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Rafael, Koulibaly, Hamsik. I peggiori della prima parte di campionato, le croci dei tifosi, i bidoni del “Fantacalcio”. Si sono riscattati tutti. Il primo perché ha parato i rigori della Juventus, mica una Longobarda qualsiasi. Il secondo perché, dopo l’errore sul primo goal dei bianconeri, firmato Tevez, ha concluso la sua partita in crescendo. Ha salvato, sulla linea, un tiro a botta sicura di Vidal. Ha trasformato dagli undici metri uno dei rigori ad oltranza. Non ha mai perso la calma. Il terzo perché si è rivisto in campo, e non per la cresta. Ha sfiorato il goal in un paio di occasioni, ha preso un palo, ha giocato e lottato per la squadra. Una prestazione, la sua, intrisa di personalità e cattiveria agonistica. Qualità che, troppo spesso, gli sono mancate negli ultimi due anni. Le ha riversate tutte in una sera. Higuaìn, del resto, non si è fatto attendere. La sua doppietta ha trascinato l’odiata “vecchia signora” alla lotteria dei calci di rigore, poi alla sconfitta. Una catastrofe meritata. Sì, perché chi va in vantaggio due volte, prima nei novanta minuti e poi nei supplementari, poi ha, per ben due volte, la possibilità di mettere a segno il rigore decisivo, e non lo fa, non può appellarsi alla sfortuna. Deve fare mea culpa. E deve inchinarsi alla determinazione che il Napoli non ha messo contro il Chievo, l’Udinese, l’Atalanta, il Cagliari e l’Empoli. Per l’ennesima volta ci si ritrova a fare i complimenti alla banda Benitez per una cosiddetta “partita secca”. Anche se il modulo è sempre lo stesso, comprese le lacune. Manca qualità in mezzo al campo, c’è poco da fare. Gargano, encomiabile per impegno e capacità di recuperare palloni, non ha i piedi per costruire gioco. La difesa balla a ogni attacco. Alcuni elementi dovrebbero fare panchina, come Callejon (imperdonabile la rete divorata) e Mertens, ma non ci sono sostituti. Eppure, il Napoli ha conquistato la Supercoppa italiana. Di fronte, forse, una Juventus stanca, poco concentrata e desiderosa di andare in vacanza. Eccetto Carlos Tevez. La sua sfida personale contro il dirimpettaio azzurro, il Pipita, è finita in parità. Due doppiette. Quattro goal di pregevole fattura. Nelle casse del Napoli, per questa vittoria, arriveranno circa tre milioni di euro. Il presidente De Laurentiis è stato tra i primi a scendere in campo, per abbracciare i propri dipendenti. Nei prossimi giorni, sulle ali e sull’onda dell’entusiasmo, avrà buon gioco a sostenere, spalleggiato dalla stampa compiacente, che questa squadra è forte così com’è, che non ha bisogno di particolari rinforzi. Tutti ai suoi piedi fino alle prossime, prevedibili, brutte figure in campionato. E poi si ricomincia con il mercato e le lacune aziendali e societarie. L’ambiente all’ombra del Vesuvio è fatto un po’ così. Schizofrenico, con disturbo di personalità.


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