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Caro Presidente, sommessamente: su Higuain permette una parola?

L'editoriale di footballweb di Stefano Sica

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Ci sono momenti nei quali il silenzio è d’oro. Solo dopo una notte tormentata e intrisa di mille pensieri, raccontano alcuni organi di stampa, Aurelio De Laurentiis avrebbe deciso di sciogliere la riserva e mettere nero su bianco una lunga replica a Gonzalo Higuain. Core ‘ngrato. Per il Napoli, ma evidentemente anche per lui. Una premessa: la sindrome dell’abbandono improvviso non ammette razionalità. Quando hai amato troppo una persona e l’hai tenuta tra le tue braccia solo pochi giorni prima, non puoi accettare (e neanche sarebbe possibile) di vederla d’un tratto sorridente al fianco di un nuovo amante. A maggior ragione se quello/a è qualcuno/a che già conosci e ti sta pure cordialmente (ma anche no) antipatico/a. Oggi come oggi non può esistere analisi serena ed imparziale sul comportamento di Higuain. Non a caso è un sentimento che accomuna tutti in questi giorni di passione, che abbatte le barriere del pro o antidelaurentismo. Tuttavia su questa metafora occorrerà ritornare per spiegare amori e pulsioni del “lider maximo” azzurro le cui azioni, invece, vanno analizzate con estrema lucidità per capirne strategie ed obiettivi. Poteva scegliere il silenzio, dicevamo, De Laurentiis. Ha scelto, invece, la contrapposizione nuda e cruda, servendosi però di argomenti già masticati, che non convincono per la loro debolezza (come spesso succede) e che non fanno luce sui fatti né apportano novità. Analizziamoli.

1) Se il signor Gonzalo Gerardo Higuain era così indispettito dalla mia presenza, ha impiegato molti anni per capirlo, a meno che non sia una persona falsa o un ottimo attore. Ma escluderei quest’ultima possibilità: di attori me ne intendo.
Che un rapporto possa incrinarsi per una serie di incomprensioni sopravvenute nel corso del tempo, non è stravagante né raro. Il fratello-procuratore del Pipita, Nicolas, ha accennato a due episodi chiave: intanto l’aggressione subìta da parte di alcuni pseudo tifosi dopo il match decisivo con la Lazio di due anni fa (il penalty fallito da Gonzalo costò agli azzurri il pass per i preliminari di Champions), blitz a cui il patron azzurro non avrebbe fatto seguire una telefonata di solidarietà. Poi quando il produttore cinematografico romano fece accenno al sovrappeso dell’attaccante argentino dopo l’eliminazione in Europa League per mano del Villarreal. Il Pipita non segnava su azione da quasi un mese (nel 2-0 esterno alla Lazio) anche se sarebbe andato in gol a Firenze poche ore dopo l’esternazione presidenziale. Christian Vieri, a suo tempo, commentò così quelle parole di dubbio gusto: “Lo avesse detto a me, avrei aspettato De Laurentiis sotto casa sua”.

2) Abbiamo trascorso molto tempo insieme, anche recentemente, ad esempio un’intera giornata alla Commissione Disciplinare di Roma non più tardi del 15 aprile scorso, per cercare di rimediare alla squalifica di 4 giornate che aveva avuto nel pieno della lotta scudetto. Vi assicuro che quel giorno Gonzalo era molto sereno e non mostrava alcuna insofferenza nei miei confronti, come possono testimoniare le persone che erano con noi.
Ma neanche amicizia, forse. Evidentemente l’atteggiamento di Higuain era solo quello di chi, in quel momento, non poteva avere altri pensieri se non quello di presentarsi tirato a lucido davanti alla Disciplinare e sperare in un sconto benefico. Ve le immaginate due persone che si mettano a litigare mentre hanno l’impellenza di marciare uniti verso un obiettivo comune?

3) Come mai il suo procuratore non ha mostrato insofferenza quando ci siamo incontrati per discutere del rinnovo, ed è successo spesso nell’ultimo anno? Se fossero stati così intolleranti alla mia presenza, non avrebbero passato ore a discutere di soldi, molti soldi, con grande interesse e disponibilità.
Può essere. Le parole di Nicolas Higuain, tuttavia, vanno in un’altra direzione: il Napoli aveva offerto persino più soldi della Juve per trattenere il fratello, ma il progetto era debole. I soldi, si sa, sono lo sterco del diavolo. Ma se fissi una clausola rescissoria su un giocatore, attaccandogli sostanzialmente sul collo un tagliandino di vendita stile bigiotteria, non puoi dire che lo fai per non venderlo senza cadere contemporaneamente in una capriola verbale da cinematografia natalizia (vabbè, i cinepanettoni…). Quello vale per le belle auto che si lasciano in esposizione nelle concessionarie, magari con apposito cartello. Ipse dixit: l’Atletico Madrid vuole darmi anche contropartite tecniche, io lo do solo a chi paga la clausola. Ah, i soldi fanno venire la vista ai cecati. E Higuain si è adeguato allo stato dell’arte (ma questo non lo assolve).

