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Al momento il Cavalluccio, ne ha 97 di anni. In questi anni, ne ha vissute di belle (forse poco), e di brutte (forse troppe). La matematica non è un opinione, e fra poco meno di tre anni, saranno cento. La Salernitana si sta preparando a spegnere le cento candeline, ed in questi casi, inevitabilmente la macchina del tempo corre verso l’indietro. Quando s’inizia a guardarsi alle spalle, si riaffiorano i ricordi. Il capitano storico è Roberto Breda: oggi allenatore dell’Entella, prossimo avversario della Salernitana. Il presidente, invece, è Aniello Aliberti. Non poteva non essere lui. Un presidente, che ancora oggi divide la tifoseria quando si va a valutare il suo operato alla guida della società. Undici anni di Salernitana, dieci campionati di B e l’amarissimo e bellissimo campionato di Serie A. Quando Aliberti arrivò alla Salernitana Breda era già in squadra. Ma insieme sono cresciuti e hanno fatto grande la Salernitana: “Conobbi Breda nel 1994, era ancora un ragazzino – ha detto l’ex presidente dei granata al quotidiano Il Mattino – Era, però, già un professionista esemplare, il classico numero quattro dai piedi buoni che nel 4-3-3 di Delio Rossi calzava a pennello. Con lui non ho mai avuto una discussione. Ripeto, era una persona eccezionale. Sia in campo che fuori, ricordo che nel 1996-97 si mise sulle spalle la squadra insieme ai vari Tudisco e Ricchetti portandola a una salvezza che sembrava difficile. Tra l’altro è stato uno dei pochi che ha sposato, nel tempo,il progetto di quella Salernitana”. Vicino a Breda, nel campionato 98/99, giocava un giovanissimo Gennaro Gattuso. L’aneddoto di come divenne un calciatore granata: “L’allora direttore sportivo Pavone mi segnalava costantemente il nome di Gattuso, dopo due mesi di chiacchierate gli chiesi dove avremmo potuto vederlo all’opera. Sfruttammo una partita dell’under 21 che se non sbaglio si giocava a Cremona. Andammo io, il direttore e il mister Rossi, al quale però piacque un altro calciatore del quale però oggi mi sfugge il nome. Dopo la gara, decidemmo di andare in albergo per parlargli. Dandomi subito del tu Gattuso mi disse di riportarlo subito in Italia. Uno dei problemi era proprio la trattativa con il numero uno degli scozzesi, una persona davvero molto ricca, con il quale contrattammo nella sua immensa villa scozzese. Importante fu il lavoro svolto da D’Amico, storico agente di Gattuso“. Inevitabile ripercorre quell’anno di massima serie: “In serie A avevamo una rosa di tutto rispetto, purtroppo pagammo lo scotto della neopromossa. Ma credo sia più corretto dire che la squadra che vinse l’anno prima il campionato di B fosse davvero quella più forte. È stata la massima espressione del 4-3-3, ma quello vero e non quello attuale. Come dimenticare la vittoria di Venezia?”.Il rammarico più grande fu la partita con il Bari: “Ricordo quella partita con più dispiacere – ha aggiunto Aliberti negli studi di Tv Oggi, nel corso della trasmissione Zona Mista News – Se Chianese spara in curva quel pallone e non lo regala al portiere, non prendiamo gol in contropiede”. Oggi invece la storia racconta di un presidente capace di portare la Salernitana dalla D alla B, ma consapevole di non potersi spingere oltre: “La società è ben guidata, le forze serie in campo ci sono. Il presidente può essere simpatico o antipatico, ma i fatti dicono salto dalla D alla B. Onore e merito. In caso di promozione servirà un passaggio di proprietà per forza di cose, il regolamento parla chiaro: Lotito deve scegliere fra Lazio e Salernitana. Ma credo che se vuole cedere, vuole farlo in A. Io di nuovo al timone? Non ho la forza economica necessaria. Magari con qualcuno alle spalle e un ruolo di amministratore delegato alla Galliani, sarebbe bellissimo. Se mi chiedessero di tornare alla Salernitana con garanzie accetterei subito e chiamerei già Delio Rossi“. Ma come arrivò Aliberti alla Salernitana? “L’acquisto nasce nel ’94 grazie all’amministratore Antonio Loschiavo. Lo incontrai casualmente al San Paolo in un Napoli-Juventus, in quella sede mi illustrò la situazione della Salernitana. Nei mesi successivi avvocati e commercialisti lavorarono, poi a ottobre del ’94 si sottoscrisse aumento di capitale. Da quando ho lasciato nessuno mi ha più invitato all’Arechi. Io, invece, avevo regalato addirittura un abbonamento a Peppe Soglia. Io come Lombardi e Cala? Il paragone mi offende“. Oggi nell’inedito ruolo di consigliere a Campobasso, Aliberti ha smesso di seguire la Salernitana: “Non voglio esprimermi, non conosco i giocatori. Sannino è certamente un ottimo tecnico, è una buona scelta. Posso dire che rispetto a dieci anni fa, quando c’ero io, il campionato di Serie B è sceso tantissimo di livello”.

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