16 Maggio 2026
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Il campionato dei ricorsi

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L’altro giorno, parole di Tavecchio, abbiamo appreso che la riforma dei campionati, annunciata all’atto del suo insediamento come “epocale”, sarebbe ostacolata dai soliti motivi economici. Si discute sulla mutualità, un istituto alquanto strano nella sua originalità. Ma a volte, può capitare che laddove non arrivino gli uomini, di calcio in questo caso, possa dare una mano la sorte, il caso. Se è risaputo che tra Serie A e B ci sono almeno quattro società di troppo (l’ideale sarebbe costituire una massima serie a 18 squadre e il torneo cadetto a 20), molti non sanno in che situazione e quali travagli abbia patito la terza lega, la base del professionismo. Squadre oberate di debiti, o senza la forza finanziaria per affrontare una categoria pro, una categoria infetta dal cancro del calcioscommesse che, mai come nel passato, si ripropone con una frequenza aberrante.
Ieri il commissario straordinario Miele, ricordiamo che la Lega Pro è commissariata da mesi, dopo la fine dell’impero di Macalli, aveva ufficializzato il format a 54 squadre con tre gironi da 18 e quattro incognite, frutto dell’attesa per le sentenze del calcioscommesse e per la mancata iscrizione del Castiglione che, pur promosso dalla Serie D, ha rinunciato a prendere parte al professionismo.
Ricordate Marco Amelia? Forse qualcuno si, portiere normale con una discreta carriera in massima serie e un mondiale vinto da panchinaro, oggi presidente della Lupa Castelli Romani: “Leggo nella lista delle squadre inserite nei gironi le X e le Y: qui serve un professore di algebra. La mia società è stata inserita nel Girone C, dal punto di vista delle trasferte sarà un’impresa sia per noi che per le squadre che verranno a giocare da noi, nel bellissimo stadio di Rieti. È un ulteriore disagio anche per i tifosi che desiderano seguire le proprie compagini. Vorrei capire sinceramente quali sono i criteri che portano a certe decisioni.
Il format della Lega Pro è a 60 squadre e, in base alle norme federali, difficilmente potrà essere modificato. Se la composizione dei campionati arrivasse al Tar, i tifosi avrebbero tutto il diritto di protestare. È giusto dare la possibilità di essere ammesse alle squadre che hanno i requisiti. Per quanto ci riguarda, vorremmo che fossero rispettati i verdetti del campo. La Lupa ha vinto due campionati consecutivi di Eccellenza e Serie D, conquistandosi la Lega Pro sul campo e non nei tribunali”. (fonte tuttolegapro.com). Dello stesso parere tanti altri giornalisti e addetti ai lavori che seguono da vicino le sorti della ex serie C; il tutto scaturito dal ricorso presentato dal Seregno, direttamente al CONI, che, qualora dovesse trovare accoglimento imporrebbe a federazione e lega di riammettere o ripescare altre sei squadre. Il ricorso del Seregno verte sul precedente dell’anno scorso quando la lega di B fu costretta a riammettere una ventiduesima squadra liddove l’intenzione era di cominciare a sforbiciare e giocare un campionato “monco” a 21 team. In pratica si chiede l’applicazione degli articoli 49 e 50 delle NOIF. Ma, mi permetto di ricordare, che quest’anno il problema era che la maggior parte di coloro che avevano fatto richiesta di ripescaggio non avevano garantito le coperture finanziarie necessarie per l’iscrizione ai campionati. Ma qui non siamo giuristi; siamo appassionati di calcio, secondo i quali una Lega Pro a 54 squadre sarebbe l’ideale, la struttura definitiva per il rilancio del calcio professionistico di base. Tornei più brevi, più concentrati, più avvincenti, ma soprattutto con società aventi una struttura economica solida. O almeno si spera. Ma oramai siamo nel bel mezzo di una guerra combattuta a suon di ricorsi. Sperando che il pallone torni presto a rotolare. Sentenze permettendo.

Vincenzo di Siena

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Collaboratore del sito www.footballweb.it cura la Casertana

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