Views: 2
Servizio di Isidoro Niola @riproduzione riservata
E sono tredici. Tredicesima vittoria consecutiva della Juve che allo Stadium supera il Genoa per 1-0 e resta nella scia del Napoli a due lunghezze in attesa della partitissima del prossimo 13 febbraio. Superato il record della Juve di Antonio Conte e quasi raggiunta quella della scorsa stagione che alla ventitreesima di campionato aveva soltanto tre punti in più. Si può dire che la rimonta cominciata con il derby dello scorso ottobre sia stata quasi completata ma per Allegri ciò che conta è la vittoria finale. Lo scopriremo nelle prossime due gare di campionato ma soprattutto in quella contro il Napoli che rappresenta il crocevia del campionato. La vittoria contro il Genoa è stata ottenuta di misura grazie ad un autogol di De Maio al trentesimo minuto del primo tempo sugli sviluppi di una grande azione di Cuadrado, riscopertosi nuovo Garrincha, ma non si può dire di aver assistito ad una brillante prestazione dei bianconeri che sul piano del gioco hanno sicuramente fatto un passo indietro rispetto alle performances offerte nelle ultime quattro gare di campionato e di coppa Italia. A cio si aggiunge il grave infortunio patito a Caceres nel secondo tempo che, nel tentativo di superare di testa Pavoletti, cade male sul terreno di gioco e si fa male al tendine d’achille del piede destro. La smorfia di dolore dell’uruguaiano, uscito in barella, la dice lunga sulla gravità dell’infortunio. In mattinata si attendono gli esiti degli esami strumentali. Così come non è piaciuto il comportamento di Simone Zaza, subentrato a metà secondo tempo ad uno spento Morata, che si è fatto espellere dall’arbitro Russo per un fallaccio gratuito ai danni del difensore genoano Izzo, lasciando così i compagni in inferiorità numerica negli ultimi minuti di gara, aumentando la sofferenza dei bianconeri nella difesa del prezioso vantaggio. La Juve era scesa allo Stadium con alcune defezioni visti gli infortuni di Khedira, Mandzukic e Asamoah. Precauzionalmente senza Chiellini e Sturaro, quest’ultimo papabile sostituto di Khedira, Allegri aveva mandato in campo il classico 3-5-2 con Caceres, Bonucci e Barzagli davanti a Buffon. Cuadrado, Pogba, Marchisio, Padoin ed Evra a centrocampo. Dybala e Morata in attacco. Il Genoa di Gasperini aveva tenuto egregiamente il campo imbrigliando le manovre dei bianconeri ed aveva in Tcham il francobollatore di Marchisio. In avanti troppo isolati Cerci e Pavoletti. Per sbloccare il risultato occorreva soltanto una invenzione degli uomini di maggior fantasia e così è stato. Ci provava Dybala attorno al quarto d’ora della prima frazione di gioco con un sinistro di poco a lato ma il gol vittoria arrivava un quarto d’ora dopo. Cuadrado, di gran lunga con Barzagli il migliore dei suoi, se ne va sulla destra e con una finta degna del miglior Garrincha penetra in area, crossa al centro per l’accorrente Morata ma il pallone viene deviato in rete da De Maio nel tentativo di anticipo sull’attaccante spagnolo. Sarà questa l’unica emozione del primo tempo. Nella ripresa Allegri è costretto a fare dei cambi. Evra esce per problemi intestinali ed entra Alex Sandro mentre Zaza rileva uno spento Morata. È proprio l’attaccante di Policoro ad avere la migliore occasione per raddoppiare e chiudere la partita: Dybala lancia l’attaccante che entra in area ma a tu per tu con Perin si fa bloccare il pallone dal giovane portiere genoano. Il Genoa risponde con Pavoletti il cui destro dalla distanza viene respinto da Buffon. Poi l’infortunio a Caceres costringe il tecnico livornese ad inserire Rugani mentre l’espulsione comminata a Zaza a pochi minuti dalla fine costringe la Juve a difendere con una certa sofferenza il vantaggio. Tutto è bene quel che finisce bene. Adesso il prossimo appuntamento è per domenica prossima al Matusa di Frosinone dove i bianconeri proveranno a centrare la quattordicesima vittoria consecutiva.

Lascia un commento