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Dopo una settimana, all’Arechi torna un ex. Breda in quel di Salerno, ha lasciato un segno tangibile, indelebile. Prima in campo, essendo stato il capitano della cavalcata dalla C1 alla massima serie, poi in panchina, quando è stato condottiero sfortunato di una squadra di veri uomini, ma molto sfortunati. Oggi è toccato a Rino Gattuso, per tutti “Ringhio”. Ha giocato solo 25 partite in granata, ma hanno lasciato un segno indelebile. Arrivo dai Rangers Glasgow alla chiusura dell’allora mercato di riparazione novembrino. 25 gare tutto cuore, corsa e sudore. Palloni sradicati dai piedi degli avversari, con epici duelli, tra cui spicca quello con Edgar Davids. All’Arechi, con una Salernitana in piena corsa salvezza, la sua Juventus si inchinò 1-0, ma Gattuso fu protagonista di un duello con l’olandese, fatto di gomitate e tackle duri al limite del regolamento. Oggi da allora sono passati 17 anni, ed ha raccolto il rispetto di una tifoseria, che oggi sogna di averlo sulla propria panchina. Il suo Pisa ordinato è riuscito ad uscire indenne dallo stadio Arechi. La truppa di mister Gennaro Gattuso ha concesso molto poco alla squadra granata, rischiando addirittura il colpaccio nel finale. Soddisfatto della prova dei suoi mister “Ringhio”: “Primo tempo abbiamo fatto tanti errori in fraseggio, ma sofferto poco. Nel secondo tempo la Salernitana ci ha schiacciato, anche se potevamo sfruttare meglio qualche contropiede. Comunque grande cuore dei ragazzi, sono contentissimo perché non è facile portare via dei punti da qui. Noi in contropiede potevamo sempre fare male, non abbiamo sfruttato bene alcune ripartenze. Questa la partita da fare, loro volevano vincere a tutti i costi. Avevamo preparato bene la partita, sapevamo che Sannino provava a cambiare tanti moduli. Sapevamo che c’era da soffrire. È stata una partita molto corretta, ogni fallo i calciatori si davano la mano”. Il mister concede una battuta anche sui numerosi applausi ricevuti dal caldo pubblico granata: “Fa piacere applauso e cori, anche se ho fatto pochissimo qui, forse non merito, mi hanno dato possibilità di giocare la prima volta in serie A, fa piacere tutto questo affetto ogni volta che vengo qui”. Infine un ringraziamento anche ad Ujkani decisivo su Donnarumma: “Ujkani ho avuto fortuna di lavorarci già a Palermo, lo ringrazio di avermi seguito, perché fa la differenza in serie B, è un ottimo portiere, unico difetto è che esce poco, ma merita una grande squadra perché può giocare ad alti livelli”. Sulla sua avventura in granata: “Ero sbarbato all’epoca, non avevo i capelli bianchi e forse non merito tutto questo. Mi sono emozionato, il tragitto dal tunnel alla panchina mi ha ricordato il primo anno da protagonista. Io per questa maglia ho fatto pochissimo, dovevamo salvarci a mani basse ma purtroppo siamo retrocessi con 39 punti, cosa che non è mai successa in serie A. Non merito tutto questo affetto, ho giocato pochissimo tempo qui ma mi ha aiutato la mia carriera. Quando mettevo piedi all’Arechi per me era come un doping. Per giocare in questo stadio ci vuole carattere e ci vogliono gli attributi. Io mi sentivo un leone, mi gasavo, facevo delle robe incredibili. Ringrazio davvero tutta la città, sembra che io qui abbia giocato 20 anni”.

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