
Views: 0
“La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove.
Nel ciel che più de la sua luce prendefu’ io, e vidi cose che ridire né sa né può chi di là sù discende; perché appressando sé al suo disire, nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la memoria non può ire.” Nell’incipit della terza cantica della sua Commedia, quella del Paradiso, Dante riporta di essere stato nell’Empireo, che riceve maggiormente la luce divina che si diffonde nell’Universo: lì ha visto cose difficili da riferire a parole, poiché l’intelletto umano non riesce a ricordare ciò che vede quando penetra in Dio.
Ciò che è avvenuto tra Inter ed Atalanta al “Giuseppe Meazza” di Milano è un qualcosa di assai simile all’immagine che trasuda dalle parole del poeta fiorentino. La squadra nerazzurra ha di fatto compiuto quello che era l’ultimo step del suo percorso in questo campionato; al pari di Dante, l’Inter ha iniziato la stagione partendo dall’Inferno puro, sotto i comandi dell’allora tecnico De Boer. Serviva dunque una guida, un Virgilio, che la società ha trovato in Stefano Pioli: il cammino sotto di lui si è scoperto sempre meno impervio, e con la vittoria di oggi la Beneamata ha ufficialmente messo piede nel Paradiso della nostra Serie A. Un’Inter furiosa, straripante, atomica, che ha umiliato la malcapitata Atalanta (fin qui autentica rivelazione dell’anno) per 7-1 dopo un match che si annunciava come tra i più equilibrati di sempre, un match chiave per le mire europee di entrambe.
Pioli conferma l’undici che una settimana fa aveva sbranato il Cagliari per 5-1, quindi Medel confermato al fianco di Miranda, Kondogbia ancora titolare nella cerniera di centrocampo con Gagliardini, e Banega con licenza di inventare alle spalle di Icardi. L’inizio di gara è palpitante: ritmo altissimo, velocità da Liga Spagnola e qualche fisiologica sbavatura fanno sì che il livello di divertimento in campo tocchi le vette più elevate. Perisic si divora una colossale occasione ciccando il pallone davanti a Berisha, poi è Gomez a sfiorare la rete con un gran sinistro dal limite. Al 17′, però, si aprono le danze; Icardi parte in contropiede imbeccato da Medel, Toloi lo stende (solo ammonito, ma era ultimo uomo) e sugli sviluppi della punizione successiva è lo stesso numero 9 dell’Inter a trovare il vantaggio con un gran movimento da rapace d’area. Passano sei minuti, e i padroni di casa raddoppiano: è ancora strepitoso Icardi nel superare il suo marcatore facendosi abbattere da Berisha. Calcio di rigore e doppietta personale per il Capitano nerazzurro, con tanto di cucchiaio. Al 26′ Maurito trova addirittura l’hat-trick, con un colpo di testa perfetto su assist di Banega. Tre gol in nove minuti, e tanti saluti al Ct argentino Bauza, il quale evidentemente ha la parabola rotta a casa. A questo punto è un’autentica esecuzione degli uomini di Pioli, che divertono e si divertono in uno degli show più prolifici degli ultimi anni. Tra il 31′ e il 34′ Candreva parte per due volte sulla destra seminando Spinazzola e compagni, e trovando in entrambe le circostanze l’accorrente Ever Banega che di giustezza insacca il 4-0 e il 5-0. Allo scadere del primo tempo i bergamaschi riescono a trovare il gol della bandiera con un bel destro di Freuler dopo un inspiegabile scivolone di Medel. Si va a riposo sul clamoroso punteggio di Inter 5, Atalanta 1.
Nel secondo tempo ci si aspetta una gara diversa dal monologo visto finora, ma l’Inter non è sazia e anzi ha tutta l’intenzione di peccare di ὕβρις, di tracotanza, nei confronti della Dea. Pronti-via e Roberto Gagliardini, proprio lui, firma il fatidico gol dell’ex. Il talento bergamasco ci ha preso gusto e dopo il sigillo di Cagliari concede il bis proprio contro la squadra che l’ha cresciuto e lanciato a questi livelli. La malvagità del Calcio è anche questa. Al 68′, infine, ancora Banega, ancora con una splendida punizione, batte Berisha per il 7-1 finale. E’ la prima tripletta in carriera per l’argentino, che emula Icardi e si porta il pallone a casa.
Tanti, forse troppi gli spunti che questa gara ha offerto. Si parte dalla definitiva consacrazione di Ever Banega, che finalmente si è preso l’Inter. Sì perchè il Tanguito oggi ha dimostrato come un esteta del football possa essere tremendamente concreto. Lui che rigetta ogni gesto elementare, ogni atto calcistico che non ritiene degno. Ed ecco perchè non vedrete mai Banega costante per 90 minuti, non vedrete mai Banega fare la cosa più semplice, né quella cosa che tutti gli altri farebbero. Ma una cosa è certa: se lo vedete sorridere, ne rimarrete estasiati. Banega è il connubio tra arte e pallone, tra bellezza e gloria. Da una tripletta all’altra, che dire poi di Mauro Icardi? C’è chi ancora lo critica, chi ne trova più difetti che pregi. Questo ragazzo è arrivato a quota 20 gol (+ 8 assist) per l’ennesima stagione consecutiva, a 24 anni. Capitano vero, lotta come un leone su ogni palla e sublima con una facilità disarmante l’arte del far gol. Cosa chiedergli di più?
È però tutta l’Inter, oggi, a meritare scroscianti applausi. Da Candreva, stantuffo inesauribile, a Kondogbia, muro elegante e confortante, da Ansaldi, finalmente impeccabile, a D’ambrosio, il quale merita sempre più l’Azzurro Nazionale. Commoventi i cori per Stefano Pioli durante la gara, supportato da un tifo che ne chiede la conferma anche per la stagione che verrà. I nerazzurri dovevano vincere per dare un segnale: è stato più una sorta di Urlo di Munch, quello dell’Inter. Superati in colpo solo Atalanta e Lazio (in attesa del posticipo) e staccato il Milan, in attesa che qualcuno lì davanti rallenti. Per ambire al terzo posto servirebbe un miracolo. Ma di questi tempi, chissà…

Lascia un commento