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Era il 27 maggio 2001 quando Michael Schumacher tagliava il traguardo del Gran Premio di Monaco davanti a Rubens Barrichello, tingendo l’asfalto del Circuito più storico, leggendario e fascinoso che il mondo della Formula 1 conosce di un Rosso vivo, quello Ferrari.
Una vittoria che per i successivi 15 anni è uscita dal dizionario di Maranello come fosse una maledizione; Montecarlo è diventata colonia prima della McLaren, poi della Red Bull del mago Newey, infine della Mercedes di Lewis Hamilton e, sopratutto, Nico Rosberg, vincitore per tre edizioni consecutive tra il 2013 ed il 2015. Domenica 28 maggio 2017, il giorno dell’addio al calcio di Francesco Totti e della fine del Giro d’Italia, la copertina torna a prendersela la Ferrari, l’asfalto monegasco torna a pitturarsi di quel Rosso di cui parlavamo in precedenza; un Pianeta Rosso, come Marte, il più simile alla Terra tra quelli del Sistema Solare.
A pensarci bene, un marziano in quel di Montecarlo sembra essere apparso. Sebastian Vettel trionfa davanti a Kimi Raikkonen, al termine di una prestazione mostruosa che non ha lasciato spazio ad alibi complottistici (Hamilton stesso ha “accusato” la Ferrari di aver favorito Sebastian). Il tedesco ha tallonato il compagno di squadra, partito in pole, sin dalla prima curva, per poi inanellare una serie di giri “da qualifica” impressionanti quando Kimi è rientrato ai box per il cambio gomme. Come in apertura di stagione, dunque, Vettel ha sfruttato quello che avevamo un po’ presuntuosamente definito un “Overcut”, ritardare la sosta per spingere al massimo e tentare il sorpasso. Di certo a Montecarlo non poteva che pagare tale strategia: circuito storicamente avverso ai sorpassi e, anzi, contraddistinto da un traffico che, come ha imparato Raikkonen (ma anche Bottas) può essere letale.

Il dominio della Ferrari è stato netto. Vettel e Raikkonen hanno dominato l’intero weekend, sin dalle prove libere, mentre Bottas e Hamilton faticavano a trovare il giusto assetto e a smaltire i problemi di grip, alle prese inoltre con l’atteso ritorno in auge della Red Bull, che ha chiuso al terzo posto con Daniel Ricciardo, autore di un’altra super-gara dopo quella sfortunatissima dello scorso anno. Era prevedibile che la Rossa partisse qui con i favori del pronostico, in virtù della caratteristica del passo corto che garantisce una vettura magari non eccessivamente potente, ma tremendamente agile: meno meccanica a favore dell’aerodinamica, insomma. E Vettel ringrazia. “La macchina è stata un piacere oggi” è una frase che si è sentita praticamente al termine di ogni Gran Premio; la sensazione è che la SF70-H sia davvero la migliore del lotto, e se porterà migliorie alla Power Unit (prossima tappa Montreal, ne sapremo certamente di più) rischia di diventare davvero la favorita di questo Mondiale.
In casa Mercedes ci si lecca, invece, le ferite. Bottas chiude al quarto posto, sopravanzato da Ricciardo in occasione del pit-stop ma mai in grado di impensierire quelli davanti, nemmeno nei primi giri. Il filandese, anzi, ha rischiato nel finale di finire nelle fauci di Verstappen, ed è solo grazie alla poca propensione di Montecarlo ai sorpassi se è riuscito a resistere agli assalti dell’olandese. Hamilton, partito 13esimo, è stato autore di una gara piuttosto anonima.
Zero sorpassi per lui in pista, settimo posto finale (dietro all’ottimo Sainz) grazie ad un ritmo che lo ha certamente favorito in occasione del pit-stop nei confronti di contender quali Renault o Force India. Passo falso importante, quello dell’inglese, che vede scappar via Vettel nella classifica iridata. Il tedesco, a +25, è alla prima vera fuga della stagione.
E poco importa se stavolta non c’è davvero stato spettacolo: nessun sorpasso in pista riuscito, due quelli tentati che hanno miseramente portato a due incidenti da Safety Car. Siamo certi che i tifosi Ferrari, per una volta, abbiano accettato il compromesso.

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