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Servizio di Luca Alvieri @produzione riservata
Alla faccia di chi diceva che l’Atalanta era solo un fuoco di paglia, la squadra di Gasperini esce dal campo a testa alta, anzi, altissima. Allo Juventus Stadium i bergamaschi esprimono un ottimo gioco e mettono in campo un grande cuore, che purtroppo però, non basta ad evitare un’amara eliminazione.
I nerazzurri si presentano a Torino senza Kessie, Gagliardini e Gomez, e nonostante questo, riescono a mettere subito una forte pressione ai bianconeri, che subiscono l’aggressivo inizio atalantino. Per il primo quarto d’ora è infatti l’Atalanta a tenere il pallino del gioco, ma quando ha contro uno che si chiama Dybala, c’è poco da fare. Il fortunoso palo di Mandzukic, è solamente una parentesi che apre alla reazione d’orgoglio bianconera, che si trasforma in gol, al minuto 22: Cross al centro di Asamoah per Mandzukic che fa da sponda fuori area, dove trova l’ex Palermo, che scaraventa in rete un magnifico gol di contro balzo, che da solo, vale il prezzo del biglietto.
L’Atalanta a questo punto, si siede nei banchi e prende appunti: Dybala sale in cattedra. La qualità dell’argentino è essa stessa il “gioco” della Juve e quando tocca il pallone lui, succede sempre qualcosa. Infatti, è proprio la Joya, a servire l’assist perfetto per l’imbucata di Mandzukic, che a tu per tu con Sportiello, mette in rete il pallone del 2-0. L’Atalanta, però, non si abbatte e termina la prima frazione di gioco in crescendo. Nella ripresa la Juve perde di nuovo il pallino del gioco e il baricentro alto dei bergamaschi, pur essendo sotto 2-0, nega ogni possibilità di costruzione del gioco, alla squadra di Allegri. Allegri che al 62, decide però di complicarsi la vita, togliendo dal campo la Juven…pardon, Dybala. I bianconeri con l’uscita di Dybala perdono ogni spunto e subiscono maggiormente le ripartenze dell’Atalanta, che corona i suoi sforzi, a 20 dalla fine: Cross basso di Spinazzola verso il limite dell’area, che sporcato da Petagna, diventa oro per Konko, che trova anch’esso in contro balzo, il gol della vita. Sembrava l’inizio della grande rimonta e cosi sarebbe stato, se l’ingenuità di D’Alessandro, che stende Lichtsteiner in area di rigore, non avesse servito alla Juve il gol della sicurezza, su un piatto d’argento. Dal dischetto Pjanic non sbaglia e mette in teorica cassaforte la qualificazione, ad un quarto d’ora dalla fine.
Anche adesso, chi si aspettava l’abbattimento morale dell’Atalanta, è rimasto deluso. Infatti Konko, subentrato ad inizio ripresa, letteralmente inventato centrocampista da Gasperini, non è di fatto l’unico gol che il tecnico segna dalla panchina. Al 60°, infatti, ha timbrato la sua terza presenza tra i professionisti, Latte Lath, centrocampista ivoriano classe 99′, che ci mette davvero poco, 20 minuti, per entrare nei cuori dei tifosi nerazzurri. Dopo un paio di palloni giocati in sicurezza e qualcun altro perso in modo banale, ecco l’occasione giusta per entrare nella storia: Imbucata di D’Alessandro sulla destra per Conti, che buca la linea difensiva bianconera e mette in area un pallone perfetto solo da spingere in rete. Detto, fatto. Si apre un’altra partita, dentro anche il Papu Gomez e Atalanta tutta riversata sul fronte d’attacco. Ci provano Petagna, Freuler e Toloi, ma niente, la palla non entra, il cuore non basta, finisce 3-2.
L’Atalanta abbandona cosi la Coppa Italia, consapevole di averla potuta assaporare un po di più, ma anche questo, fa parte del calcio. I nerazzurri portano nel bagaglio di ritorno un’altra grande prestazione di anno fin qui da incorniciare e alla faccia di chi la riteneva un temporaneo fuoco di paglia. Questa squadra qui, dentro, ha un vero e proprio incendio.

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