
Views: 65

“Gli uomini vogliono essere padroni del futuro solo per poter cambiare il passato”. Sara vero? Ad Avellino il passato è una delle poche “certezze” che i tifosi bianco verdi non cambieranno mai. Scavare un solco? Non è di certo il nostro obiettivo e se l’impressione è questa vuol dire che non faremo fatica a scusarci ed in anticipo. La rubrica tanto cara ai nostri lettori è solo un modo, magari non il migliore, per ricordare i tempi che furono e visto che c’è stato anche un ricambio generazionale in termini di tifoseria, il nostro messaggio è soprattutto per coloro, i più giovani, che non conosco od almeno non in toto quelli che furono i grandi calciatori che hanno vestito la gloriosa casacca bianco verde. Tutto qui. Se ancora oggi è sempre forte la nostalgia per i tempi che furono, non è nostra intenzione fare un qualsivoglia confronto con l’attualità. Meglio chiarirlo ed anche subito. La libera interpretazione di chi legge è ancora un sacrosanto diritto. Sempre presenti. Altro giro altra corsa. Un tuffo nel passato è una costante, passa il tempo ma la ricerca dei calciatori che hanno indossato la mitica casacca bianco verde, continua. Senza soste. I nomi sono tanti, tutti di effetto. Non abbandoniamo alcuna pista. Abbiamo chi ci aiuta nel nostro compito ovvero quello di ‘riportare’ il pensiero di tutti quelli che hanno dato tanto alla causa biancoverde. Abbiamo anche altre piste da seguire. La lista cresce a dismisura. Ci sono Agostinelli, Cascione, Ferrara, Lucci, Sullo e Zaninelli ma anche tanti altri. Il tentativo è di “offrire” ad ogni numero del sempre più letto Ultrà Avellino una intervista che faccia tornare il sorriso ai tanti nostalgici. Questo è un dato di fatto e non una critica intenzionale. Da più parti si legge che ad Avellino, ultimamente, c’è una specie di caccia all’untore. Tutti contro tutti. Noi non ci schieriamo e non per una questione di equilibrio “politico” ma semmai in quanto non sapremmo a chi dare ragione. Si è privi di scrivere una notizia senza il rischio, cospicuo, di apparire uno che rema contro. A proposito di questo eccovi il nostro modesto pensiero al riguardo. In Romania il terzino si chiama ‘Apparator’ cioè quel calciatore di terza linea che deve respingere l’avversario. Nel calcio dei tempi nostri e da noi l’apparator…e è spesso un giornalista che per interessi personali ‘appara’ (rigorosamente in dialetto) in qualsivoglia situazione, negando a volte anche l’evidenza, lo fa quando perde la squadra che segue e lo sapete perché? Non vuole rischiare di non trovare l’accredito la domenica successiva. Meglio andare avanti, la nostra missione è un’altra. Riflettori puntati su Franco Tudisco, per gli amici, semplicemente Ciccio. Chi non lo conosce. Siciliano di nascita vive a Salerno. Nella nostra regione ha giocato con la maglia della Nocerina, della Salernitana, della Juve Stabia e chiaramente con quella dell’Avellino. Centrocampista dai piedi buoni sapeva mettere la sfera dove voleva, il tutto per la gioia dei propri compagni. Gran bel giocatore ma soprattutto un uomo umile e sempre disponibile e del resto basta leggere come risponde alla prima domanda. “Se Avellino chiama io non posso certo tirarmi indietro. Ho giocato in Campania in più di una occasione ma dell’esperienza in Irpinia serbo un ricordo indelebile”. Come mai? “Tutti i giocatori hanno una squadra che preferiscono e non bisogna per forza di cose averci trascorso una vita. L’Avellino era e resta una delle squadre più appetite per qualsiasi giocatore. Ha una storia, un blasone che la rendono unica”. Avellino è sempre Avellino, anche oggi? “Mah, c’è stato un momento nero che è coinciso con l’esclusione dal campionato cadetto. Ci sono stato male e del resto è stata una sciagura per l’intero calcio italiano. Non è facile rialzarsi dopo una rovinosa caduta. Il male del calcio è anche questo, quante squadre hanno avuto la stessa sfortuna. L’Avellino si è rialzato e gioca in cadetteria, può fare bene. Ne sono sicuro. Avellino è una piazza esigente e se per altri i play off possono essere un importante traguardo…”
Caro Mister torniamo a parlare della tua esperienza. All’arrivo in Irpinia, in molti, al di là delle tue enormi qualità, ricordavano le tue felici stagioni, seppure qualche anno addietro, con la Salernitana e sai bene che i tifosi non amano particolarmente i giocatori che hanno indossato la casacca granata. “In effetti all’inizio la sensazione che fossi monitorato l’ho avvertita. C’è un sano quanto forte dualismo tra le due tifoserie ma tutto questo fa parte del gioco e bisogna accettarlo. Ad Avellino il calcio è una cosa seria, i tifosi sono competenti ma anche molto disponibili. E’ andato tutto per il verso giusto ed ancora oggi mi vogliono bene”. Una sola stagione che poteva portare ad una promozione, il cammino però si interruppe nella semifinale contro il Catania. “Ci andammo vicini, era una squadra molto forte, calciatori che avevano numeri per fare bene. Su tutti ricordo Mascara che ha giocato ad alti livelli ed anche nel Napoli ma anche Polito e gente come Fini, Ignoffo e Puleo.” Tutta qualità? “Mister Ammazzalorso aveva una squadra di assoluta qualità. Ricordo il centrocampo con Fini e Rocco. Michele era un calciatore dalle qualità straordinarie. Ricordi come me che in attacco avevamo Mendil e Mascara. Bisogna aggiungere altro? In difesa Sansonetti e Polito come portieri, Ignoffo e Puleo”. E Tudisco? “Ho cercato di dare il mio modesto contributo e per poco non siamo riusciti a vincere il campionato. Peccato ma fa parte del gioco e non sempre si può vincere”. Non hai mai segnato con i lupi ma ci sei andato vicino in molte occasioni e proprio con il Catania con quel colpo di testa che non ebbe fortuna. “Si, in effetti nella mia carriera qualche rete l’ho fatta ma con i lupi ci sono andato solo vicino, un vero peccato”. Da un po’ di anni a questa parte è divenuta una consuetudine ingaggiare allenatori che hanno dapprima giocato con i lupi, è una prova evidente la stagione con il duo Marra-Vullo poi Rastelli. “So dove vuoi arrivare e non rispondo”. E no. Non puoi tirarti indietro. Sei stato tra i più disponibili interlocutori, dalla voce si sente che sei tremendamente emozionato, parlare dell’Avellino ti mette in un simpatico quanto romantico imbarazzo. Voglio una risposta, sincera, ma del resto conoscendo la tua onestà è scontato che parlerai con il “cuore”. “Abito a Salerno, se mi chiamassero ad Avellino ci verrei a piedi, ti basta? “. Caro mister la vita è una ruota e l’occasione che cambia una carriera prima o poi capita a tutti. Se è vero che altri hanno avuto questa possibilità, non vediamo perché non possa capitare anche a te. Chiudiamo con un saluto a tutti dalla terra che fu di Vlad Tepest ricordando al mio caro DiRettore che il suo giornale ha una storia ma… “Draga Marco unde vrei sa mergi fara amarcord?”….per i non poliglotti…Caro Marco ma dove vuoi andare senza l’amarcord ? Un abbraccio a tutti e forza Avellino. Sempre e comunque.

Lascia un commento