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Servizio di Stefano Sica @riproduzione riservata
La corsa della sua Rappresentativa Juniores si è fermata sullo scoglio Lombardia dopo i quattro punti all’esordio racimolati con Umbria e Piemonte. Qualche atleta fuori condizione e le motivazioni furenti dei lombardi hanno evidentemente contribuito all’eliminazione prematura dei suoi ragazzi all’ultimo Torneo delle Regioni disputato in Trentino. Ma il biennio di Corrado Sorrentino alla guida delle selezione campana può dirsi certamente positivo. Intanto a livello professionale, con un ennesimo step che ha arricchito il suo universo conoscitivo. E poi per quanto seminato con la fiducia a tanti ragazzi che, in molti casi, stanno trovando fortuna in categorie superiori (Emmausso, Testa o Maxwell Mensah, solo per citarne alcuni).
Lombardia fatale per la tua Rappresentativa: ti aspettavi di più?
“E’ stata sicuramente una bella esperienza confrontarsi con le altre Regioni e con un calcio diverso. Ovviamente il Torneo delle Regioni disputato in Calabria è quello che ricordo con maggior piacere. Quest’anno l’epilogo non è stato dei migliori anche perché molti ragazzi sono arrivati fisicamente esausti dopo un lungo campionato che è senza dubbio più duro di quello di altre Regioni. Purtroppo non dappertutto c’è una certa cultura del lavoro e alcuni sono approdati da noi con questo deficit di ordine fisico. Si è vinto all’esordio con l’Umbria, poi è arrivato il pareggio col Piemonte e, con la Lombardia, ho inserito quelli che avevano giocato di meno. Ma, dal punto di vista atletico, sono venuti un po’ meno. Mettiamoci anche che giocavamo su un campo a 2000 metri di altezza, con un’aria più rarefatta e tante difficoltà di respirazione. E gli affanni fisici si sono evidenziati tutti. Siamo giunti anche in ritardo al campo, ma non per colpa nostra. E questo intoppo ci ha fatto saltare il riscaldamento. In definitiva, giudico questo biennio positivo, anche come esperienza professionale”.
E’ possibile una tua riconferma?
“Questo non lo so. Io resto sempre a disposizione del nostro coordinatore che è mister Scarfato. Vedremo. Quest’anno abbiamo iniziato il raduno molto tardi, ad inizio febbraio. Altre squadre avevano cominciato a settembre. Lo scorso anno riuscimmo a riunirci prima, avendo la possibilità di fare qualche allenamento in più e di portare i ragazzi al Torneo in una condizione fisica migliore. Non a caso siamo arrivati in semifinale venendo estromessi dalla Toscana anche a causa di un gol regolare che non ci è stato stranamente convalidato. Poi hanno vinto la finale. Ho avuto però un gruppo fortissimo anche a detta di tutti, potendo fare affidamento su ragazzi del calibro di Emmausso, Castiello o Mensah. Purtroppo è andata come è andata e non lo avremmo meritato. Un paragone con ciò che è accaduto pochi mesi fa non si può fare. Tra l’altro i miei ragazzi sono arrivati in Trentino un po’ esausti anche per il lungo viaggio che avevano sostenuto. E poi ci è mancato un elemento importantissimo come Gaje Omar dell’Afro Napoli, che non è partito con noi per un brutto malanno. Non sono alibi ma dati di fatto. Però auguro a tutti di fare una esperienza così, che ti regala il confronto con altre realtà e ti fa crescere molto. Nello stesso tempo, mi sento di fare i complimenti a mister Gazzaneo, un tecnico a mio avviso molto bravo, per il raggiungimento della finale con gli Allievi. Brava anche la squadra femminile di mister Ciccarelli e i Giovanissimi del tecnico Cuomo”.
Come vedi la situazione dei club campani nei dilettanti?
“Non tutte si sono mosse per tempo ma qualcuna ha trovato comunque degli accordi preventivi. Io ho ottenuto lo scorso anno, con una buona valutazione ed i complimenti di mister Ulivieri, anche l’abilitazione ad allenatore professionista Uefa A. Ma di questi tempi è sempre difficile. Bisogna rimettersi in gioco ed aspettare la chiamata giusta. Io sono motivato come sempre, non mollo mai”.
Hai vissuto una bella esperienza a Pozzuoli, l’ultima con una squadra maschile di club prima della parentesi alla Carpisa. E, ad oggi, la città è ancora senza calcio.
“Pozzuoli ha un pubblico fantastico. Lì ho militato da calciatore e anche da tecnico ho potuto respirare una passione smisurata. Alla città sono rimasto legato. E i ricordi da allenatore sono altrettanto positivi, visto che disputammo un buon campionato di D salvandoci con tante giornate di anticipo”.
Si era parlato per te di Sessana prima che la scelta ricadesse su Ivan De Michele.
“Sì, ma di contatti veri e propri col presidente non ne ho avuti”.
Come giudichi l’esito dei due gironi di Eccellenza?
“Il Portici ha meritato di vincere il campionato. L’ho visto più volte e avevo anche dei suoi giocatori in Rappresentativa. E’ una società seria, fatta da persone perbene. Non a caso non mi hanno mai fatto mancare l’apporto dei loro under, a differenza di altre società. Nel girone B ha meritato anche l’Ebolitana, sebbene il Sorrento fosse partito coi favori del pronostico in virtù di una squadra davvero importante”.
Riesci ad individuare tra i giovani d’oggi in Campania un difensore che ricordi un po’ le tue caratteristiche?
“La Campania è una Regione ricca di talenti. Ma spesso in Rappresentativa è capitato che non mi inviassero giocatori per via di qualche partita importante che ci sarebbe stata la domenica. Ho dovuto fare spesso di necessità virtù, chiudendo anche più di un occhio. Di under ne ho visti diversi, ma credo che tra molti dei nostri dirigenti non ci sia una grande cultura sportiva in questo senso. Invece le società, se vogliono fare cassa, devono essere contente che dei propri ragazzi si cimentino in queste vetrine importanti. Al Torneo delle Regioni c’erano tantissimi osservatori di club professionistici. Con molti ho avuto anche il piacere di parlare. Ma bisogna cambiare la mentalità di alcuni nostri dirigenti. Fatto sta che si deve lavorare tantissimo su questi ragazzi, molti dei quali provengono da scuole calcio un po’ improvvisate e devono assimilare alcuni fondamentali. E anche gli allenamenti devono essere fatti in maniera diversa. Non sempre i più giovani fanno una vita da atleta. Per questo bisogna curarli con scrupolo e portarli ad una condizione fisica quanto più ottimale possibile. Con me, se sono di qualità, i giovani giocano sempre. L’ho dimostrato a Pozzuoli. E non faccio distinzioni di ruolo, perché posso utilizzarli da difensori centrali o da attaccanti. In Rappresentativa ho potuto comunque contare su ragazzi validi come Leandro Spina, Alessandro Testa o Nicolas Grieco. Purtroppo proprio gli under che hanno giocato poco in campionato, hanno denunciato qualche problemino in più dal punto di vista fisico nel corso del Torneo in Trentino. La differenza con chi aveva maggior minutaggio si è notata”.

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