16 Maggio 2026
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Gli ex del calcio: Andrea Agostinelli, il biondo con le ali

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Intervista di Michele Pisani

Il viaggio continua. Senza soste. L’incredibile avventura alla ricerca dei calciatori che hanno vestito la mitica maglia biancoverde culminerà con la stesura di un libro che raccoglierà le tante interviste degli ultimi quindici anni. Una ricerca certosina che va premiata. Non credete? Ma non vi preoccupate la nostra non è una minaccia ma solo una promessa. Questa è la volta di Andrea Agostinelli, trenta presenze ed una rete nella stagione 1984-85. Nato ad Ancona il 20 aprile dei 1957 è un allenatore di calcio, ex calciatore di ruolo centrocampista,12 presenze in nazionale under21 prese parte agli europei del 1978. In carriera ha totalizzato complessivamente 172 presenze e 3 reti in Serie A e 112 presenze e 2 reti in Serie B. Mettiamo e subito le mani avanti, era un gran bel giocatore. Ha vestito le maglie di Lazio, con i biancocelesti ha esordito in massima serie nel 1975 a 18 anni, Napoli, Pistoiese, Modena, Atalanta, Avellino, Lecce, Genoa Mantova e Lodigiani dove ha chiuso, nel 1992, la sua carriera da calciatore per poi iniziare proprio con la compagine romana la carriera di allenatore come secondo. È stato alla guida di squadre importanti come Napoli, Salernitana, Piacenza, Triestina, Crotone, Varese ed esperienze all’estero con Partizan Tirana e Skenderbeu in Albania, Motema Pembe in Congo. Infine con il Benevento, società attuale. Si inizia con la domanda di rito, come è giunto ad Avellino? “Allora, arrivai ad Avellino nel 1985-86 e feci un triennale quando c’era Graziano come presidente. Giusi in Irpinia dopo per fatto tre anni ad alti livelli all’Atalanta. Facemmo un campionato con Tomislav Ivic come allenatore, uno straniero e fu una grande novità per Avellino. Mi ricordo che quell’era una squadra di ottimi talenti perché se vado a pensare da chi era composta la rosa. Ramon Diaz, De Napoli, Paolo Benedetti, Franco Colomba, Alessandro Bertoni e dietro avevamo gente come Roberto Amodio, come Armando Ferroni. Mi sento di dire che era una squadra qualitativamente buona e ci fu una salvezza assolutamente tranquilla. Devo dire che fu un gruppo splendido, abitavamo anche addirittura in sei giocatori in uno stesso palazzo, quindi c’era molto affiatamento, anche se poi c’era una grande concorrenza”.


I momenti migliori di quell’esperienza? “Devo dire che quell’anno mi sono tanto divertito ed in più di una occasione abbiamo sfoderato ottime prestazioni. Una delle partite più belle fu di certo quando vincemmo con l’Inter, dove su mio passaggio Benedetti fece quel bellissimo gol. Vincemmo uno a zero, una acrobatica rovesciata di Paolo in mezzo a Zenga e Bergomi. In assoluto serbo un ricordo indelebile della gara contro il Verona visto che battemmo i campioni d’Italia con l’unica rete in quella mia stagione con i colori biancoverdi”. Un aneddoto di quella esperienza? “Di aneddoti ce ne sono tanti, una cosa che per noi, nel calcio italiano era abbastanza anormale, che durante la settimana ci allenavamo al martedì e il mercoledì, il giovedì era totalmente libero e si riprendeva il venerdì, cioè ogni due giorni c’era allenamento c’era uno di riposo e questo fu una grande novità, non ci furono infortuni, abbiamo corso fino alla fine e quindi credo che Ivic era già un allenatore all’avanguardia, uno che guardava avanti, me lo ricorda bene”. Un solo anno, pur avendo un triennale. Come mai? “In quell’anno fui titolarissimo, giocai tutte le gare. Al secondo anno andai via perché come tutti calcatori che vogliono essere protagonisti, appena ho visto qualche difficoltà per la concorrenza e che magari per quanto riguarda le partite, volevo giocarle tutte, come tutti i calcatori chiesi di andare a Lecce, dove sfiorammo la serie A, Dopo sia il Genoa che il Lecce mi fecero una corte serrata Bersellini voleva tenermi ma oramai avevo deciso di andare al Genoa. Tornai ad Avellino e restai fino a novembre, c’era Vinicio come allenatore. Mi ritrovai una persona eccezionale ovvero Dirceu. Era il numero uno in tutto, un grande calciatore. Le sue punizioni erano sentenze, per agevolarlo mi mettevo davanti alla barriera per ostacolarli ma non ne avrebbe avuto bisogno poiché metteva il pallone dove voleva. Nelle prime giornate di campionato era capocannoniere. Poi c’era un altro grande calciatore e parlo di Walter Schachner. Del resto nella mia carriera ho quasi sempre giocato tutte le partite quindi soffrivo a giocare meno. Con il senno di poi è ovvio che non mi sarei mosso da Avellino ma serbo un gradissimo ricordo di quella positivissima stagione”. La legge del Partenio? “Esisteva, tutto vero. Ragazzi la legge del Partenio ci è sempre stata, da noi era difficile vincere grazie al pubblico che era eccezionale e ci sosteneva per tutta la durata della gara. Avellino è una piazza dove ci sono grandi pressioni, non è facile per nessuno, ma è gratificante a andarci, quindi niente, ti volevo dire questo e credo che anche quest’anno ci sia una squadra importante e quindi sono convinto che faranno un buon campionato anche se poi io adesso sto lavorando per il Benevento e…ovviamente saremo in lotta. Un abbraccio a tutti i tifosi dell’Avellino e colgo l’occasione per augurarvi un sereno Natale”. Andrea Agostinelli è una persona eccezionale. Molto disponibile e perbene. Il calcio ha bisogno di gente come lui. In bocca al Lupo mister. Il nostro augurio? Di vederlo presto ad Avellino.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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