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Servizio di Luca Bosio @riproduzione riservata
La partita delle partite. Un appuntamento che può segnare la svolta della stagione e dell’intero campionato. Il Napoli arriva alla super sfida con l’Inter con numeri importanti: il miglior attaccante del calcio italiano, la coppia d’attacco che ha realizzato più reti in serie A, la seconda miglior difesa e l’imbattibilità di Pepe Reina dalla seconda guerra mondiale. Anche l’Inter è messa bene: prima in classifica, miglior difesa, una grande compattezza di squadra, e fama di gruppo assistito anche dalla fortuna. Le premesse ci sono tutte per un bello spettacolo. Gli interpreti non deludono le aspettative. Pronti, via, e Higuaìn insacca subito la porta. Riceve palla all’ingresso dell’area di rigore, al termine di un’azione confusa, si gira in un fazzoletto e sorprende Handanovic (mica uno qualunque) sul primo palo. I neroazzurri accusano il colpo ma non si scompongono. Sono sul pezzo. Il Napoli fa il Napoli: attacca, fa girare palla, ma, a parte il “Pipita”, gli altri attaccanti non sono molto ispirati. Le vere occasioni da gol sono poche. Una, clamorosa, la crea l’Inter dal lato di Ghoulam. Cross perfetto per Perisic che, a un passo da Reina e dalla porta, spreca con un piattone da dimenticare. Poi ci pensa Nagatomo a indirizzare la contesa su un binario favorevole ai partenopei. Già ammonito, stende Allan lanciato verso l’area. Orsato lo ammonisce senza pensarci due volte e lo manda a “prendere un tè caldo”. Mancini s’infuria con il direttore di gara, e non ha tutti i torti. Il fallo è netto, ma forse non meritevole di seconda ammonizione. Nella ripresa, gli uomini di Sarri approfittano della superiorità numerica e provano a chiudere i giochi. Ancora una volta, tanto per non cambiare, è Higuaìn a mettere il secondo sigillo. Albiol rinvia di testa, la palla arriva al fenomeno sudamericano che resiste alla morsa dei più che buoni centrali interisti, e fulmina ancora Handanovic con il suo destro. Gol da antologia. Ne sfiora un altro al termine di una serpentina in dribbling e di forza, ma stavolta l’estremo difensore avversario dice di no. L’Inter, intanto, non molla. È Ljajić a suonare la carica per i suoi. Sa giocare a calcio, e si vede. S’inventa la rete che accorcia le distanze, tiene in apprensione la coppia Albiol-Koulibaly. Spreca malamente quando, entrato in area dalla parte destra del Napoli, invece di servire un compagno pronto alla deviazione, cerca chissà chi con un passaggio all’indietro. Il finale è sconsigliato ai cardiopatici. Gli uomini di Mancini colpiscono due pali in sessanta secondi. Stavolta, però, la buona sorte si gira dall’altra parte. Fischio finale, il Napoli è primo in classifica. Per i propri meriti e senza l’aiuto di nessuno. Premesso ciò, per onor di cronaca, questa rubrica non crede di aver visto un dominio completo da parte di Hamsik e compagni. La grande solidità difensiva ha scricchiolato in diverse occasioni. L’Inter ha creato cinque, nitide, occasioni da gol. Troppe. Le stesse reti azzurre sono di pregevole fattura, ma non provengono da azioni manovrate. Sono giocate del campione. Che fanno sognare un’intera città. Nessuno si svegli, per ora.

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