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Con il senno di poi, visto il risultato della Roma contro il Parma, non si sa se debba prevalere il rammarico per l’occasione sprecata o la speranza di essere ancora in corsa per il secondo posto. Ma la domanda è un’altra: un Napoli che si fa distruggere dal Palermo può mai ambire alla seconda piazza? Come può una squadra dotata di giocatori di alto lignaggio e caratura farsi prendere a pallonate da un’altra composta in prevalenza da elementi che, un anno fa, militavano in cadetteria? Il Palermo merita solo applausi, come li merita Iachini per come ha saputo plasmare la squadra e per il campionato che le sta facendo fare, ma il Napoli avrebbe dovuto scendere in campo con un piglio diverso senza sbracare dopo essere passato in svantaggio. La paperona di Rafael ha complicato le cose per gli azzurri, su questo non ci sono dubbi, anche perché fino a quel momento il Napoli si stava facendo sentire in mezzo al campo, ma è la modalità di reazione che doveva essere diversa. Invece, si è attaccato in modo lento e scriteriato, con dei cross dalle fasce, tutti facile preda dei difensori rosanero, e con una fitta rete di passaggi al limite dell’area decisamente fine a se stessa. Hamsik riusciva a smarcarsi ma poi non riusciva ad imbeccare i compagni, Callejon era in ombra, come ci ha abituato nell’ultimo periodo, De Guzman pasticciava con uno Strinic in serata no, e anche Higuain sembrava spaesato e nervoso. Il Palermo signoreggiava in mezzo al campo, era letale nelle ripartenze e non ha avuto problemi a portarsi sul 3-0 contro un Napoli impotente. Che fosse una trasferta difficile, lo si sapeva benissimo, ma farsi mettere sotto così è stato davvero mortificante. Inutile il colpo di tacco di Gabbiadini che è servito solo a lui per incrementare il bottino di gol ma non ai fini del risultato finale. Serata negativa e da dimenticare per un Napoli che, ancora una volta, ha peccato di personalità, bisognava scendere in campo con la fame e la cattiveria calcistica di chi sa che è un appuntamento importantissimo e che non può permettersi di sbagliare. Lo svantaggio che ha chi insegue è quello di non poter arrestarsi, basta un passo falso perché le distanze si allunghino e le speranze diminuiscano. Ed è quello che è successo al Napoli che, indipendentemente dall’inopinato pari interno della Roma contro il Parma, ha dimostrato di non avere la maturità per portare avanti un inseguimento già complicato di per sé. Si può sempre trovare qualcuno che dica: ma come mai dopo le quattro vittorie si incensava la squadra e ora la si critica così ferocemente? Allora come era giusto parlare di Napoli italianizzato e bravo a soffrire contro la Lazio, sprecone e aiutato da qualche svista arbitrale contro il Genoa, ingenuo ma vincente contro Chievo e Udinese, è giusto parlare di delusione dopo la trasferta di Palermo. Chi aveva sperato di vedere una squadra autorevole e consapevole di essere la terza forza del campionato, è rimasto profondamente deluso e, purtroppo, basta anche una partita per evidenziare limiti sia tecnici che mentali.


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