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Il Bosio parlante: Napoli, con Zeman non sempre si fa festa

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Avevano fatto i conti senza l’oste. Tutti. I giocatori del Napoli, dopo il fulmineo e casuale due a zero. La stampa, passata dal martirio di Benitez alla sua canonizzazione. E naturalmente il tifoso medio al bar, tutto un “oggi ne prendono cinque o sei, quelli pensano solo ad attaccare ”. Infatti, gli uomini del tecnico boemo hanno attaccato. Con velocità e qualità. Avrebbero meritato la vittoria, altro che il pareggio. Ekdal, Farias e Ibarbo hanno fatto quello che il Napoli non è riuscito a creare per tutta la partita. Calcio. La banda Benitez, incassati troppi complimenti con Roma e Fiorentina, è scesa in campo, forse, con l’erronea convinzione di aver già vinto. Higuaìn ha sfruttato l’unico svarione della difesa sarda e ha portato in vantaggio gli azzurri. Inler ha gettato fuoco sull’illusione, indovinando un tiro dalla lunga distanza che, di norma, statistiche alla mano per quanto lo riguarda, finisce in tribuna o in curva. Ma la squadra era lenta, prevedibile, poco precisa nell’ultimo passaggio. Le tre reti sono abbastanza bugiarde, oltre che occasionali. La difesa è tornata ai suoi livelli, per la gioia e la regia di Babbo Natale. Il secondo e il terzo goal del Cagliari sono stati, rispettivamente, due gentili regali di Rafael e Koulibaly. Inadeguato a una piazza come Napoli il primo, che ha redento in parte la sua prestazione solo con una bella parata su uno scatenato Farjas. Ancora grezzo il secondo, che alterna grandi prestazioni a pomeriggi da dimenticare. Le assenze di Albiol, Insigne e Mertens hanno pesato più del dovuto. O meglio, sono state l’ennesima testimonianza dell’ovvio. Il Napoli è un giocattolo di porcellana. Basta un’incrinatura, un tassello fuori posto e il marchingegno si rompe. A ciò va aggiunto, per onor di cronaca, la scarsa vena di Callejon, che non è mai riuscito a trovare scambi veloci con Gonzalo Higuain. Quella che era stata la bomba atomica del Napoli, nelle ultime apparizioni, oggi sembrava un innocuo petardo approvato dall’Unione europea. “Aggiungi un posto a tavola”, che c’è un Hamsik in meno. Lo slovacco è l’ombra della sua reputazione. Lo chiamano leader, campione, talento. Forse lo è fuori dal campo. Per professionalità, educazione, aziendalismo, non c’è dubbio. Nel rettangolo di gioco, invece, sono tre anni che non riesce a raggiungere standard di rendimento degni di una squadra di vertice. Nel brutto spettacolo offerto oggi al San Paolo, l’unico a salvarsi è stato Jonathan De Guzman. È stato schierato fuori ruolo. Aveva uno scarso minutaggio di partite nelle gambe. Invece, è stato il migliore dei suoi. Ha messo a segno la momentanea vittoria dei partenopei. Ha tenuto la posizione. Si è proposto per gli inserimenti e ha pure sfiorato la seconda rete personale. Un giocatore da recuperare, ma nella zona che gli compete. Avanti fino a gennaio, poi toccherà a De Laurentiis e Bigon. Il mercato di riparazione, a questo punto, è un obbligo imprenditoriale e non più solo sportivo. Con l’affluenza in calo allo stadio, se dovessero susseguirsi risultati di questo tipo, ne risentirebbero le casse della società.

Luca Bosio

LUCA BOSIO

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