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[avatar user=”Stefano Sica” size=”thumbnail” align=”left” link=”file”]Stefano Sica Vice Direttore[/avatar]
‘Un ete’ brulant’. No, quello era il film di Philippe Garrell, in corso anche alla mostra del cinema di Venezia, nel quale Monica Bellucci interpretava il ruolo di una moglie infedele. A Napoli l’estate è bollente perché, calcisticamente parlando, raduna umori crepuscolari, fomenta ragionamenti parossistici e seduce istinti polemici. Tutto sommato è sempre stato così, ma in queste settimane lo è ancor di più. La credibilità del patron azzurro Aurelio De Laurentiis perde colpi tra una buona parte dei tifosi e i rancori generali che ne scaturiscono non possono che essere conseguenza di tutto ciò. La scorsa settimana, lo confessiamo, ci siamo recati al San Paolo, e più precisamente al botteghino 6, per verificare lo stato dell’emissione della nuova SSC Napoli Fan Stadium Card, che oramai sostituisce in tutto e per tutto la famosa Tessera del tifoso. Lunghe file, tifosi esasperati e una lista di “prenotati” interminabile, affissa sulle mura del botteghino come un avviso di coprifuoco ed aggiornata di minuto in minuto quando qualcuno decideva di deporre le armi. All’interno del botteghino, un solo addetto alla stampa delle tessere, con procedure di 10 minuti per ogni singolo richiedente. Una pratica che si sarebbe ripetuta anche nei giorni a seguire, purtroppo, come del resto testimoniano le cronache attuali. In queste ore, peraltro, siamo stati costretti a registrare anche le lamentele di chi la Fan Card l’aveva richiesta on-line, sborsando 10 euro in più per assicurarsela (il costo è di 20 euro). Anche qui sono stati segnalati ritardi colossali, con tifosi che parlano di un’attesa di già 20 giorni senza che la tessera sia stata ancora inviata e con la trasferta di Pescara alle porte.
Ora, cosa c’entri tutto questo con l’organizzazione di una società di respiro “europeo”, che vorrebbe (lo sappiamo, solo a parole) mettere i propri sostenitori al centro del progetto e che pretenderebbe di essere un fenomeno sportivo all’avanguardia, non si capisce bene. Ma poi si capiscono a maggior ragione malumori ed ansie, quelle sì bollenti, di una fetta di tifosi che si allarga a macchia d’olio e che non vede più in De Laurentiis quella guida indispensabile per il riscatto pallonaro in città come è stato nel 2004 e negli anni a seguire. Anche perché, nella fattispecie, è persino il meccanismo tifoso-cliente (ammesso che un tifoso possa essere considerato tale) a saltare. Una azienda vera, dotata di professionalità giuste al posto giusto, un cliente fedele lo tratterebbe con i guanti bianchi per non farlo scappare. Ma si sa che ogni cerchio va chiuso come si deve e De Laurentiis ha deciso, coerentemente, di non farsi sfuggire l’occasione stabilendo (diciamo Lui che è comunque il dominus del Napoli, al netto di chi gli fornisce consigli malsani) prezzi assai impopolari per la sfida di campionato col Milan del 28 agosto. Una scelta di cui si intuisce chiaramente il sapore vendicativo soprattutto se andiamo a comparare i costi di Curve e Distinti: 40 per le prime, 50 per i secondi. Un gap irrisorio e che, quindi, chiama a sé un’analisi ancora più complessa. Ecco, noi siamo in totale accordo con chi sostiene (arriviamo secondi in questo, ma ci conformiamo a tale lettura) che la decisione presidenziale sia perfettamente allineata alla volontà di non trovarsi tra i piedi contestatori e guastatori per il primo vernissage casalingo stagionale. Quelli che, per sensazione comune, si annidano maggiormente nei settori popolari. Una valutazione strategica, ritorsiva e ben studiata. E che, numeri alla mano, va al di là della mera tutela degli abbonati, che in linea teorica è giusto che ci sia. Dopo i giorni da bollino rosso, con gli striscioni offensivi e minacciosi fatti affiggere in città contro il presidente, occorreva