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Non vorremmo trovarci nei panni del ri-nuovo allenatore della Roma, mister Luciano Spalletti. La sua squadra è uscita dallo Juventus Stadium con una sconfitta e con zero tiri nello specchio della porta. Zero. È questo il dato preoccupante, la notizia della sfida contro la Juventus di Allegri. Il resto è aria, al massimo rumore di sottofondo. C’è ancora tanto da lavorare, e questo si sapeva. Si sperava però che il cambio tecnico riuscisse a destare almeno dal torpore, se non dal sonno profondo, alcuni elementi. Insomma, nessuno si aspettava una squadra rivoluzionata e con delle idee brillanti, ma come minimo sarebbe stato lecito vedere undici uomini che cacciassero gli attributi in campo. Invece niente. Difesa a oltranza e lanci in avanti per un Dzeko isolato e imbrigliato nella morsa Chiellini-Barzagli. Praticamente un topolino nella lettiera di un gatto. L’assetto tattico è cambiato, certo. Se dovesse essere promosso a modulo definitivo, difesa a tre con De Rossi che torna a ricoprire il ruolo di centrale difensivo, posto nel quale si è sempre adattato egregiamente, ma che non riesce a valorizzarne le caratteristiche. Danielino è un centrocampista. Punto. Manolas è stato spostato sul centro destra, e meno male che Kostas c’è. Rudiger è stato posizionato sulla sinistra, ma continuiamo a ritenere che il suo ruolo ideale sia quello a bordo campo. L’indolente bosniaco è stato messo a fare la mezz’ala, con compiti sia di impostazione che di copertura. Un paio di telecronisti Sky hanno avuto il barbaro coraggio di dire che ha giocato pure una buona partita. Questa rubrica, sforzandosi, al massimo si è ricordata di un calcio di punizione che stava per andare in porta, ma che alla fine un giocatore della Juve è riuscito fortunosamente a deviare. Sotto il calcio piazzato, niente. I ruoli che hanno suscitato maggiori perplessità, però, sono stati quelli di Radja Nainggolan e Mohamed Salah. Il belga è stato visto da Spalletti come trequartista nelle ultime due uscite della squadra giallorossa. Lo stesso tecnico toscano, infatti, ha dichiarato che lo considera un centrocampista che deve essere libero di interpretare il ruolo. Può darsi che abbia ragione, ma fino a questo momento abbiamo ammirato il ninja per la furia agonistica e i palloni recuperati,non per le prodezze da numero dieci, alle immediate spalle della prima punta. Forse si tratta di una mossa tattica per aggredire subito il primo portatore di palla avversario. Il tempo ci dirà. L’altro leone in gabbia, almeno questa è l’impressione che ha dato, risponde al nome di Salah. L’egiziano sembrava spaesato, sempre alla ricerca della zolla giusta, e sempre circondato da avversari. Infatti scaricava subito palla all’indietro, come un Gattuso qualunque. Su Dzeko, onestamente, questo modesto spazio si è stancato di aspettarlo. È vero che ha ricevuto pochi palloni giocabili, ma è anche vero che non ha mai fatto sentire il corpo, i centimetri, la forza fisica. Con rispetto parlando, è proprio “na pippa”. Sulla Juventus c’è poco da dire. Non ha fatto sfracelli e non ha realizzato una goleada, per fortuna della Roma, ma ha dominato il campo dall’inizio alla fine. E ha un valore aggiunto: Dybala. Il furetto argentino è imprendibile, e il gol che ha messo dentro merita solo di essere applaudito. Per rapidità d’esecuzione e capacità tecnica. La Roma è ormai definitivamente fuori dalla lotta per lo Scudetto. L’obiettivo massimo è il terzo posto. Il mercato di gennaio, intanto, ha visto sbarcare a Trigoria Diego Perotti, proveniente dal Genoa. Forse arriverà anche l’ex Milan Stephan El Shaarawy. Nulla da dire sulle doti tecniche di entrambi. L’inserimento negli schemi è ancora da valutare, ma sono due giocatori reduci da importanti infortuni e sempre a rischio. Alla Roma piace il brivido, c’è poco da fare.


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