16 Maggio 2026
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DIS-GRAZIA

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Ci mancava solo Di Gregorio. Da mesi senza centravanti, e adesso pure senza portiere. Dagli alluci erranti del Meazza al pugno sbilenco sul tiro di Vojvoda (il primo, naturalmente: non è una scusante). Continua a perdere, la Juventus, prigioniera delle sue maglie carcerarie, robe da matti, del mercato e dell’alibismo di Comollì, di una manovra tornata pozzanghera, dopo aver illuso di poter diventare fiume. Il Como gioca. Sempre. Palleggia. Potrà sembrare noioso, e ogni tanto lo è, ma Aladino-Cesc non ha la sua lampada (Nico Paz), dettaglio cruciale. Orfano di Kalulu e Bremer, «Luscianone» ha smarrito il filo d’Arianna, tanto di moda di questi tempi. Un errore di McKennie, lui quoque, innesca l’azione del gol rompi-ghiaccio, un siparietto tra Koop e Di Gregorio apparecchia le schegge della traversa di Da Cunha.

Madama ricorda un boy-scout che ha dimenticato la bussola: e adesso? Un destro di Yildiz, sventato di guanti, e un polverone quasi padano. Del turco si rammentano, se mai, le botte subite («a gratis») e un forsennato recupero su Baturina, da area ad area (ma al contrario). Dalle parti di Ramon e Kempf piovono cross innocui, il Como assorbe e riparte, il texano così ai margini non aiuta, Locatelli ha perso il tocco, Thuram si butta (ma non è Rabiot: repetita iuvant), Miretti gira in folle.

Palle-gol? A rigor notis, una: di Openda, su lancio di Kelly, con lob in braccio a Butez. Era il 22’. La ripresa si consegna al tiki-taka di avversari sempre sul pezzo e quasi mai disturbati. Da un angolo pro Goeba nasce, stupendo, il contropiede del 2-0: Sergi Roberto-Da Cunha-Caqueret. Sull’attenti, please. Un palo di Koop, da punizione, le staffette tristi, il giallo a Loca, i fischi dei parenti stretti accompagnano il corteo funebre. Quattro sconfitte nelle ultime cinque partite. Tranquillo, Abatone: non scenderò dal carro. Où sont les pieds d’antan? Où?

** Lecce-Inter 0-2 (Mkhitaryan, Akanji). Il turnover, la testa in bilico tra il cartellino da timbrare e i norvegesi da rimontare. In assenza di Lautaro, il Reverendo la risolve con i panchinari, Mkhitaryan e Akanji, su angoli di Dimarco (al 14° assist, segnalano dalla Lega). Hanno retto per 75’, i salentini. Generosi ma terribilmente spuntati. Poi la resa ai più forti. Che già avevano seminato brividi e creato occasioni. Non una passeggiata. Non una tortura. La vita.

ROBERTO BECCANTINI

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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