16 Maggio 2026
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Fiumana: una squadra cancellata

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Servizio di Mariano Messinese @riproduzione riservata


 C’è una profonda differenza tra memoria e ricordo: la prima troppo spesso è solo un contenitore di dati e informazioni, materia inerte, insomma. Ricordare invece significa partecipare e forse anche rivivere. Anche se non si è stati protagonisti o non si ancora era nati. Solo così chi che è stato sepolto in una gola carsica e annegato dal grande fiume dell’oblio storico può riemergere. Oggi infatti si rievoca il massacro degli italiani giuliano-dalmati da parte dei partigiani titini nel biennio ’43-45. Chi erano le vittime? Uomini, donne, sacerdoti, partigiani, fascisti, anarchici. Ma soprattutto italiani. Tutti uccisi e  gettati negli anfratti carsici. Ne morirono 5000 o forse 10000. Il numero è incerto. I superstiti lasciarono la terra in cui erano nati per ricostruirsi una vita altrove in Italia. Ma non furono accolti bene: per gli altri italiani erano solo fascisti e nell’ Italia repubblicana e democratica non c’era più spazio per loro. Furono perciò condannati a dimenticare la tragedia che li aveva colpiti.

File:Divisa Fiumana calcio.jpg

Tra gli esuli  tanti nomi illustri: l’attrice Laura Antonelli, il cantante Sergio Endrigo e il pugile Nino Benvenuti. Oltre a una squadra di calcio: la Fiumana. Ai più questo nome dirà poco. Nell’almanacco del calcio è solo una delle tante compagini che disputò un campionato nella massima serie durante la stagione 28-29, l’ultima disputato a due gironi. Per l’Uefa invece esiste il Rijeka, dal nome croato di Fiume, la città tanto cara a D’Annunzio.

Insomma, cancellata dagli archivi o quasi, come se  fosse un cadavere ingombrante. Eppure tra gli anni 20- 30 la Fiumana è stata molto di più di una semplice provinciale, sarebbe più giusto chiamarla una “stracittadina”. I colori sociali erano il rosso cardinale, blu e giallo, gli stessi dell’ex Stato libero di Fiume. Le partite casalinghe si giocavano allo Stadio del Littorio, (nome per la verità poco fantasioso), in frazione Borgomarina, Per l’edificazione fu sbancato un intero costone di montagna e la capienza massima raggiunse gli 8000 spettatori. Il risultato finale fu eccellente: un catino ribollente di passione affacciato sul mare Adriatico. Meraviglioso.

Ai giorni d’oggi la Fiumana potrebbe essere paragonata all’Atalanta. Ma non tanto per il valore tecnico, quanto per il suo vivaio. Nella serra dalmata furono coltivati grandissimi giocatori che fecero la fortuna del calcio italiano. Uno su tutti era Ezio Loik, estrosa mezz’ala del Grande Torino. Era chiamato l’uomo dei gol impossibili, ma anche Elefante per il suo precedere lento e al tempo stesso possente. Si dice avesse 4 polmoni, gli servivano per rimpiazzare quelli  di Mazzola, troppo geniale per sacrificarsi. Fra i giocatori più talentuosi cresciuti in quella propaggine d’Italia, c’era Rodolfo Volk, idolo della tifoseria giallorossa. Era un centravanti, una sintesi di potenza e filosofia. Non a caso ripeteva spesso:” Non penso, tiro”.

L’elenco continua con i fratelli Mario e Giovanni Varglien, bandiere della Juve e pionieristici jolly a tutto campo, da far invidia ai todocampisti spagnoli. E infine Marcello Mihalich, considerato da molti il prodotto più pregiato del calcio fiumano. Era una mezz’ala molto tecnica e rapida. E non solo. Marzelin, così lo chiamavano nella sua città, era anche un vero e proprio assist-man  Se ne accorsero gli attaccanti Voik e Sallustro, suoi compagni di squadra al Napoli, che segnarono a raffica.

L’ultima partita giocata dalla Fiumana fu contro il Vittorio Veneto in serie C il 14 marzo 1943.  Vinsero i dalmati per 4-1. Ma fu una vittoria senza gioia. Gli eventi successivi travolsero la Dalmazia e l’Istria: l’eccidio della comunità italiana, l’esilio e l’oblio. Il destino si accanì anche contro la Fiumana che si sciolse definitivamente nel 1945, dopo il passaggio della città alla Jugoslavia. Ci sono stati  recenti tentativi di rifondarla iscrivendola nel campionato di Lega Pro, ma senza esito. Pertanto nel giorno che celebra una tragedia nazionale, Footballweb ha deciso così di riportare alla luce un pezzo glorioso del nostro passato calcistico. Troppo a lungo dimenticato. Colpevolmente.

Mariano Messinese

Twitter:@MarianoWeltgeis

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Vintage nell'anima e nel corpo, look anni '70, letterato, amante del calcio, di Battisti-Panella e di Nietzsche. Perchè vi dico questo? Perchè chi sa solo di calcio non sa niente di calcio.

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