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Purtroppo la ragione direbbe no! L’Alessandria è uno squadrone, dal centrocampo in su fa davvero paura, un team di categoria superiore, senza dubbio. E ricordiamo pure che i grigi hanno perso un campionato praticamente già vinto; e solo gli scontri diretti hanno premiato la Cremonese, promossa in Serie B ma giunta a pari punti con i piemontesi. In ultimo (ma ultimamente va di moda parlare di queste cose) un esborso economico non indifferente. Forse gioverebbe sapere che il main sponsor degli alessandrini ha una filiale nel casertano. Forse bisognerebbe riflettere su quest’ultimo dato…
Tornando alle cose di campo, e soprattutto agli affari di casa rossoblu, stasera, e per la prima volta dopo gli anni bui del dilettantismo (una ventina, e scusate se è poco!), la Casertana si gioca qualcosa di importante. Bisogna ricorrere ai ricordi dei genitori per ascoltare racconti di gare più importanti. La generazione dei secondi anni ’80 (come chi vi scrive), tacendo dei “Novanta”, hanno vissuto solo nel ricordo di ciò che fu, ma che non è mai stato vissuto. Chissà per quale motivo poi, sembrava che il tunnel fosse senza uscita. Il Campionato Nazionale Dilettanti, poi un’effimera e disgraziata C2, la Serie D, Di Mascio, lo spareggio col Savoia e la radiazione, la ripartenza dall’Eccellenza come Rinascita Falchi Rossoblu, quindi Caserta Calcio e finalmente di nuovo Casertana. Ecco quindi l’era Lombardi, finita come tutti sappiamo, ma anche il merito, che comunque gli va riconosciuto, forse l’unico, del ritorno tra i Pro, il ripescaggio da seconda in graduatoria. Il campionato di Seconda Divisione perso all’ultima giornata, quindi i derby, da imbattuti contro la Salernitana poi promossa in B, quindi di nuovo lo spettro della mancata iscrizione. Poi la svolta D’Agostino e un gruppo di giocatori che tra mille difficoltà centra il nono posto e i play-off.
Ecco perché la Casertana e la sua gente hanno un conto aperto con gli dei del calcio. In credito, ovviamente. Proprio per queste premesse, in queste ore d’attesa il cuore non vuole cedere alla ragione. Perché se la ragione lascia poco al caso, il cuore pretende la giusta ribalta; il cuore di gente umile, a tratti fin troppo, che non ha mai lasciato nemmeno nei momenti più bui. In una città che preferisce altri sport, in una cultura sportiva bassa come quella italiana, c’è gente che non ha mai mollato. Ed è per loro che la Casertana, nelle persone dei suoi attori principali, deve provare a scrivere la storia. In attesa di giorni migliori. E nonostante la ragione…

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