16 Maggio 2026
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Gli ex del calcio: Settimio Lucci

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Settimio ma non Severo. Divenne Re di Avellino per il suo gol, quello allo scadere della gara che diede un pareggio a dir poco insperato ai biancoverdi contro l’Inter. Chi non lo ricorda? Io piansi. Ero chiuso in bagno, arrabbiatissimo per la sconfitta che stava maturando visto che i nerazzurri sono stati, sempre, la nostra bestia nera. Basta ricordare l’anno della retrocessione, l’ultima gara. Volevo morire, la rabbia era tanta. Settimio Lucci, giovanissimo, realizza la rete del pareggio, allo scadere. Ho esultato come un pazzo. Voglio rendervi partecipi di quanto successe. Mio padre bussò alla porta e mi disse: “Puoi uscire, ha segnato Lucci”. Settimio è una persona straordinaria, disponibile. Come pochi. Un fiume in piena, nel ricordare tutto a distanza di quarant’anni. “La mia storia ad Avellino comincia al mercato di novembre del 1983, quello autunnale, in pratica di riparazione. Ci fu una richiesta espressa dell’Avellino per acquisire le mie prestazioni, il mio cartellino in prestito. Le notizie che ha avuto in quel periodo era perché il presidente Sibilia mi aveva visto giocare con la Primavera della Roma sul campo a Mercogliano in una partita Avellino-Roma. Ci fu una esplicita richiesta alla Roma di potermi avere per la prima squadra e mi ricordo ancora come se fosse adesso la chiamata dell’attuale direttore sportivo, direttore generale dell’Avellino odierno Giorgio Perinetti che chiamò casa mia e mi disse prepara le valigie che devi partire, ma io proprio non sapevo. Cioè non mi aspettavo questa cosa, gli dissi ma perché sono stato convocato in nazionale? In quel periodo ero nel giro della nazionale giovanile. Perinetti mi disse no, devi andare Avellino perché la Roma ti cede in prestito per giocare in Serie A. In poche parole feci parte del gruppo, la sera stessa mi ritrovai catapultato in questa avventura incredibile. Mi trovai ad Avellino, iniziai così la mia carriera da professionista. Mi ricordo bene come fosse adesso di tutte le persone, oltre che dei calciatori che sono stati professionisti importanti come Colomba, Diaz, Barbadillo e il capitano Di Somma che era una persona eccezionale. Un uomo con una grande personalità con uno spirito Incredibile in campo, ma un buono fuori dal campo che ci che ci aiutato in tutte le situazioni. Poi c’erano tanti altri che fatto la storia di questa società come Carlo Osti, Italo Schiavi ed il povero Tagliaferri, purtroppo ci ha lasciato troppo presto. Arrivai che c’era l’allenatore Veneranda, dopo poche partite venne esonerato e arrivò al suo posto Ottavio Bianchi e dal suo ingresso che facemmo un buon campionato. La squadra riuscì a salvarsi in una delle ultime partite. Mi ricordo ancora a Torino in casa della Juventus che vinse poi lo scudetto. Ricordo ancora i magazzinieri, il massaggiatore Vincenzo e i tanti dirigenti come Spina. Tutte le persone che gravitavano intorno alla squadra, ma era un ambiente totalmente diverso, un calcio diverso con uno spirito diverso dove veramente la squadra rappresentava i valori della città. Avellino era appena uscita dal terremoto dell’ottanta, anzi non era di fatto uscita del tutto perché c’erano le macerie e la gente viveva nelle case prefabbricate attaccate al Partenio. Lo stadio si riempiva tutte le domeniche, per assistere alla partita, veramente un punto di incontro un punto di riferimento per tutta la provincia era la squadra dell’Avellino e noi calciatori questo lo sapevamo e rappresentavano in maniera degna questo spirito dell’intera provincia. Quindi è stata un’esperienza incredibile per me formativa. Ho un rammarico a tanti anni di distanza. Avrei potuto rimanere anzi avrei dovuto rimanere anche l’anno successivo. Mi fu chiesto espressamente se volevo tornare a Roma oppure rimanere ad Avellino ancora un anno in prestito e  probabilmente in quel momento lì un ragazzo di 18 anni e quando il presidente ti chiede di tornare a Roma o rimanere Avellino io chiaramente scelsi la Roma perché era la squadra della mia città, dove ero cresciuto, invece adesso a distanza di 40 anni, probabilmente per il mio percorso formativo sarebbe stato