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Facciamo un giochino, mettiamo in relazione la Casertana dello scorso anno e quella di quest’anno dopo le prime cinque giornate. I numeri nel calcio sono tutto e niente: tutto perché spesso fotografano progressi o arretramenti, nulla perché dopo appena cinque partite ogni bilancio sarebbe sommario. Poi, si sa, il calcio è una scienza inesatta e non sempre la verità può dedursi dalla lettura di freddi cifre. Le contingenze del momento e gli episodi contano troppo in questo sport. Però, visto che tra turni infrasettimanali di Serie A e B, la Lega Pro è ferma (e in quella seconda serie ci sarebbe potuta stare benissimo la Casertana, ma tant’è l’anno scorso è andata come è andata) dilettiamoci con le statistiche. E non è detto che alla fine di quest’articolo il tifoso rossoblu non esca più convinto di questa squadra, quella di quest’anno intendo, e con una sferzata di ottimismo in più (beninteso, sperando di non essere subito smentito… tutto gli scongiuri sono consentiti).
Allora, dopo cinque giornate, lo scorso anno la Casertana aveva undici punti, frutto delle vittorie a Catanzaro (0-1 alla 1a giornata) col Melfi (1-0 alla 2a giornata), dei pareggi con Lecce (1-1 3a giornata) e Matera (0-0 4a giornata) e di una bellissima vittoria a Castellammare contro la Juve Stabia (2-1 alla 5a giornata). Undici punti, che regalarono il primato; a poca distanza Benevento (che come sappiamo avrebbe poi vinto il campionato) Paganese e Akragas; quindi cinque gol fatti e due subiti.
Quest’anno invece lo score dei rossoblu vede due sconfitte, alle prime due giornate rispettivamente contro Melfi e Monopoli, due vittorie consecutive, contro Paganese e Taranto e un pareggio in quel di Lecce; sette punti, quattro in meno dunque rispetto all’anno scorso, tre gol fatti e tre subiti. Certamente numeri inferiori rispetto alla passata stagione ma, in definitiva, non così catastroficamente peggiori. Se infatti si tiene conto che, a differenza dell’anno scorso, il campionato è a 20 squadre, sul traguardo delle 38 partite, in percentuale le statistiche non sono peggiorate in maniera così netta.
Ciò che preoccupa è piuttosto la tenuta di una squadra che non riesce a costruire azioni da gol degne di nota, oltre che, a parità di una solidità difensiva più o meno confermata, la distanza che alla lunga questo problema potrebbe solcare tra i rossoblu e le squadre di vertice.
Certo, se Ramos fosse riuscito nell’impresa (certo non impossibile) di buttarla dentro nell’ultimo minuto della sfida col Lecce, oggi staremmo parlando di tutt’altro. Ecco, di nuovo, il peso decisivo in uno sport come il calcio degli episodi. E proprio la partita di Lecce può essere emblema di quello che può divenire: paradossalmente, è sembrata molto più in partita questa Casertana che quella di Romaniello. Al netto del Lecce, solita corazzata ammazza-campionato che poi per un motivo o per l’altro fallisce l’obiettivo, la Casertana nella gara di domenica, forse perché sgombera da preoccupazioni di classifica e di risultato, ha subito meno gli avversari. A beneficio di inventario, nella partita della passata stagione, un immenso Gragnaniello e una gran prova della difesa tutta impedirono al Lecce di fare bottino pieno, a fronte di un gol e poco altro dei rossoblu.
Senza dimenticare gli evidenti limiti che questa squadra contunua ad evidenziare, anche se dei passi in avanti sono stati indiscutibilmente fatti, e visti i playoff “monstre” voluti da Gravina, non è detto che non si possa sperare, a bassa voce, qualcosa in più della salvezza. Non certamente il quinto posto paventato da Corvino. Certo, bisognerà lavorare moltissimo; a Tedesco e ai dirigenti, in sede di mercato, l’onore e l’onere di difendere i colori della casertanità. I tifosi sugli spalti faranno il resto.

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