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Eccola qui, la solita Inter. Dopo il pari del Napoli e la frenata del Milan a Pescara, era l’occasione idilliaca (finanche l’ultima) da un lato per tornare a sperare nel terzo posto, dall’altro per staccare i cugini ed estrometterli definitivamente dal sogno europeo. Serviva una vittoria, nel Monday Night casalingo contro la Sampdoria: l’Inter ha perso. Ha perso la partita, ha perso credibilità, ha perso la testa. Il tutto in scena al “Giuseppe Meazza” in San Siro, teatro dell’assurdo.
Ad onor del vero, è una sentenza tutto sommato giusta quella emanata dal campo; perchè una squadra che si gioca una gran fetta di stagione non può risultare così sconclusionata come l’Inter di ieri sera. Leziosa, disattenta, a tratti assente, quasi da mani nei capelli per 70 minuti. Marcelo Brozovic incarna alla perfezione in un solo uomo tutta la gara nerazzurra. Da scuola-calcio il modo in cui tiene in gioco Schick in occasione del pari blucerchiato, da sedia elettrica il calcio di rigore regalato a Quagliarella per fallo di mano ingiustificabile. Nel mezzo, un paio di conclusioni in “zona Loggione”, ciondolanti passeggiate per le vie del Meazza e solito irritante atteggiamento anarchico.
E dire che la gara si era messa bene per i padroni di casa, con il vantaggio (fortunoso) griffato da Danilo D’ambrosio coadiuvato da una deviazione di Bereszynski. Prima e dopo, due legni doriani, colpiti da Quagliarella e da Bruno Fernandes. Assordanti avvisaglie che avrebbero dovuto far capire a chi era in campo che la Samp, quando attacca, è pericolosissima. E allora ad inizio ripresa l’inevitabile pari di Schick (proprio lui, desiderio di mercato di Ausilio) che, sugli sviluppi di un corner, spinge in rete sulla linea un colpo di testa di Silvestre che aveva scavalcato un Handanovic non del tutto esente da responsabilità. L’Inter si scioglie come un Cornetto Algida sotto il sole estivo, non riesce a reagire, anzi continua a sviluppare trame confusionarie che trovano sfogo sui soliti cross imprecisi di Candreva. A cinque minuti dal termine arriva allora l’annunciato exploit finale di Brozovic, che si improvvisa pallavolista in barriera su una punizione calciata da Ricky Alvarez: rigore sacrosanto, che Quagliarella trasforma di potenza per il giubilo doriano.

Dalla possibile rinascita ad una sentenza che odora di cenere. L’Inter dice addio al terzo posto e vede in pericolo persino il sesto posto, ulteriormente avvicinato dal Milan, ora a -1; tra due settimane, il sabato di Pasqua, il derby ci dirà molto sulle gerarchie dalle parti del Naviglio. Chissà se ne prenderà parte Gagliardini, uscito a fine primo tempo infortunato, per lui si parla di un forte trauma distorsivo alla caviglia. Inutile sottolinare come l’Inter dipenda infinitamente dall’ex Atalanta: chi scrive non crede si tratti di una semplice coincidenza che, appena uscito lui, i padroni di casa siano andati in difficoltà e abbiano finito per perdere la gara.
Riuscendo persino nell’impresa di farsi rosicchiare un punto da chi ha pareggiato contro l’ultima in classifica, o di farsene guadagnare uno da chi in calendario aveva in programma la sfida contro la Juventus: roba da Inter, roba da “fuori di testa”.

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