utile rimanere ancora un anno ad Avellino, magari giocare di più perché nonostante io avessi 18 anni ha esordito in Serie A giovanissimo, appena. Se fossi restato avrei potuto giocare di più rispetto al mio primo anno che ricordo disputai 14 partite su un campionato di 30 giornate, con presenza contro Inter e qualche partita partendo dall’inizio non male per un giovane che come se sapete qual era il calcio di una volta era ben più difficile poter giocare ed entrare in certi meccanismi e te lo dovevi veramente meritare, però è andata così. Ricordo con piacere tutto, i primi inizi in un appartamento da solo catapultato nel calcio che contava poi dopo con Bergossi, con Cilona e con Bertoneri. Ragazzi abbastanza giovani ma più grandi di me che mi hanno aiutato molto in questa mia avventura con Bergossi ogni tanto ci siamo incrociati perché lui lavora nel mondo del calcio. Ho sentito Salvatore Di Somma qualche tempo fa, ma ricordo tutti veramente con piacere. Mi piacerebbe rivederli e abbracciarli tutti. Tra l’altro adesso il responsabile tecnico e direttore sportivo, quello che sta facendo ottime cose, ad Avellino è Giorgio Perinetti, ogni tanto ci sentiamo. Vi mando un caloroso abbraccio e in bocca al lupo e penso che l’Avellino sia nelle mani giuste per poter cercare di tornare su campionati che gli competono perché la Lega Pro è poco per l’Avellino, però è chiaro che se ci stanno dei motivi e probabilmente qualcosa è stato  sbagliato e adesso auguro alla società e alle persone che ci lavorano di poter di poter tornare presto nei campionati più importanti, diciamo almeno in serie B e poi dopo credo che la società sia una società forte per poter sognare di fare un presto ritorno ai fasti del passato. Questo è quello che ho da dire sulla mia storia Avellino”. Parliamo di Sibilia, l’uomo che ti volle fortemente ad Avellino. Preciso che non l’ho conosciuto direttamente perché quando io sono arrivato nella città irpina lui era ricoverato in clinica. Non era più a contatto con la squadra, se non ricordo male si era anche dimesso da presidente ufficialmente anche se sapevamo che era sempre vicino alla squadra. Lo conoscevo, poco c’erano altri dirigenti”. Una situazione divertente? Tante, la più divertente riguarda Limido e Di Somma. Come ho detto Di Somma, fuori dal campo era un buono era sempre sorridente, aiutava tutti ma in campo se lo incontravi ti dovevi fare il segno della croce. Limido una volta, c’erano le pedane di legno negli spogliatoi, inchiodò i mocassini, la suola, il capitano si infilò le scarpe e poi si tirò su. Le scarpe erano inchiodate, rimase di stucco. Risate incredibili, Limido era un bullone e di Somma sapeva stare allo scherzo”. Un altro? “Volentieri. C’era Osti che era uno molto religioso e prima della partita si si chiudeva in un angolo e con una immagine della Madonnina e pregava prima della partita- Adesso non mi ricordo chi fosse ma dopo in una pausa degli allenamenti durante la settimana gli disse: “Ma te ti preghi prima della partita, ma con le entrate che fai da difensore devono pregare quelli che giocano contro di te, perché gli fai sentire i tuoi tacchetti. Momenti che non dimenticherò mai”. Possiamo dire che era un altro calcio?  “Un calcio che non esiste più. I rapporti con la stampa anche coi giornalisti, erano diversi era tutto completamente diverso, purtroppo quel calcio è passato e bisogna adeguarsi alle nuove regole, per noi che l’abbiamo vissuto e sono cose che ci rimangono dentro. I ritiri con Maiellaro che faceva venire Jimmy il Fenomeno, mi ricordo l’attore che era suo amico di Lucera. Giocatori di un altro spessore, caratteriale e umano. Nando de Napoli è l’emblema, cioè l’Avellino in Serie A aveva una squadra veramente forte e tutti gli anni, non per questo ha disputato tante stagioni consecutive in serie A. Perché si lavorava con competenza, aveva squadre forti e un ambiente granitico, veramente per chiunque era difficile venire ad Avellino a giocare la partita per vincere, era un fortino inespugnabile. Spero di tornare ad Avellino e spero che lo possa fare presto”. Altro giro, altra corsa. Non perdeteci di vista potreste pentirvene.

 

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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