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servizio di Vincenzo Capretto @ riproduzione riservata
Purtroppo, non sono bastate le ravvisaglie di sabato scorso a Firenze, per convincere Ancelotti a optare per un modulo diverso. Allo stato attuale, con la forma precaria di alcuni calciatori, diventa improponibile il 4-2-3-1 e ancor di più se vai a giocare in casa della squadra più forte d’Italia. Checché se ne dica, la Juventus, resta tale a prescindere chi sieda in panchina.
Su una cosa però siamo d’accordo con Ancelotti, 3-3 o 4-3 non cambia nulla. Per un’ora intera la Juventus prende letteralmente a pallate il Napoli, e la cosa che più sorprende è che non solo si evidenzia il divario tra le due squadre ma sono gli azzurri che sono inferiori a sé stessi. La Juventus gioca un ottimo calcio per sessanta minuti anche se ancora lontana dalla Juve che immagina Sarri. In ritardo fisicamente e mentalmente il colpo dell’estate De Ligt. Bene un soprendente Higuain. Devastanti in certi momenti Khedira e Matuidi.
Dopo aver preso sei reti tra Firenze e Torino il buon senso ha prevalso, quando pochi minuti prima del 3-0, il tecnico di Reggiolo decide finalmente di mettersi con un più equilibrato ed efficace 4-4-2. Certo, si potrà dire che il Napoli aveva fatto una rimonta memorabile, e l’ha persa solo con uno sciagurato autorete al 93’, ma la sostanza non cambia. I tre goal fatti in quindici minuti sono frutti di più fattori. I partenopei diventano più equilibrati con Ruiz che finalmente viene abbassato sulla linea del centrocampo ed eliminando di fatto il trequartista centrale. L’uscita di Ghoulam, al momento lontano dalla forma migliore, per Rui e l’ingresso del messicano Lozano per Insigne, danno vivacità, movimento e profondità alla manovra. Senza non dimenticare che la Juve stacca letteralmente la spina per mancanza di ossigeno.

In realtà Ancelotti commette anche un altro grave errore e purtroppo non è la prima volta. Con una Vecchia Signora sulle gambe e con l’entusiasmo di aver rimontato una partita ormai persa, non puoi avere la sindrome del braccino corto. Il colpo andava dato e siamo certi sarebbe stato letale.
Nella conferenza post gara qualcuno ha chiesto al tecnico partenopeo proprio questo, ovvero perché non abbia provato a vincere nel finale. Don Carlo si è appellato a l’unica cosa che poteva dire, la stanchezza. Sappiamo bene che non è così, non è la prima volta che gli azzurri raggiungono l’obiettivo e si fermano. Su questo bisogna lavorare ma non solo sulla testa dei giocatori.
Inutile entrare nei dettagli di ogni singolo giocatore, così come ci sembra ingiusto buttare la croce su Koulibaly, in evidente ritardo di condizione, ma non solo lui. Auspichiamo per il bene del Napoli che mister Ancelotti non si intestardisca in questo momento con questo modulo, perché un Napoli come la prima mezz’ora di Firenze e poi un’ora allo Stadium, rischia di fare brutte figure anche con squadre meno blasonate.
Sia chiaro l’idea del mister è ottima, audace e di spessore, ma questo non è il momento giusto per attuarla. Comprendiamo anche che sarà costretto a riprovarci, per non sconfessare sé stesso ed il mercato che ha voluto ma per ogni cosa c’è il suo tempo.

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