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Servizio di Luca Alvieri @produzione riservata
Quando Stefano Pioli firmò per l’Inter, abbiamo tutti pensato al classico traghettatore con intenzione di trascinare questa barca malandata, fino alla fine del campionato senza pretese e senza obbiettivi. Ma almeno, fino adesso, c’è tutt’altro che calma attorno all’ambiente nerazzurro, soprattutto, dopo l’orrenda prestazione di Napoli.
L’ex tecnico della Lazio, dopo tutto, aveva iniziato più o meno bene la sua nuova esperienza sulla panchina dell’Inter, dando fame e cattiveria alla squadra capitanata da Icardi. Fame mostrata subito nel primo impegno, il derby col Milan.
Contro i rossoneri, l’Inter scese in campo con voglia di mostrare a tutti che quella non era una squadra finita, che poteva ancora lottare, a dir di Pioli, per un posto in Champions. Ma in quel match, oltre a pressing e intensità, sono sorte le classiche lagune difensive, che hanno portato quasi a perdere quel derby, poi acciuffato al 92° da Perisic.
Inutile citare la partita con l’Hapoel Beer-Sheva, altrimenti, l’articolo..finirebbe qui.
Passiamo alla vittoria con la Fiorentina di lunedì scorso, dove in meno di mezz’ora, l’Inter era già in vantaggio per 3 reti a 0. Un inizio impetuoso per i nerazzurri, dove non hanno nemmeno dato il tempo di rifiatare agli uomini di Sousa.
Quella partita, però, fu condizionata nettamente da un espulsione inesistente di Gonzalo Rodriguez, che lascia la Fiorentina in 10 uomini por tutto il secondo tempo. Ma nonostante l’inferiorità numerica, è la viola a fare la partita per tutto il resto della gara, ed essere in vantaggio di tre reti e di un uomo sul terreno, per poi rischiare di pareggiare quella partita, non è affatto un punto a favore per la personalità della tua squadra.
Arrivando, sfortunatamente, a parlare della partita di ieri sera, possiamo soltanto apprendere che l'”effetto Pioli”, è già svanito. L’Inter ieri sera non è mai praticamente scesa in campo, sia a livello mentale, che livello tattico.
Se vogliamo analizzare i punti a favore per Pioli, c’è n’è soltanto uno: la resurrezione di Marcelo Brozovic. Giocatore inspiegabilmente tenuto in panchina da Frank De Boer.
Parlando, invece, dei punti a sfavore per l’ex laziale, ne troviamo molti di più. Partendo dal modulo: totalmente senza senso usare il 4-2-3-1 per poi buttare, letteralmente, un giocatore dalle qualità tecniche enormi come Banega, in tre metri di spazio dietro ad Icardi. Come altrettanto senza senso, la titolarità inamovibile di Kondogbia. Un giocatore, che dopo tre metri palla al piede perde la sfera, oppure che fa passaggi orizzontali a metà campo, per me, dovrebbe stare soltanto in tribuna.
Posso stare qui, fino a domani, ad elencare i problemi dell’Inter in mezzo al campo, ma una cosa è certa, aveva ragione Paolo Cannavaro: “L’Inter sta ‘nguaiat wagliù”

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