16 Maggio 2026
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Chievo Verona, la favola è finita

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Cosa è stato definitelo voi. Dopo vent’anni di presenza nel calcio che conta, la “Favola” è finita. Nata come Opera Nazionale Dopolavoro Chievo nel 1929 su iniziativa di un gruppo di appassionati di calcio del borgo di Chievo, situato alle porte di Verona, con i colori sociali blu e bianco, alternati su una maglia a quadri, e con pantaloncini bianchi. Inizialmente la società non viene affiliata alla FIGC, limitandosi a disputare gare a carattere amichevole. Dal 1931 il blu delle divise diventa celeste, tant’è che, per molti anni, i giocatori di Chievo assumeranno l’appellativo di “biancocelesti”. L’attività dell’O.N.D. Chievo termina nel 1936, in seguito a problemi finanziari. Al termine della seconda guerra mondiale, nel 1948, la società viene rifondata come A.C. Chievo e si iscrive alla Seconda Divisione. Al termine della stagione 1950-1951, la squadra vince il campionato regionale di Seconda Divisione, ottenendo la promozione in Prima Divisione veneta. Nell’aprile 1952 fa il suo debutto in squadra Bruno Vantini, giocatore che manterrà la casacca clivense fino al 1971, e che detiene il primato di reti con la maglia del club. Nel 1957 la squadra cambia impianto in cui disputare le gare, spostandosi al campo parrocchiale “Carlantonio Bottagisio”, dove giocherà le partite interne fino al 1986. Nel 1959, grazie alla ristrutturazione dei campionati nazionali, il Chievo viene ammesso in Seconda Categoria; sempre in quell’anno la squadra cambia denominazione societaria in Cardi Chievo, dal nome del nuovo sponsor, ed ottiene rapidamente la promozione in Prima Categoria. La squadra resta nella medesima serie fino al 1963, quando subisce la prima retrocessione della sua storia. Nel 1964 arriva l’uomo che alla lunga, piano piano, con meticoloso lavoro fatto in silenzio scriverà la storia del club. Il personaggio rispondeva al nome di Luigi Campedelli, uomo d’affari e proprietario della Paluani, diviene presidente del Chievo; tuttavia, nel corso degli anni successivi, egli cederà la carica presidenziale, pur rimanendo “patron” della società, fino al 1990 quando vi tornerà a pieno titolo. Il Chievo inizia così la lunga scalata tra i livelli del calcio italiano fino a raggiungere la Serie A nel 2001 e la UEFA Champions League nel 2007. Ieri sera poco prima delle 21.30 da una fredda aula di Tribunale la notizia che chi ama le storie di calcio non avrebbe mai voluto sentire. Il Chievo Verona non è iscritto al campionato di seconda serie italiano. Niente calcio per i Mussi Volanti. Il pallone si ferma, non rotolerà più sui campi verdi. Dopo la bocciatura da parte della Covisoc è ora arrivata la conferma ufficiale dal Collegio di Garanzia del CONI. Qui erano riposte le ultime speranze di non fermare quel pallone. Il tutto nasce da un problema con l’agenzia delle entrate non sistemato a dovere, visto che il club veneto non avrebbe saldato alcune rate. Dopo aver rimediato negli ultimi giorni ai pagamenti, ma la società dei Campedelli avrebbe voluto ripristinare quell’accordo, che però per il Fisco sarebbe stato ormai decaduto da tempo. La bocciatura nasce proprio da questa condizione con il Chievo indietro di una cifra di circa 20 milioni di euro. Un enormità per un club come il Chievo, in questo momento
Il Chievo Verona fu promossa in Serie A per la prima volta in assoluto al termine della stagione cadetta 2000-2001. Nella massima serie stupì tutti con Gigi Del Neri capace di portare la squadra fino al quinto posto con la qualificazione alla Coppa Uefa. Al termine del 2005-2006 chiuse poi al quarto posto dopo le varie sentenze di Calciopoli ma nella stagione successiva retrocesse in Serie B dopo cinque anni di fila in A.Nel 2007-2008, però, vince il campionato e torna in Serie A per 11 stagioni di fila fino al 2018-2019 dove al termine della stagione arriva ultima e retrocede ancora in Serie B. Adesso, dopo due stagioni di fila nel campionato cadetto dove ha sempre raggiunto i playoff, pra il fallimento. Noi siamo romantici, e per noi sarà e rimarrà per sempre una favola durata 20 anni. Una favola grande, strepitosa, immensa che rimarrà per sempre negli annali del calcio italiano.
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