4) Non ha una certa vergogna il suo procuratore quando dice che la squadra nella quale giocava, che lo ha messo nella condizione di segnare 38 gol, non era all’altezza ? Non ha vergogna di dire, in pratica, che i compagni di Gonzalo erano scarsi, visto che il Napoli è stata la squadra che ha avuto il maggior numero di occasioni da gol in Italia, condizione fondamentale per consentire a un attaccante di segnare molti gol?
Dichiarazione chiaramente strumentale. E’ evidente, come dicevamo, che Nicolas Higuain avesse parlato di progetto non all’altezza. E lo ha fatto in tempi non sospetti, quando dell’ipotesi Juve neanche si sussurrava. Il progetto è una cosa, la squadra un’altra. E men che meno gli oramai ex compagni di Gonzalo sono stati definiti “scarsi”. Per restare (e rinnovare), Higuain chiedeva magari un salto quantico per allinearsi ai valori della Juve e provare a lottare per lo scudetto. Ragionamento ben diverso da quello che vorrebbe far passare De Laurentiis il quale, allo spirare dell’ultimo campionato, diceva più o meno testualmente: con la Champions faremo un grande mercato, senza lo faremo comunque buono, e ho già in mano un grande giocatore (in realtà ancora non sappiamo chi sia). Poi si è passati al mercato “sereno ed effettivo” (sono stati allertati fior di linguisti per decifrare la parabola, ma ancora niente). Dunque, quel salto di qualità era (almeno a parole) fondamentale anche per il presidente.

5) Cercare di spiegare che il suo passaggio nella nuova famiglia sia colpa mia, è mancare di rispetto ai napoletani. Se Higuain avesse letto la storia di Napoli, scoprirebbe che questa città è stata l’unica a liberarsi da sola dai nazisti, prima ancora dell’arrivo degli americani, che trovarono la città già liberata quando vi entrarono. Questo popolo lo si può tradire se non si ha vergogna, ma non prendere per il culo.
Al di là del linguaggio che, a nostro avviso, non si addice al presidente di un grande club come il Napoli (e De Laurentiis non è nuovo all’utilizzo di certe espressioni colorite), ci sono dei precedenti che dovrebbero far riflettere. Cavani, non molto tempo fa, parlò di rapporto non idilliaco col presidente. Lo stesso Quagliarella, rispondendo alle domande della PM della Procura di Torre Annunziata, Barbara Aprea, ebbe a dire che De Laurentiis lo scaricò dopo aver saputo di strane voci sul suo conto (“non mi ha neanche più chiamato, inducendomi a lasciare Napoli”). Tre indizi fanno una prova e lasciano intuire che la gestione da parte del presidente azzurro dei suoi gioielli non sia stata proprio perfetta in tutti questi anni. Il tutto mentre, a proposito di Higuain, si affermava: siamo arrivati secondi anche senza di lui. Un modo “discutibile” per provare a trattenerlo. Troppo spesso il patron romano si concede alla tattica del “dalli all’untore” quando un big va via. Era capitato anche con Mazzarri. Nei momenti difficili, poi, (anche quando saltano alcune trattative), De Laurentiis tira spesso in ballo la storia di Napoli e le abitudini dei napoletani per tentare di narcotizzare la piazza e trovare comodi capri espiatori. Umori a targhe alterne, se vogliamo. Perché Napoli, a volte, è anche la città dove “non funziona un c…” o dove “si chiagne e si f…”. Parliamo, del resto, della stessa persona che ora grida al tradimento ma che, intercettato mesi fa da un tifoso, disse: “Magari potessimo venderlo Higuain, ne prenderei otto di giocatori”. In sostanza si fa questo ragionamento: tu sei mia moglie e devi essermi fedele nella gioia come nella malattia, ma se arriva uno sceicco che voglia implementare il proprio harem, e mi riempie di soldi, possiamo anche salutarci. Non avertene a male, mia cara, è per il bene di tutti (ricordate il film di Renato Pozzetto ed Edwige Fenech?). Meglio ancora se faccio credere fino all’ultimo secondo utile (ma tanto i miei fedeli non dubiteranno del mio verbo) che questa richiesta mi è arrivata tra capo e collo. De Laurentiis, in realtà, potrebbe non essere stato preso proprio alla sprovvista. Di prove chiare non ce ne sono, ma i sospetti che sapesse e fosse attore “in solido” dell’affare, sono tanti ed insidiosi. Altrimenti come spiegare la mancata presa di posizione ufficiale della società dopo aver appreso (oppure già ne era a conoscenza?) delle visite mediche clandestine del Pipita a Madrid? De Laurentiis aveva parlato di possibile sgarbo da parte della Juventus: quale migliore occasione per avvalorare pubblicamente la sua tesi?

Queste righe le scriviamo mentre Arek Milik ha appena iniziato la lettura del lungo contratto sottopostogli da Aurelio De Laurentiis il quale, mentre il suo (almeno si spera) prossimo gioiello studia ed approfondisce la materia da esporre non più tardi di lunedì (magari concedendosi qualche strappo nelle ore pasti più una breve pennichella fino alle prime luci dell’alba), ritempra corpo e spirito facendo raftink e cantando “chi non salta è bianconero”. Il cerchio è chiuso.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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