
Views: 1
Servizio di Paolo Barone @riproduzione riservata
Sono numerosi i dilemmi sui quali l’uomo da sempre riflette e si pone quesiti, l’origine dell’Universo e l’esistenza di Dio sono due tra i maggiori esempi. A Castelvolturno però, nella mente dello studioso di calcio Maurizio Sarri, a tenere banco è un problema di natura ben più pratica. Dopo l’infortunio riportato da Arek Milik, che terrà il polacco fuori dal campo almeno fino a fine gennaio, il meccanismo Napoli pare essersi inceppato, collezionando 2 sole vittorie nelle ultime 6 partite (contro Empoli e Crotone). Alla base dell’attuale crisi partenopea pare esserci un problema di natura realizzativa. Infatti, eccezion fatta per le due partite vinte contro piccole squadre, l’attacco azzurro non è mai stato capace di siglare più di un gol a partita. Il vero punto di domanda è attualmente Manolo Gabbiadini, designato ad inizio stagione come candidato ad una maglia (poi persa) da prima punta nel 4-3-3 sarriano, e partito in pole position per sostituire l’attaccante ex Ajax, ruolo nel quale sta però ampiamente deludendo tifosi ed allenatore. Per meglio comprendere l’enigma legato all’utilizzo dell’attaccante di Calcinate, è opportuno ricalcarne l’evoluzione tattica. Manolo viene acquistato dal club di Aurelio De Laurentiis per la non bassa somma di 13 milioni di euro nel gennaio del 2014. Il giocatore, di proprietà della Juventus, era però definitivamente esploso con la maglia della Sampdoria allenata da Sinisa Mihajlovic. Il 4-3-3 disegnato dal tecnico serbo esaltava infatti le capacità balistiche di Gabbiadini, affidando al ragazzo il ruolo di esterno destro offensivo. Lo schieramento blucerchiato nella prima metà della stagione 2014/2015 Il modo di interpretare il ruolo era però totalmente differente, per intenderci, da quello di un giocatore volto ad attaccare lo spazio come Callejon. In quella Samp, Gabbiadini si abbassava spesso a ricevere il pallone sulla linea dei trequartisti e aveva come principale obiettivo quello di liberare il proprio sinistro, qualità al tiro che ancora oggi lo contraddistingue. In quel primo spezzone di stagione Manolo colleziona 15 presenze condite da 9 reti, in un sistema che ancora oggi sembra esser stato il più adatto alle sue caratteristiche. Passato al Napoli di Benitez le cose non sembrano comunque andare male: colleziona 30 presenze e 11 gol, contendendosi proprio con Callejon il ruolo di esterno destro nel 4-2-3-1, modulo che suona come un mantra per l’allenatore madrileno. La fase offensiva del primissimo Napoli di Sarri. Nell’estate 2015 Rafa lascia gli azzurri per tornare al Real e sulla panchina azzurra arriva Sarri, nato a Napoli ma toscano d’adozione. Nella sua primissima gestione l’ex tecnico dell’Empoli cambia modulo, passando ad un 4-3-1-2 che vede Insigne adattato nei panni di trequartista e la coppia offensiva Higuain-Gabbiadini. Con questo modulo la squadra non sembra però decollare, 2 punti nelle prime 3 giornate e l’odore di un esonero che avrebbe avuto del clamoroso. Sarri rinnova quindi la tattica, cucendo un 4-3-3 più adatto alle caratteristiche degli esterni già presenti nella rosa partenopea. La squadra sfiora lo scudetto ma il nuovo stile di gioco penalizza Manolo, relegato al malinconico ruolo di vice-Higuain e con un record: mai schierato titolare ogni qualvolta il Pipita è a disposizione.
Arriviamo quindi all’attualità: l’attaccante argentino lascia Napoli per recarsi a Torino ed a delinearsi è invece il ballottaggio tra l’ex Sampdoria ed il nuovo acquisto Milik, con quest’ultimo che pare trovarsi maggiormente a proprio agio nel ruolo di finalizzatore. Ma eccoci al punto, dopo l’infortunio del polacco è Manolo il naturale riferimento in attacco, che risulta però incapace di essere incisivo, come mai ? La fallimentare fase offensiva del Napoli, vittima di incompatibilità tra tattica e caratteristiche dei singoli. Osservando la nostra lavagna tattica, possiamo notare come gli esterni offensivi del Napoli tendano a servire tramite cross al centro dell’area il proprio centravanti, abituati ad Higuain prima e a Milik poi. Gabbiadini, non dando le dovute garanzie nel gioco aereo , toglie un punto di riferimento alla manovra offensiva. I suoi movimenti sono invece volti allo smarcamento al limite dell’area, nel tentativo di liberarsi al tiro. Ciò rende più facile il compito dei difensori centrali avversari, che coprono un area semideserta. Non è un caso che ultimamente la pericolosità offensiva del Napoli stia tutta nei tagli di Callejon (linea gialla), a volte vincenti come contro la Juventus. In definitiva, il problema del 24enne italiano sta nel non essere una prima punta, cosa che invece gli viene chiesta incessantemente di fare. Stavolta il buon Sinisa ci aveva forse visto giusto: quel giocatore pagato a suon di milioni era un esterno d’attacco con licenza di uccidere, pardon, di calciare col mancino.

Lascia un commento