16 Maggio 2026
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Casertana – Because we’ll Be happy

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Amarezza, delusione, sconforto, seppure sportivo, sono sentimenti difficili da somatizzare, soprattutto se in novanta minuti si decide una stagione. E’ un po’ come arrivare in semifinale e uscire per un episodio, un episodio evitabile, che magari fossi stato più attento non sarebbe stato così determinante. Ma la bellezza del calcio, si sa e lo si ripete sempre in queste occasioni, consiste anche nella sua crudeltà, nei suoi verdetti spietati che quando ti vanno contro pensi: “Ma perché? Non è giusto, meritavamo di più…”. E’ così il calcio è davvero come una donna bellissima, dolcissima, la ragazza perfetta ma con quel tratto di carattere che te e fa amare ancor di più la sua anima.
La Casertana è fuori dai playoff, il campo ha decretato che la Salernitana è stata la più forte e che Benevento, Juve Stabia e Matera possano avere l’opportunità di provarci con la lotteria degli spareggi intergirone che, da quest’anno con la nuova Lega Pro unica, si annunciano più incerti ed avvincenti che mai. Guardando la griglia dei playoff ci si rende conto che nessuna squadra appare realmente favorita sull’altra se non per il vantaggio del campo. Ma la Casertana non ci sarà, 69 punti non sono bastati, qualcun’altro è stato migliore, ne ha fatti di più; ora è il momento della delusione ma anche dell’orgoglio di appartenere ad una squadra e ad una società che finalmente hanno fatto dello stile la sua bandiera. In più di vent’anni di dilettantismo atroce, becero, troppo spesso ci si è dovuti vergognare di non appartenere a questo sport, questo straordinario sport, in maniera adeguata, troppo spesso si è dovuti chinare la testa sotto la scure dell’infamia, e mentre altri calcavano campi importanti tu respiravi l’aria polverosa dei campetti in terra battuta dell’Eccellenza e ti arrabattavi a cercare di trovare lo slancio di recarti in uno stadio inondato dalle sterpaglie per seguire i tuoi colori ricordando il passato che fu e cercando di avere forza in un presente (ora recente passato, per fortuna) che ti sembrava dover essere eterno.
Sabato tutto ciò non si è visto, né in campo né sugli spalti: la sorte ha voluto che i rossoblù, da neopromossi, si giocassero la vita in casa dei rivali di sempre, per altro in vena di festa vista la loro recente, e diciamolo a scanso di ogni equivoco “di parte”, meritata promozione. E quello che da tutti era visto come un preannuncio di cronaca nera, vista l’acerrima inimicizia che intercorre tra le due tifoserie, si è tramutato in un nulla di fatto. Come a Caserta nel giorno dell’Epifania anche a Salerno è filato tutto liscio, nessun contatto, solo cori, striscioni e rivalità, come è giusto che sia. Ma senza violenza. Come auspicato anche dalla signora Esposito, mamma del povero Ciro, nessuno ha torto un capello a nessuno. Alla faccia di qualche consigliere fraudolento che auspicava l’assenza dei tifosi rossoblù all’Arechi, poiché brutti segnali, secondo lui, provenivano da Caserta, i 700 presenti nel settore ospiti dello stadio salernitano hanno dato la più bella risposta e dimostrazione di civiltà; e quando all’inizio del secondo tempo veniva srotolato lo striscione che recitava “L’unico vero vincitore di questo campionato: Armandino” e quando anche i rivali di sempre strappavano un applauso o quantomeno un velato assenso, ecco in quel momento anche la tifoseria rossoblù, si è lavata per sempre da dosso quella polvere dei campi dell’Eccellenza. Perché non sempre, quasi mai, in queste cose i numeri fanno la differenza. Una bella risposta a coloro che, lungo tutto lo stivale, non sanno distinguere dei “cani sciolti” da un’intera tifoseria, organizzata e non.
