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Servizio di Isidoro Niola

Un amore impossibile, un incantesimo che non si spezza e quelle poche volte che si è concesso è stato a costo di lacrime amare e sofferenze indicibili. L’amore tra la Juve e la Coppa dei Campioni, adesso Champions League, non è mai sbocciato. Un feeling spezzato sul più bello, che ai romanzieri avrebbe fatto scrivere pagine e pagine per raccontare di una storia maledetta tra la Vecchia Signora e questa Coppa davvero stregata. Nove finali, perse sette. L’ultima ieri sera nella cornice del “Millennium” di Cardiff quando la Juve ha sicuramente giocato la sua finale più brutta conclusasi con un tremendo 4-1 inflittole dal Real Madrid dell’ex Zidane, proprio lui che da calciatore di finali con la maglia bianconera ne aveva giocate due, naturalmente perse entrambe. La storia proibita comincia nel 1973. La Juve gioca la sua prima finale di Coppa dei Campioni a Belgrado contro l’Ajax dell’incommensurabile Crujiff. Sulla carta gli olandesi sono più forti, detengono la coppa e poi i “lancieri” sono imbottiti di campioni. Un gol a freddo segnato da Rep taglia le gambe ai bianconeri che sembrano impotenti al cospetto degli olandesi. Niente da fare, ci sarà tempo e modo per ritornare sul palcoscenico europeo. Passeranno dieci anni per ritrovare la Juve in finale. Siamo nel 1983, stadio del Pireo di Atene. Questa volta i bianconeri sono strafavoriti contro l’Amburgo. Nella Juve giocano i sei campioni del mondo di Spagna ’82 più Platini, Boniek e Bettega. Sulle bandiere dei 50.000 juventini accorsi ad Atene è già stampata la coppa dalle grandi orecchie. Ma poi succede che all’8′ Magath dell’Amburgo mette il pallone nel sette dove Zoff non può mai arrivare. Sarà 1-0 per i tedeschi. Anche stavolta lacrime, magoni, rospi ingoiati. L’appuntamento è rinviato di soli due anni. Bruxelles, meglio dire Heysel 1985. Si consuma una delle più incredibili e tremendi tragedie di sempre. 39 tifosi juventini morti schiacciati dalla furia omicida degli hooligans, i supporters del Liverpool. Perché la Juve gioca contro quegli inglesi detentori del titolo. Questa volta la Juve la coppa la vince grazie ad un rigore di Platini ma non c’è festa, solo lutti e commozione. Passeranno altri undici anni per rivedere la Juve in finale. Si gioca a Roma contro l’Ajax che però non è quella di Crujiff e del calcio totale. La Juve dopo nove anni di astinenza è ritornata a vincere il campionato e vuole la coppa. Ci sono Vialli, Del Piero, Ravanelli, Ferrara ecc. A Ravanelli risponde Litmanen. 1-1 fino ai supplementari. Si va ai rigori. Questa volta i bianconeri non sbagliano, li segnano tutti. Finalmente è trionfo quando Jugovic infila il pallone alla destra di Van Der Sar. Questa volta si può gioire. La Juve è padrona d’Europa e per due anni di fila conquista la finale. Monaco di Baviera 1997, avversario è il Borussia Dortmund imbottito di ex juventini. Vinceranno i tedeschi 3-1 anche se Del Piero segna un gol d’antologia. L’anno seguente si va ad Amsterdam contro il Real Madrid. Partita bruttissima. Decide in fuorigioco Mihatovic dei Blancos. Arriviamo al 2003. La Juve ha superato nell’ordine Barcellona e Real Madrid e arriva in finale a Manchester da favorita contro Il Milan di Carletto Ancelotti, appena due anni prima allenatore bianconero che aveva perso un incredibile scudetto nel pantano di Perugia. 0-0 i tempi regolamentari e poi i supplementari. Si va ai rigori. Questa volta il dischetto punisce i bianconeri. Vince il Milan con il decisivo rigore di Schevchenko. Passano 12 anni prima di vedere di nuovo la Juve in finale. La Vecchia Signora è padrona incontrastata in Italia, ha vinto 4 scudetti di seguito, è ritornata dove deve essere dopo Calciopoli e il purgatorio della B e dei settimi posti in campionato. A Berlino ha di fronte il Barcellona campione di tutto. Non c’è storia perché i Blaugrana vincono 3-1. Pochi rimpianti. Dopo due anni la Juve ci riprova. A Cardiff arriva dopo aver vinto il sesto scudetto consecutivo e tre coppe nazionali. Ha Higuain e Dybala ma il Real ha CR7. Un primo tempo giocato alla pari ma nel secondo si spegne la luce e buona notte! Un romanzo d’amore però non può finire così. Ci sarà un seguito. Chi vivrà vedrà.

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