16 Maggio 2026
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Finale Champions: l’insostenibile logica del potente

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Avviso ai lettori: quello che state per leggere è un articolo sfacciatamente di parte e, forse, a qualcuno potrà sembrare pure populista. Ma guardare per l’ennesima volta l’Atletico soccombere nella partita più importante di sempre è un dolore troppo grande per chi, oltre ad amare il calcio, ne predilige la parte “romantica”, quella eroica, quella sentimentale, tanto difficile da trovare ai giorni nostri. Già, perché che il Real vinca la Champions è nell’ordine “naturale” delle cose: che l’Atletico arrivi già solo in finale no.
Il Club Atletico de Madrid, già nel nome ti rapisce, rispetto all’altezzoso e nobile Real Madrid; perché i “colchoneros” ovvero i “materassai” non possono avere quell’altezzosa arroganza delle “merengues”. Perché il Real, lo dice stesso il nome, è la squadra dei potenti, anche quando il re non c’era e a comandare, purtroppo, erano altri personaggi (per fortuna condannati dalla storia). Perché Atletico – Real è un po’ come Torino – Juventus; ed essere tifosi della parte povera è sinonimo di coraggio oltre che prova di nervi saldi. Non deve essere semplice veder vincere sempre gli “altri”, convivere nello stesso spazio, dividersi la città con chi trionfa sempre, o quasi. Perché quando le sproporzioni sono così evidenti non è più solo una partita di calcio: ma una lotta antropologica tra bene e male, giustizia e ingiustizia. E noi italiani siamo particolarmente attenti a schierarsi sempre e comunque dalla parte “giusta”; ieri sera chi vi scrive ha visto la partita in un bar e, non ho potuto fare a meno di notarlo, quasi tutti parteggiavano per l’Atletico. Me compreso ovviamente. Però poi, chiedendo o ricordando altre situazioni, mi sono accorto che molti di quelli che ieri tifavano i più deboli, nella normalità sono sfegatati sostenitori delle “strisciate”, di una in particolare poi… Curiosa situazione, che delinea la mediocrità del tifoso “medio” di stirpe italica. Sia chiaro, precisazione importante, che quest’articolo non vuole essere una requisitoria contro i ricchi o i potenti: il calcio è uno sport e voglio credere che chi vince alla fine lo meriti e basta senza accampare scuse puerili quali il palazzo, il fatturato etc. Però è senza alcun dubbio che i potenti abbiano dalla loro anche un occhio di riguardo da parte di chi organizza, di chi giudica, di chi racconta… Chiaramente non intendo dire che vengano aiutati. Ma ho fatto caso solo io, ad esempio, che nel caso specifico della finale di ieri i “media” pendevano leggermente per Ronaldo e co.? E come i media anche i cosiddetti vip (alcuni dei quali non capisco cosa c’entrino col calcio): Richard Gere ha addirittura viaggiato nell’aereo del Real! Collegamenti dall’albergo del Real, la possibilità di vincere l'”undecima” e così via. E gli altri? Si parlava solo del “cholismo” (che poi secondo me non è nemmeno un complimento), e dell’impresa di aver eliminato Barça e Bayern. Già perché dovevano starci loro in finale, altro che il brutto e spartachista Atletico.
Ma il calcio è bello proprio perché non sempre il più forte vince, regola non scritta che rende il nostro sport il più bello del mondo. Ieri gli ingredienti per la favola c’erano tutti: oltre alla rivalità cittadina e alla disparità di valori in campo e di palmares, anche la volontà di “vendicarsi” della beffa subita due anni fa. Ma alla fine anche stavolta non c’è stato il lieto fine e a beffa è seguita beffa, atroce quanto quella precedente. Perdere ai rigori fa male, soprattutto perché Griezmann ne aveva sbagliato un altro durante i 90′ regolamentari, e perché quello di ieri non è certo sembrato un Real irresistibile con il lampadato CR7 che ha avuto l’unico merito di segnare il rigore decisivo (oltre al fatto che c’era un mani di Ramos evidentementissimo così come il fuorigioco sul gol del vantaggio). Poi vuoi mettere lo sconforto di veder vincere personaggi come Marcelo e soprattutto Pepe? Meglio battersi col cilicio! Ma tant’è… Alla fine, più che l’esultanza da attore consumato del lampadato che si crede il migliore al mondo, resterà l’immagine di tutti quei tifosi biancorossi, colti dalle telecamere alla fine delle ostilità, della loro delusione, delle loro lacrime. Questo è il calcio, signori: giudice imparziale ed implacabile del destino degli uomini.
Ma si badi bene, che quella di ieri sarà pure stata l’undicesima… Ma vuoi mettere l’orgoglio di tifare Atletico? Alla prossima occasione, alla prossima battaglia.

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Collaboratore del sito www.footballweb.it cura la Casertana

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