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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
La sua caratteristica principale è la passionalità, in un calcio in cui le cariche vengono distribuite a buon mercato, Ciro Incoronato, per tantissimi porticesi, resterà sempre “il presidente”. Ma, in questo momento, è un presidente un po’ nostalgico e già da quest’anno il suo famoso “Oraaa”, un personale grido di battaglia invocato e atteso durante le partite, si è sentito sempre di meno fino a spegnersi completamente. “Non ho più lo spirito adatto per gridarlo come una volta, mi dispiace non pronunciarlo più, mi mancherà come mi mancano tantissimo i miei discorsi del martedì alla squadra. Era un rito a cui non potevo rinunciare, oltre a spronare i giocatori, mi piaceva guardarli negli occhi, interessarmi ai loro problemi e cercare di risolverli insieme. Mi mancherà soprattutto questo”. Ciro Incoronato è una persona molto umana, che va quasi in contrasto con un calcio che, anche a livello dilettantistico, mette al centro il mero profitto e non l’unicità della persona, come se l’ingranaggio economico avesse fagocitato il lato puro e romantico di uno sport che ormai tale non lo è più.
Eppure l’ing. Incoronato anche quest’anno, da vero tifoso, ha gioito per l’annata straordinaria di un Portici che, con pieno merito, si è aggiudicato prima la coppa Italia Regionale e poi l’approdo in serie D: “Ecco, il mio sogno era questo, quando nel 2009 siamo partiti dal nulla con un nuovo progetto e fui io a sborsare le quote di iscrizione ai campionati, mi ero prefissato l’obiettivo di condurre il club nel dilettantismo nazionale per poi farmi da parte. Già quest’anno sono rimasto ai margini senza entrare mai nelle decisioni sia della società che in quelle tecniche. Il rispetto delle competenze deve essere preminente e ho rispettato i ruoli che quest’anno si erano venuti a creare accettando la qualifica di presidente onorario, assegnata non in base alla disponibilità economica ma alla riconoscenza dopo i tanti sforzi e sacrifici profusi in tanti anni di presidenza. Mi sono insediato al timone del Portici sin dagli anni ’80, nel ’94 rilevai la società da Ciro Tarallo in una epopea in cui la dimensione della squadra era la serie D, proprio per questo ci tenevo particolarmente a rinverdire quei vecchi e gloriosi fasti. Ringrazio tutti i tifosi che ci hanno seguito in questi anni magnifici”.
Proprio a loro, lo storico presidente rivolge parole piene di affetto: “Il Portici è della Città, è dei porticesi, sono loro che devono custodire e proteggere la storia del club e pretendere che venga sempre rispettata da tutti. Chi non rispetta la storia del 1906 non ne vuole il vero bene, sono tanti i testimoni dell’amore che abbiamo profuso per arrivare ad ottenere i successi che giustamente oggi vengono celebrati. Eravamo partiti come una compagnia di avventurieri e ho visto la società crescere di anno in anno, fino a cambiare fisionomia con il primo anno di Eccellenza e colgo l’occasione per ringraziare tutti i soci che ci hanno supportato. Come posso, poi, dimenticare quelle squadre composte prevalentemente da porticesi, uomini veri che hanno sposato la nostra causa per amore e senso di appartenenza. Per il futuro mi auguro proprio questo, che tanti talenti autoctoni possano configurarsi come una risorsa per la squadra della città, per fare ciò c’è bisogno di curare bene il settore giovanile e fare in modo che la Juniores possa seguire la stessa linea della Prima Squadra”.
Infine, visto che l’ingegnere si è proiettato verso il futuro, che vedrà e vivrà da tifoso innamorato pazzo del 1906, racconta le sue speranze e anche le emozioni di un’annata trionfale come quella appena conclusasi: “Le emozioni di quest’anno sono state indescrivibili, la finale di Sarno, dove abbiamo messo in bacheca il secondo trofeo di questo nuovo ciclo dopo la Coppa Campania conquistata in Seconda Categoria, mi ha ricordato molto la famosa finale di Teggiano, dove in un match thrilling ci assicurammo la promozione in Eccellenza. Ritengo che quest’anno la squadra abbia dimostrato anche maturità nelle sfide decisive e che ogni singolo giocatore sia stato gestito bene. Per quanto riguarda il futuro, è probabile che il prossimo sia un anno di assestamento, molto dipenderà anche dallo stadio, la speranza è che il “San Ciro” possa ritornare a tutti gli effetti la casa del Portici e non escludo scenari che attualmente possono sembrare arrischiati, come un Portici competitivo per qualcosa di più ambizioso di una serie D, del resto sognare non costa nulla…”.

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