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Giù il cappello davanti a Sua Maestà la Frattese. Capolista dopo il turno infrasettimanale di oggi pomeriggio che l’ha vista demolire allo “Ianniello” la Gelbison (6-0). Nerostellati che quindi si prendono la vettà con 25 punti scavalcando la Cavese, ferma a 23 e di riposo questo mercoledì. Siracusa che, seppure dovesse avere la meglio sull’Aversa Normanna nel posticipo di questa sera al “De Simone”, si attesterebbe al massimo a 24 punti. Un incubo la gara per i rossoblù di Pasquale Logarzo, tenaci per una decina di minuti prima di implodere clamorosamente davanti alla furia avversaria manifestatasi a suon di gol e di scorribande nei pressi del numero uno Di Filippo. In quel frangente, la Frattese ha fatto fatica ad uscire con più velocità e precisione dalla propria zona difensiva, affidandosi poi a qualche traversone in area senza costrutto. Ma era solo una fase di normale assestamento. La crisi della Gelbison, mestamente penultima, non è soltanto di ordine tecnico e psicologico, nonostante la presenza di qualche elemento di categoria superiore come Patrizio Caso o Fabio De Luca, se non lo stesso Andrea Cammarota che di trascorsi tra i professionisti ne ha e anche tanti. La fragilità mentale del gruppo si fonde mai come in questo caso con problematiche soprattutto atletiche, e che hanno fatto venire allo scoperto la cattiva condizione di giocatori appesantiti e sistematicamente in apnea nei contrasti e nelle seconde palle. Per la Frattese, già superiore per organico ed intelaiatura di gioco, il match si è trasformato strada facendo in un’amichevole che ha divertito comunque gli oltre 500 spettatori presenti. Tanti anche gli addetti ai lavori puntuali a questo appuntamento, come i direttori sportivi Peppe Panico, Antonio Matrisciano, Pasquale Costagliola, Pietro Scamarcia, Ciro Raimondo e Tonino Simonetti, o i tecnici Sasà D’Angelo, Giovanni D’Alessio e Franco Fabiano. Per l’occasione, Stefano Liquidato ha schierato il solito 4-3-3 con Rinaldi tra i pali e Capaldo e Della Monica sulle fasce supportati da Nocerino e Tommasini (fuori Varchetta per squalifica). Mediana affidata alla regia di Costanzo con Ammaturo e Vaccaro a sostegno e tridente da mille e una notte Celiento-Longo-Marotta. Gelbison che ha risposto con un 4-4-2 con Manzillo più arretrato davanti alla difesa e Rabbeni in tandem con De Luca in attacco. Finita la fase di studio, la Frattese sblocca la contesa a metà primo tempo con un rigore di Costanzo concesso dal ternano Bertolino per atterramento di Marotta ad opera di Caso. Per i padroni di casa è il premio per un predominio territoriale che iniziava a farsi sempre più evidente. La Gelbison si squaglia come neve al sole e decide di arrendersi anticipatamente. Nocerino va in rete di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo ma il pallone aveva già varcato la linea al di là della traversa della porta difesa da Di Filippo. Sono le prove per il raddoppio di Fiore Ammaturo che raccoglie una corta respinta del portiere cilentano, uscito su un traversone di Marotta, e deposita facilmente in rete di testa. Davvero pregevole la prova di questo centrocampista classe ’97, un elemento sicuramente da monitorare per intelligenza tattica ma anche per personalità e tempi giusti nelle interdizioni. Dall’altro lato, la punizione di Manzillo finisce di poco alta sulla traversa, quindi Longo serve Celiento il cui diagonale da pochi passi è respinto da Di Filippo (a fine gara il pipelet di Logarzo risulterà il migliore dei suoi), poi inizia il Costanzo show. Il regista frattese prima si inserisce a destra capitalizzando un assist sapiente e mettendo nel sacco con un bel sinistro leggermente deviato, poi nell’area piccola, a porta quasi sguarnita, timbra il 4-0. I cilentani, prima del poker, si erano visti con una conclusione ravvicinata dell’albanese Mejri ben parata da Rinaldi. Finisce il primo tempo ed è un sollievo per i rossoblù, alla mercè totale dei nerostellati. Logarzo, evidentemente contrariato, nell’intervallo provvede ad un doppio cambio: fuori Caso e Marmolo (prestazione choc per loro), dentro Monzo e Albino. Ma le cose non cambiano. Anzi, finiscono per peggiorare. Perché la Frattese non vuole accontentarsi e gli ospiti non possono che stare a subire. Longo scalda il piede ma viene murato da Di Filippo, poi De Luca con arguzia serve di testa Rabbeni ma Rinaldi è attento sulla botta a colpo sicuro dell’11 cilentano. Sempre Longo non ci sta ad uscire dal campo a bocca asciutta e continua nel suo duello personale con Di Filippo: la sua voglia di far gol è costante, quasi febbrile. Un diagonale viene bloccato dal numero uno ospite: il servizio gustoso è di Marotta che poi sfonda a destra, come gli era successo per quasi tutta la gara con una facilità impressionante, e regala un pallone d’oro a Celiento. L’esterno mancino nerostellato, forse troppo sicuro di segnare, appoggia il pallone nelle mani di Di Filippo senza metterci la necessaria potenza per batterlo. Nel mezzo, Longo la rete l’aveva anche gonfiata con un bel pallonetto, subito però annullata per fuorigioco. Poi proprio Celiento cala la manita con un numero da urlo: accelerazione a sinistra, rientro sul destro e bolide a giro che fa secco Di Filippo. E’ una perla che fa alzare in piedi il pubblico presente mandandolo in estasi. Mancano ancora una ventina di minuti e si immagina che la Frattese possa giocare sul velluto, senza infierire su un avversario già umiliato in lungo e in largo. Ma non è così, soprattutto per la fame illimitata di Longo. Perché, mentre De Luca, servito da Rabbeni, chiama Rinaldi ad un buon intervento, il bomber tascabile fa la voce grossa nel pieno dell’area di rigore andando ad impattare di testa un bel traversone del neo entrato Acampora (palla alta). Da applausi la trama scritta dalla catena di sinistra, con passaggi veloci e di prima fino alla mancata finalizzazione di Longo. Che poi deve maledire la cattiva sorte perché coglie un palo di netto inzuccando l’ennesimo cross di un incontenibile Marotta. Quindi il meritato premio col diagonale che fredda di Filippo. Il servizio sempre di Marotta, manco a dirlo. Il set è calato e i tifosi sono in delirio. Il primato è uno sfizio. Ha un valore simbolico che amplifica orgoglio ed euforia. Questa Frattese può sognare perché ha le qualità e la compattezza ambientale per farlo. E perché la società non farà venir meno quei tasselli fondamentali per colmare eventuali gap con le big. La Gelbison, invece, è tutta da rifare, per dirla con Gino Bartali. No, non è giudizio sommario. E’ la realtà del momento che disegna la fase crepuscolare di una squadra a cui, al di là delle responsabilità specifiche di Logarzo, va data una scossa strutturale alla riapertura del mercato invernale. Diversamente, il destino rossoblù appare già segnato.


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