16 Maggio 2026
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Felice D’Aliasi: “Vittoria meritata ed eroica per come è arrivata. Era difficilissimo. Avellino penalizzato dalla griglia play off ma può giocarsela anche con il Bologna. Sulle due finaliste spero di sbagliare…”

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Intervista di Maurizio Longhi


C’era uno stadio pieno, quello di La Spezia, che non aspettava altro che spingere la squadra bianconera alle semifinali dei play off. Bastava anche il pari dopo 120′, ma c’era un Avellino con cui fare i conti e, in queste situazioni, l’ululato di un lupo arriva dove non osano neanche gli aquilotti. È successo di tutto in campo: il vantaggio di Zito, l’espulsione di Arini, il pari di Brezovec e il sigillo di Comi, arrivato quanto tutto faceva presagire ad un assalto all’arma bianca dei liguri. Gioia e delirio per i più di mille tifosi giunti da Avellino, che hanno applaudito in modo fragoroso gli uomini di Rastelli. C’è tanto da dire su questa partita, le emozioni sono state copiose, la soddisfazione non si può descrivere perché, al di là di come andrà a finire, non si è mai stati così vicini alla massima serie dopo un’era. Ritorniamo sull’impresa del Picco e lo facciamo in compagnia di Felice D’Aliasi, uno degli opinionisti più stimati che seguono i biancoverdi, lui è una enciclopedia della storia di questa maglia. Le sue lucide disamine è possibile ascoltarle dal salotto di “Casa Avellino”, sintonizzandosi il lunedì sera su Piuenne. La prima battuta la riserviamo sulla partita: “Definisco eroici i giocatori biancoverdi. Non era facile giocare in dieci contro undici su un campo difficile come quello di La Spezia, contro un’avversaria costruita per vincere e dotata di un organico di prim’ordine e che, tra l’altro, poteva contare su due risultati su tre. Ma la vera impresa è stata quella di avere la forza di ritornare in vantaggio in inferiorità numerica, se la squadra avesse fatto catenaccio difendendo il primo gol sarebbe stato diverso, invece, lo Spezia ha pareggiato e l’Avellino è ritornato avanti espugnando uno dei campi più ostici della cadetteria. C’è stata grande compattezza, grande convinzione e la vittoria è stata ampiamente meritata”. Un blitz che acquista un valore ulteriore se si pensa alla defezione di uno come Castaldo: “Sì, questa squadra, a parte quattro o cinque elementi, è omogenea, sono tutti sullo stesso livello. Castaldo è sicuramente un top player e quando manca diventa un problema, però, al Picco la sua assenza non si è proprio sentita, questo testimonia la grande prova di chi è sceso in campo che non si è risparmiato lottando su ogni pallone come fosse già un finale”. Una vittoria ha sempre uno o più padri, per l’opinionista di fede biancoverde c’è da elogiare il complesso: “E’ stata la vittoria del gruppo, che ha riscattato l’opaco finale di campionato. L’Avellino era tra le squadre accreditate per terminare la stagione al quarto o quinto posto e, in un caso avrebbe addirittura evitato il primo turno, mentre nell’altro avrebbe giocato in casa e difficilmente avrebbe steccato la gara in un Partenio grondante entusiasmo. Purtroppo, l’ultima parte di campionato è stata caratterizzata da stenti e passi falsi chiudendo all’ottavo posto ma ora c’è grande consapevolezza nei propri mezzi e la squadra può giocarsela contro tutte. Prima che iniziassero questi spareggi, ho detto che per me la finale sarà tra Bologna e Pescara, ma spero con tutto me stesso di sbagliare perché, ripeto, quest’Avellino è capace di tutto”. Ormai l’entusiasmo è travolgente nella tifoseria irpina. Chissà che il bello debba ancora venire, sta di fatto che venerdì si scende nuovamente in campo per affrontare il Bologna al Partenio: “Il regolamento dei play off penalizza le ottave e le settime – argomenta D’Aliasi – e non tanto per l’assenza dei rigori che le obbliga a vincere, ma per il fatto che si giochi ogni tre giorni. L’Avellino, dopo uno sforzo sovrumano per vincere a La Spezia, già venerdì è chiamato ad ospitare il Bologna in casa. Il dispendio di energie si fa sentire, soprattutto quando sei tu a dover fare la partita perché, gli irpini, giocando in casa, devono necessariamente costruire gioco contro i felsinei e non possono giocare con un atteggiamento più difensivo, da adottare magari in trasferta. Ecco, in Lega Pro hanno un regolamento più intelligente, non solo perché ci sono i rigori in caso di parità e, quindi, anche chi gioca in casa deve cercare a tutti i costi di trovare il vantaggio per non rischiare di giocarsi tutte nella lotteria dal dischetto, ma anche perché si gioca ogni sette giorni e c’è tempo per riposare. Non v’è dubbio che il regolamento della cadetteria favorisca terza e quarta che giocano una partita in meno rispetto alle altre”. Doveroso un passaggio sul nocchiero di quest’Avellino, quel Rastelli che, dopo aver traghettato la squadra tra i cadetti, sogna il grande salto nella massima serie: “Ritengo che, in rapporto al tasso tecnico della squadra, abbia fatto piuttosto bene in questi anni. Ecco perché la società l’ha sempre riconfermato, considerando che ha raggiunto gli obiettivi valorizzando al massimo chi aveva a disposizione e senza dubbio può compiacersene. Ha dimostrato, in poche parole, di essere un allenatore da Avellino, non foss’altro per essere rimasto tre anni su questa scottante panchina. Certo, ci sono anche dei dettagli da limare visto che, così come è successo l’anno scorso, anche in questo campionato c’è stata una parabola discendente nella parte finale e, dato che era già successo, bisognava evitarlo. Ma la valutazione su di lui resta positiva”. È stato indubbiamente un campionato pieno di sorprese. Le squadre che venivano indicate tra le favorite non sono riuscite ad esplodere, e così due rivelazioni si sono issate in alto brindando a una promozione che, ai nastri di partenza, sembrava improbabile. Facciamo con Felice D’Aliasi una panoramica sui valori venuti fuori dalla regular season: “E’ stato un campionato molto livellato ed equilibrato. Tranne la sorpresa Carpi e la delusione Varese, quasi tutte esprimevano gli stessi valori tecnici e la differenza l’hanno fatta un po’ gli episodi e un po’ la fortuna. Il Brescia, per esempio, squadra retrocessa in Lega Pro, per me non ha un organico inferiore ad almeno diciotto squadre, e proprio le rondinelle sono tra quelle che hanno speso ma in malo modo. E ci aggiungo altre tre compagini che non hanno rispettato le aspettative pur avendo operato in modo attivo sul mercato, mi riferisco a Bari, Catania e Latina. Per il resto, un plauso a Carpi e Frosinone che, contro ogni pronostico, hanno vinto il campionato e gran merito anche al Vicenza, una squadra ripescata che aveva costruito una rosa da media classifica in Lega Pro e, con alcuni innesti importanti, si è rivelata competitiva per i piani alti della cadetteria. Non c’è dubbio, comunque, che il Carpi sia stata l’autentica rivelazione, con il diesse Giuntoli rivelatosi un valore aggiunto andando a pescare sia tra i dilettanti che in Lega Pro giocatori promettenti e in grado di emergere anche in categorie superiori. Il suo lavoro è stato ripagato e ne certifica la competenza”.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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