Alla prima vittoria, quella sugli spalti, dei 700 presenti a Salerno e di tutti quelli che hanno seguito le sorti della squadra, segue quella dei calciatori, persone che hanno dato tutto, che anche in casa della capolista hanno provato a vincere fino alla fine e a tratti hanno pure comandato il gioco.
Poi c’è quella dello stile, del Casertana Style, taroccando uno slogan caro al Lotito laziale: già perché nessuno ha fatto drammi o calcato la mano sul rigore, molto dubbio, molto ma molto dubbio, concesso alla Salernitana. Certo non si è mancato di farlo notare ma nessuno ha detto che la Casertana ha mancato i playoff a causa di questa svista arbitrale che fa il paio con quella dell’andata e mette per sempre la parola fine a una polemica che sotto sotto, in qualche momento di difficoltà, riecheggiava dal 6 gennaio.
Così come “Mancosu al 93′” fa il paio con “Lazzaro al 94′”. E’ solo una questione di prospettive e categorie, ma la sostanza è la stessa. Già Mancosu, autore di un eurogol di rara bellezza, straordinario che riapre per breve tempo le speranze della Casertana.
La vittoria della società che ha saputo mostrare uno stile dimenticato all’ombra della Reggia, una società ferma, leale, seria, una società che se messa in condizione di lavorare, può davvero far bene e scrivere importanti pagine di storia. Perché, che nessuno lo perda di vista, la Lega Pro è la base, ma il vertice è altrove, un vertice che da queste parti non è mai stato toccato. Una società che per bocca del suo presidente ha professato correttezza e lealtà sportiva riconoscendo i meriti di chi è stato più forte, di chi ha meritato di più sul campo.
Forse per quest’anno davvero non si poteva chiedere di più, forse è mancata davvero solo la ciliegina che avrebbe fatto di questa torta bellissima un capolavoro dell’arte. Forse… Forse qualcun’altro si è fatto del male da solo e ne pagherà le conseguenze, ma il dato certo, al momento, è che bisogna ritrovarsi tutti il 2 agosto per il primo turno di Coppa Italia.
E pensare alla prossima stagione che deve essere di consacrazione: quest’estate si capirà quale sarà il futuro della Casertana. Tutti dovranno fare la loro parte, società, giocatori (chi resterà e chi arriverà), tifosi, e non da ultimo le istituzioni; perché dopo aver fatto una stagione così straordinariamente bella ed avvincente l’anno prossimo non si può che lottare per la promozione diretta o quantomeno stabilirsi in maniera stabile nelle prime posizioni, quelle buone, divenendo una realtà riconosciuta e stabile. Migliorarsi sempre, adagiarsi mai, diceva un antico adagio. Perché gli esempi di Empoli, Chievo, e più recentemente Sassuolo e Carpi dimostrano che il lavoro rende e ripaga sempre a dispetto dei “grandi numeri”, perché la straordinarietà del calcio sta proprio nella proliferazione di tanti piccoli Davide che abbattono i Golia. La storia, quella con la S maiuscola, attende e accoglie chi sa meritarla e dall’Inferno non può che avviarsi la scalata verso le stelle. Basta volerlo.

SALERNITANA – CASERTANA 1-1

SALERNITANA: Gori; Tuia Lanzaro Bocchetti (46′ Trevisan) Franco; Moro Pestrin Favasuli; Gabionetta (86′ Perrulli) Cristea Negro (73′ Mendicino). A disp.: Esposito, Bovo, Calil, Grillo. All.: Menichini;

CASERTANA: Fumagalli; Idda Mattera Murolo Bianco (79′ Carrus); Marano Rajcic; Caccavallo (71′ Cunzi) Mancosu Mancino (67′ Diakitè); Cissè. A disp.: D’Agostino, Tito, Antonazzo, Agodirin. All.: Campilongo;

ARBITRO: Vesprini di Macerata;

MARCATORI: 56′ Negro (rig.), 81′ Mancosu

SPETTATORI: 22000 circa (circa 700 provenienti da Caserta)

Vincenzo di Siena

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Collaboratore del sito www.footballweb.it cura la Casertana

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