della sua carriera in quel di Siviglia. Ducadam era un portiere atletico, fisico slanciato e potente, dotato di ottimi riflessi, che giocava nella Steaua dal 1983, proveniente dall’UT Arad, con cui aveva debuttato da professionista. Eppure non avrebbe collezionato che due presenze nella Nazionale rumena, perché la sua carriera si interruppe bruscamente e misteriosamente nel 1987 a causa delle fratture subite contemporaneamente a entrambe le mani. Non si mai saputo il reale motivo del perché di quel brusco stop, si sono rincorse voci tutte discordanti fra loro. Causa anche il fatto che all’epoca in Romania si viveva sotto un regime rigido e dittatoriale. Dove il bello ed il cattivo tempo lo faceva la famiglia Ceausescu. Per onor di cronaca vi raccontiamo, che la versione ufficiale parlava di una ferite casuali. Mentre alcuni beninformati, lasciarono trapelare voci riguardo al conflitto con uno dei figli del dittatore Ceausescu. Il giovane figlio, forte del suo potere, gli avrebbe fatto spezzare gli strumenti delle sue prodezze dalla terribile polizia segreta del regime. Il motivo del contendere, sembra fosse un auto di grossa cilindrata, che lo sponsor della coppa, volle donargli come premio, per essere stato l’uomo del match. La verità sull’accaduto, la conosce solo il protagonista, ed in questi non è mai tornato sull’episodio che lo costrinse al ritiro. Con la Steaua vinse la Coppa dei Campioni, due campionati, una Coppa di Romania e fu eletto giocatore rumeno dell’anno nel 1986.

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