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E’ di qualche ora fa la prima (di una lunga serie) riforma targata Tavecchio: rose a 25 per la serie A, con vari obblighi di innesti di giocatori giovani e formati calcisticamente in Italia, e quindi arruolabili per la Nazionale, ma anche l’extracomunitario in più. Come per tutti i cambiamenti non possiamo che sospendere il giudizio e aspettare che la norma, che sarà applicata dal prossimo campionato, dia i suoi frutti. Cominciamo però con l’analizzare la distribuzione dei voti: tutti d’accordo tranne Assocalciatori e Assoallenatori, cioè le due componenti “sindacali” del calcio nostrano. Fermo restando la stima che personalmente nutro verso Damiano Tommasi, sia come (ex) calciatore che soprattutto come uomo (ancora ricordo l’anno in cui giocò al minimo sindacale), mi sembra strano che in un momento come questo si schieri contro una riforma ragionata; non ho ascoltato nè letto sue dichiarazioni in merito quindi non posso che riportare mie impressioni. In base a questa riforma, se venisse applicata oggi, sarebbero circa un’ottantina i giocatori in “esubero”. Già, perchè oggi in Serie A, si contano poco più di 580 giocatori distribuiti, più o meno razionalmente, tra le 20 squadre partecipanti; quindi, quando Tommasi ha votato contro, faceva gli interessi sindacali degli ottanta? Se è così, non ha fatto nient’altro che il suo lavoro. Ma il calcio italiano ha un disperato bisogno di riscoprirsi movimento di eccellenza. E chi ha visto Italia – Croazia si è reso conto che anche una nazionale come quella balcanica sembra, in questo momento, esserci davanti. Certo, se poi la squadra X tessera 23 stranieri e solo due italiani, pare ovvio che il problema non sarà risolto. Ma la clausola che impegna le squadre a tesserare cinque giocatori del vivaio più cinque cresciuti in squadre italiane sembra essere un ottima cosa, come pure la possibilità di tesserare un numero illimitato di under 21. Tesserare un under significa essere certi, o almeno quasi certi, che il ragazzo in questione possa ben figurare in gare ufficiali. Per quanto riguarda l’altra norma, in soldoni, quella della possibilità di tesserare il terzo extracomunitario (cioè ogni squadra che ha già due “extra” in rosa ne può tesserare un altro senza liberare una casella) parrebbe e potrebbe essere attutita dalla prima. In quanto dieci giocatori su venticinque dovrebbero comunque provenire dalle fila delle giovanili.
Come ho già accennato, prima di dare un giudizio definitivo sulla questione aspetterei l’inizio del prossimo campionato. La sensazione è che, finalmente, qualcosa sembra cominciare a muoversi. D’altronde è lo stesso criterio usato dall’UEFA per le liste delle coppe europee: dalla Serie A 2015-2016, tutte le sqaudre, di base, avranno lo stesso numero di tesserati; chissà che per una volta non siamo davvero noi da esempio per gli altri. Una riforma che, tra l’altro, impegnerà presidenti e dirigenti di “manica larga” a fare i loro “affari” (?) con più oculatezza e accortezza.
Mentre vi scrivo, il campionato rischia di perdere per fallimento una delle sue partecipanti, il Parma di Ghirardi. In Lega Pro sembra di assistere a un equilibrista senza rete di protezione, dove molte realtà sembrano già avviarsi verso un’estate di tormenti. Il calcio italiano professionistico ha bisogno di urgentissime riforme, e questa può e deve essere solo la prima di una lunga serie. Riforma dei campionati, non solo in Serie A, ma anche in B e in Lega Pro, e forse anche in D, riforma delle Leghe e dei rapporti tra loro stesse e la federazione, riforma del settore giovanile sono vitali affinchè il nostro sport, gestito per anni come un bene personale da alcuni loschi figuri, si metta al passo con le potenze europee e mondiale e torni ad essere, almeno organizzativamente ai vertici. Al momento Inghilterra e Germania distano da noi come la Via Lattea e la Galassia di Andromeda.
Vincenzo di Siena


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