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Continua, purtroppo, la tappa d’avvicinamento dell’Avellino ad un mesto e malinconico approdo in serie C. Sicuramente saranno in molti a toccare ferro e fare altri gesti scaramantici leggendo queste righe ma, la sconfitta rimediata ieri sera al Partenio contro il forte Parma, non lascia adito a pensieri diversi che non fossero funebri e nebulosi.
Anche contro i ducali gli irpini sono riusciti a farsi male da soli riuscendo a beccare la bellezza di due marcature in soli otto minuti in casa con una situazione di classifica tutt’altro che rosea.
Il bello è che molti credono che tutti i problemi portano un solo nome e cioè quello del mister colpevole di non saper più mettere in campo una squadra degna della categoria in cui gioca.
La verità invece è che i calciatori dell’Avellino sono i veri colpevoli della situazione in cui è precipitata la squadra biancoverde, svogliati rinunciatari incapaci di riuscire a portare a termine la miseria di due passaggi consecutivi, deconcentrati sulla lettura delle varie situazioni di gioco. In realtà tutti ci sentiamo allenatori e commissari tecnici ,professori e intenditori di calcio ma sapere quale differenza passa tra gli allenatori e noi comuni tifosi seppur competenti di calcio? È quella che mentre noi tifosi conosciamo solo i nomi e le potenzialità della nostra squadra gli addetti ai lavori conoscono per filo e per segno tutte le caratteristiche dei calciatori avversari e i movimenti tattici disegnati dai mister avversari. Secondo voi se Novellino impiega per esempio D’Angelo esterno di centrocampo è perché è impazzito o perché è l’unico che in quel momento può arginare una situazione avversaria pericolosa che nessuno riesce a fare?
Nel calcio come nella vita le motivazioni e la fame di vittoria contano più di tutto e ad oggi se Ascoli, Brescia, Salernitana e le altre pericolanti giocano con il sangue agli occhi a differenza dell’Avellino remissivo non è certamente colpa del mister che ha il solo torto di rappresentare come alibi alle mancanza di attributi e cattiverie di alcuni se non tutti gli atleti a sua disposizione che nel frattempo continuano ad oziare a tal punto che in campo non mostrano alcun carattere.
Peccato, in conclusione, che la curva sud dell’Avellino non è più quella di una volta forte unita e mai vicina alla società altrimenti con il cavolo che questi calciatori si permettevano il lusso di infangare una maglia gloriosa come quella biancoverde.

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