una reazione uguale e contraria in ossequio al terzo principio della dinamica. O alla famosa burla del Marchese del Grillo: “Io sono io e voi nun siete un…”. Dove porterà De Laurentiis questo muro contro muro, è difficile sapere. Impossibile che possa condurlo lontano in una realtà come Napoli che divora chiunque abbia il fiato corto anche se ha lasciato tracce positive del proprio lavoro. In altre piazze sarebbe diverso, qui no. Sì, perché questa vendetta, servita a freddo, non ha fatto altro che contaminare sponsor incalliti del “De Laurentiis è un male comunque e dovunque”, a tifosi di varia estrazione che, oltre a non essere necessariamente antipresidenziali, allo stadio non vogliono rinunciarci per amore e fedeltà pur in situazioni di ristrettezze economiche. Bene, De Laurentiis ci è riuscito a compattare il fronte degli oppositori. Anzi, lo ha alimentato con la sue stesse mani e le sue stesse magalomanie. Un’opzione niente male, che, per quanto irriducibile, continuerà ad essere perdente. Il patron azzurro, ostinato e determinato in questa personale battaglia contro i detrattori e gli spettatori “popolari”, sembra come quei generali mentalmente seviziati dalla contrapposizione belligerante e, per di più, circondato da colonnelli che di tattiche e strategie ne capiscono ben poco. Lo scenario adatto per affondare tra le armi nemiche. Naturalmente, anche in questo caso, le truppe alleate sono uscite allo scoperto con grande celerità, con giustificazioni risibili quanto inconsistenti. “Con i tanti ingressi omaggio di chi aveva acquistato il pacchetto Nizza-Monaco, era giusto implementare i costi delle Curve”, tra le tante. Come se un errore di valutazione a monte della società, dovesse avere una ricaduta generale su tutti. Teoria folle, come quella di chi bacchetta i contestatori e invita a fare “pulizia” allo stadio. Ragionamenti classisti, padronali, odiosi, da lingua prensile. Sia chiaro: sarebbe ingenuo ridurre nel quadrato di questa analisi un planning così scellerato come quello messo giù da De Laurentiis. Perché, appena dopo, subentra quella che è la sua filosofia di sempre, mai modificata negli anni e sempre attuale: lo stadio d’Elite e il regno dei “meritevoli”, come pure ebbe a dire un po’ di tempo fa. Dell’ostracismo verso qualsiasi forma di fidelizzazione abbiamo parlato in abbondanza, sarebbe inutile tornarci sopra. E questo indizio spiega un po’ tutto. Ancora più meritevole di umana compassione chi dice (e, ahimè, ci sono!) che “se uno spettacolo vale, si paga. Allo stadio come al teatro. Chi non se lo può permettere resti a casa”. A questi giannizzeri bisognerebbe illustrare un teorema semplice semplice: il Napoli è un fenomeno popolare, irripetibile nella sua unicità. E’ una fede, è una entità non replicabile. Gli spettacoli teatrali si scelgono, attori e cantanti pure. E se si esibiscono pochissime volte all’anno è anche normale che vadano “cari”. La differenza tra il San Paolo e il San Carlo la risparmiamo, invece, per carità di patria. Ecco perché tutto questo porterà, alla lunga distanza, De Laurentiis a sbattere oltre che a rendersi fisiologicamente sempre meno compatibile non solo con i tifosi, ma anche col Napoli stesso. E temiamo che questo clima di fibrillazione sopravviverà anche davanti a risultati positivi, per quanto edulcorato. Perché orgoglio e passione dei tifosi (a maggior ragione a Napoli) sono due sentimenti che vanno maneggiati con prudenza. Con i quali non si scherza. Mai. Modificare lo status quo spetta solo a lui. Ribaltare un certo tipo di comunicazione suicida, anche. A chi altri sennò? Ecco, presidente, si faccia qualche domanda e si dia qualche risposta. Ne ha bisogno. E non ascolti adulatori e ruffiani, di cui anche l’ambiente giornalistico-tifoso nostrano è pieno. Queste persone le stanno facendo solo del male. Lei forse non se ne accorge, ma è così.

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