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Abbiamo incontrato Andrea Zedda che collabora con varie testate. Ci siamo intrattenuti con lui su varie tematiche calcistiche, ci ha anche raccontato la sua avventura per diventare giornalisti. Come hai scoperto il calcio? «Quasi per caso. La prima partita vista fu Cagliari-Juventus nel 2005, in un bar o una pizzeria, la Juve passa in vantaggio con Emerson e Martine l’1-0 fino all’88esimo, lì Zola, alto 1,68m, salta tra Zebina e Thuram e segna di testa il gol del pareggio. Da lì è nata una grande passione, ero molto piccolo, ho iniziato a seguirlo piano piano. Credo che poi i mondiali del 2006 mi abbiano fatto innamorare definitivamente, mi ricordo tutto di quell’estate, ha segnato me e un sacco di ragazzi della mia generazione». Quando hai capito potesse diventare un lavoro? «Durante le superiori. Mi piaceva molto scrivere, non volevo però occuparmi di calcio, ma di musica e cinema. Ho iniziato all’università con lo sport, mi sembrava la cosa più semplice, in realtà mi sbagliavo. Bisogna avere molte competenze e non è per nulla semplice, inoltre è il sogno di molti, quindi la concorrenza è tanta ed è difficile riuscire a farsi spazio tra i tanti aspiranti giornalisti. Solo nel mio corso in Università eravamo in 50, di questi buona parte voleva occuparsi di calcio». Prima di DAZN dove lavoravi? «Ho iniziato nel 2018 a scrivere per alcuni siti online, poi durante l’estate sono entrato nella redazione di Sprint&Sport, mi occupavo dei campionati giovanili a livello provinciale, poi durante la stessa stagione sono passato alle prime squadre dilettanti, facevo la promozione, l’eccellenza e la serie D. Nell’estate del 2019 ho iniziato a lavorare come ufficio stampa alla Folgore Caratese, una squadra brianzola che milita tuttora in Serie D, lì ho conosciuto Michele Criscitiello, è stata la prima persona a credere seriamente in me e a darmi un’opportunità, prendendomi a Sportitalia. È stata un’esperienza fantastica, passavo tutti i giorni insieme a Michele, o alla Folgore o in Tv, mi ha fatto conoscere questo mondo dandomi le basi per iniziare, in quel periodo ho fatto di tutto: l’inviato, il coordinatore, il telecronista, ho lasciato per continuare a studiare e laurearmi. L’università è stata fondamentale, durante il periodo del covid facevamo lezione a distanza, in quella situazione assurda ho conosciuto Massimo Corcione, è stato mio professore, e continua indirettamente ad esserlo. È per me un maestro, ha fatto la storia del giornalismo Italiano, è stato il mio relatore per la tesi in triennale, abbiamo realizzato un video documentario di un’ora e mezza sulla storia del Cagliari, fatto tutto con il mio telefono. Fu un periodo bellissimo, nonostante le difficoltà, ho intervistato: Gianfranco Zola, Suazo, Daniele Conti, Joao Pedro, Gigi Piras, Claudio Ranieri, gli eroi dello scudetto Brugnera e Gori, ho conosciuto Giorgio Porrà e Veronica Baldaccini. Finita l’università sono tornato a Sportitalia, e pochi giorni dopo mi ha chiamato Dazn. Oggi lavoro come coordinatore, mi occupo di Sunday Night Square con Marco Cattaneo e Stefano Borghi, il lunedì invece di Supertele, con Pierluigi Pardo. Dal 2022 collaboro anche con Prime Video per la Champions League». Se volessi lavorare in questo mondo, hai dei consigli da darmi? «Crederci, impegnarsi ed essere disposto a tanti sacrifici. Poi serve un po’ di fortuna». Var che ne pensi come potrebbe essere migliorata. «Ha indubbiamente diminuito gli errori durante le partite. Il tempo e l’attenzione degli arbitri migliorerà sempre di più lo strumento. A Dazn con la rubrica Open Var analizziamo gli episodi della giornata precedente, abbiamo a disposizione le registrazioni audio e ogni settimana grazie alla partecipazione dell’AIA spieghiamo proprio il funzionamento del Var e dei vari protocolli che vengono applicati dai direttori di gara». Lotta scudetto chi vince tra Juve e Inter. «Inter senza alcun dubbio. Ma attenti ad Allegri» Proprietà straniere cosa ne pensi? «Il calcio di oggi richiede alle proprietà un grosso impegno economico, e in questo momento storico non sono tanti gli imprenditori italiani disposti a sostenere le spese ed accodarsi i rischi. Se penso al passato però, guardo con molta nostalgia il periodo delle famiglie italiane proprietarie dei club di Serie A, credo fossero più legate alle squadre e ci fosse un legame affettivo, non puramente economico». Come vedi lo scontro Atletico-Inter? «L’inter parte favorita. È l’unica tra le italiane ad avere la possibilità di arrivare lontano in Champions League».

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