16 Maggio 2026
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Dalla cronaca alla storia

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No, non salgo sul carro. Sarebbe troppo italiano. Lo sbircio. Lo ammiro. Lo invidio: questo sì. Francesco Bagnaia detto «Pecco» su Ducati campione del mondo di MotoGp per la seconda volta consecutiva. L’Italia del tennis campione di Davis per la seconda volta in assoluto: la prima, nel 1976, sulla terra rossa (rossa in troppi sensi) del Cile di Pinochet. Cameriere, champagne!
Spagna felix: da Valencia a Malaga, dal «Pecco» al «Peccatore», come ha suggerito il gentile Bilbao77. Jannik Sinner in versione Mandrake. Dopo Olanda e Serbia, la Serbia di Djokovic, anche l’Australia. E con il Rosso, la squadra (tanto per unire l’epoca dei Panatta, dei Bertolucci e dei Pientrangeli alla carovana di Filippo Volandri): Matteo Arnaldi, Lorenzo Sonego, Lorenzo Musetti. E il rosso fuoco, naturalmente.
«Io triumphe, avventurata Italia», avrebbe scritto Gianni Brera. Come vergò da Madrid – dunque, dalla Spagna anche allora, – la notte dell’11 luglio 1982. Sono successi che non cambiano il mondo, a cominciare dal nostro, ma neppure perdendo lo avremmo cambiato. E allora, nel rispetto dei lutti che proprio in questi giorni ci hanno falcidiato, teniamoceli stretti. Complimenti a Bagnaia, alla Ducati, agli azzurri di Davis. C’è chi regala sogni e chi, come loro, li realizza.
E adesso, liberi tutti. Il carro sta per salpare. Già pieno zeppo, mi sa. Ricordatevi sempre quel vecchio detto Maori: «Punta alla nuvola più alta, così, se la manchi, raggiungerai una montagna maestosa». Qualcuno – per voi, per noi – l’ha fatto.
ROBERTO BECCANTINI
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